Bellissimo fumetto estremamente introspettivo, divertente e commovente. Perfetto per addentrarsi nel mondo di Zero
Il best seller da 300.000 copie vendute del più noto fumettista italiano del panorama contemporaneo torna in una nuova edizione tascabile.
La profezia dell’armadillo è il primo romanzo grafico di Zerocalcare, e ne ha stabilito i codici narrativi fin dal 2011, quando è uscito per la prima volta come autoproduzione. Storia di un quasi trentenne che viene a patti con la perdita di una cara amica, il best seller torna in una nuova edizione tascabile, a inaugurare la collana "I Chihuahua", dedicata ai classici per sempre del catalogo BAO Publishing, a un prezzo popolare.
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Anno edizione:2024
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Formato:Tascabile
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Silvia 01 luglio 2026Capolavoro
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vsl 15 giugno 2026
molto bello e unico
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ANDRICCI 29 maggio 2026Zerocalcare e il disagio generazionale raccontato meglio di tanti romanzi
La profezia dell'armadillo è un fumetto che alterna comicità, disagio esistenziale e malinconia con una naturalezza impressionante. Non è soltanto una raccolta di battute o situazioni surreali: dietro l’ironia c’è una fotografia molto lucida di una certa generazione cresciuta tra precarietà emotiva, paura del fallimento e incapacità di sentirsi davvero adulti. Tutto ruota attorno alla celebre “profezia dell’armadillo”, definita come: «qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti». Ed è difficile, soprattutto per chi ha vissuto un’adolescenza complicata o fuori dagli schemi, non ritrovarsi almeno in parte nelle dinamiche raccontate da Zerocalcare. Il protagonista vive in un continuo oscillare tra autoironia, ansia sociale, aspettative irrealistiche, senso di inadeguatezza e paura del giudizio. Una fragilità raccontata però senza vittimismo, ma attraverso dialoghi brillanti, situazioni assurde e una comicità molto romana e generazionale. Probabilmente è anche per questo che il libro divide molto a seconda dell’età del lettore. Nel nostro Gruppo di Lettura gli over 60 lo hanno apprezzato poco, non tanto perché brutto, ma perché culturalmente distante dal loro vissuto. Per chi invece è cresciuto negli anni ’80 e ’90, molte situazioni risultano immediatamente familiari. Io non mi sono riconosciuto in tutto, ma in diversi episodi sì. E credo che Zerocalcare abbia avuto il merito di fare con certi adolescenti “non lineari” quello che Fantozzi fece con gli impiegati: trasformare un disagio personale in qualcosa di universale. Forse non è un capolavoro assoluto, ma è sicuramente un’opera intelligente, autentica e molto più profonda di quanto possa sembrare a una lettura superficiale.
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