«Un pugno sul cuore» - Maurizio Gimigliano - copertina
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«Un pugno sul cuore»
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Descrizione


"Un pugno sul cuore" di Maurizio Gimigliano è una silloge poetica audace e atavica: una sequenza unitaria di 107 stanze numerate in romano, ciascuna di sette versi liberi, priva di titoli. Divisa in tre movimenti – Il colpo (I-XXXVI), La ferita (XXXVII-LXIX), Il silenzio (LXX-CVII) – l'opera è una fenomenologia dell'amore e del dolore. L'amore irrompe come violenza tellurica, frantumando corpo e mente in un mix di eros, thanatos e resurrezione ("Sbriciolato" come incipit). Dalla brutalità iniziale, passa alla contemplazione della ferita come spazio teologico e gnosi del cuore, fino alla trasfigurazione nel silenzio, dove il dolore si integra nel vivere. Lingua metaforica, sincopata, con leitmotiv simbolici (acqua, mani, tempo, sacro profanato), evoca Petrarca in chiave contemporanea. Accompagnata dalle opere di Paulo Miranda ("Cuori"), che interpretano il trauma in materia e luce. Non un diario sentimentale, ma un canto laico sul sentire originario, dove bellezza nasce dalla resistenza al male. Prefazione di Giovanna Villella.

Dettagli

14 novembre 2025
144 p., ill. , Brossura
9791256670574

Valutazioni e recensioni

  • Elisa
    Un'intensa ed emozionante silloge che graffia l'anima

    L'intensa e dolorosa silloge "Un pugno sul cuore" dell'autore Maurizio Gimigliano è una raccolta di poesie che graffiano l'anima ed emozionano profondamente. La copertina e le immagini contenute all’interno sono opere dell’artista brasiliano Paulo Miranda e appartengono alla serie pittorica “Cuori”, espressamente realizzata per questa silloge. La raccolta è suddivisa in tre sezioni (Il colpo, La ferita, Il silenzio) e tutti i componimenti sono composti da sette versi privi di titolo, scanditi dalla numerazione romana. Questa scelta crea un flusso continuo di emozioni, un racconto diaristico e intimo che ricorda per struttura la Divina Commedia, più precisamente, le centosette poesie richiamano per tematica e per la vivida carnalità unita alla dolorosa spiritualità il V Canto dell'Inferno. Nelle poesie della prima sezione il poeta scrive di essere costantemente "in bilico tra l’incanto e il tormento", consumato da disperazione, follia, da una "malinconia incurabile" e da un dolore che brucia. La dualità opposta eppure complementare, quasi fusa, di eros e thanatos è la protagonista di questi componimenti che parlano di un sentimento che sa annientare. L'autore, divorato da questa passione, usa termini come "annego", "spolpato", "sbriciolato", per descrivere lo strazio e la sofferenza di questo amore che non può più vivere. Gimigliano scrive delle pene d'amore con un'intensità che ricorda quella di D'Annunzio, Baudelaire e Donne. Altra potente e ossimorica dicotomia di questa raccolta è l'unione di sacro e profano, in una incessante liturgia erotica che è preghiera "da sgranare lentamente", è punizione ed elevazione, purezza e dissoluzione, peccato e perdono. Un senso di perenne arsura e soffocamento si effonde dai versi che hanno forza comunicativa rara, che sanno scavare in profondità. La passione è cicatrice, ferita, perdono, è parto perché nell'amore si rinasce, ma, quando l'amore abbandona, il corpo diventa "terra di nessuno" perché ha perso l'amata, la "madre" del cuore. In questa prima parte il poeta descrive un inverno del cuore in cui il desiderio è "mortale" e tutto l'essere sprofonda in un abisso senza scampo. "Ho l’eternità negli occhi Un sapore di ruggine orgogliosa Mi fa compagnia" La solitudine profonda è mitigata dall'infinito di un amore impresso negli occhi e sublimata dall'uso di figure retoriche raffinate. Nella seconda parte le poesie sono ancor più legate tra loro, tanto che sembra che l'explicit dell'una continui nell'incipit della successiva: "Nelle vene esauste Il sangue Impazzisce" "Un frantoio di ossa rabbioso Un ribollio di onde" L'amore consuma, "spappola" il cuore rendendo "carnefice" di sé stesso e "ubriaco di tormenti" chi soffre per la mancanza della persona amata. In questa sezione l'inverno lascia spazio all'autunno del cuore, stagione più volte citata in componimenti colmi di desolazione, che danzano come foglie secche nel continuo ritorno di ricordi e nostalgie. "Le mie speranze desolate La morte che mi porto dentro Il digiuno dei preludi Il delirio dei ritorni" Nell'ultima sezione, sembra di essere di fronte a un doloroso tentativo di rinascita e di primavera, in cui il poeta maledetto lascia spazio a moti di Sturm und Drang interiori: "Squarci di tempesta Promettono Che fiorirò al mattino Inciampo nella tua assenza" L'autore vorrebbe essere come chi "nelle ferite/ sapeva piantare fiori" per riuscire a ripartorirsi anche senza la madre del suo cuore, a colei che ha stravolto tutto portando la luce di una follia amorosa senza posa. "Ci vuole il silenzio per capire il rumore E la follia per capire l’amore" Ciò che resta è lo stupore infinito, dato da quel "pugno sul cuore", da quella scossa interiore, così potente da ricreare un'intera esistenza, mettendo in discussione tutto, diventando ossigeno e battito e, al contempo, catastrofe e annientamento. "Ma il tuo pugno sul cuore Spalanca il mio petto Allo stupore E mi cambia per sempre" Consiglio a tutti questa meravigliosa e raffinata silloge per la potenza comunicativa, l'eleganza stilistica e l'immensa emozione che sa donare.

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