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Eventi in programmazione
I sofisti e l'eclissi della Sapienza
Con Gorgia e Protagora si consuma una frattura radicale nella storia del pensiero: il tramonto della Sophía, la Sapienza intesa come esperienza viva e mistica del divino, e l’alba della filosofia come esercizio discorsivo, razionale, oratorio. Dopo Parmenide, sacerdote di Apollo Guaritore e Sapiente, la parola si separa dall’Assoluto e diventa arte del lógos piegato al potere dell’uomo. Una svolta che Angelo Tonelli ricostruisce in questo volume come eclissi della Sapienza originaria, che univa conoscenza e iniziazione, pensiero ed estasi, verità e giustizia. Con la sofistica, la Persuasione (Peithó) prende il posto della Verità (Alétheia): la parola non esprime più l’Assoluto ma si trasforma in puro artificio capace di creare illusioni e di piegare la realtà al consenso. Da questa castrazione noetica, da questo taglio che recide il legame tra mente e Assoluto, nasce l’uomo moderno, “misura di tutte le cose”, e con lui il relativismo che domina la nostra epoca. La società dei sofisti di Atene diventa così la prefigurazione della nostra: smarrita la via della Sophía, il potere della parola manipola e plasma coscienze prive di fondamento interiore. Una civiltà che può salvarsi solo attraverso una rinascita sapienziale, un ritorno alla conoscenza come contatto con l’Assoluto e misura del divino nell’uomo.
Venere fuori cornice
Ludovica lavora in un museo d’arte contemporanea, è precisa, affidabile, sempre al suo posto. Almeno in apparenza. Una sera, durante un evento importante, qualcosa supera il limite: uno sguardo di troppo, una mano che non si ferma, un corpo che non reagisce come “dovrebbe”. Da lì, il presente comincia a incrinarsi e un passato accuratamente tenuto sotto chiave torna a farsi vivo. Per capire che cosa le sta succedendo, Ludovica dovrà rientrare nelle stanze della sua infanzia: una madre che controlla più che proteggere, una nonna che ama a modo suo, relazioni in cui il confine tra consenso e compiacenza non è mai stato davvero chiaro. Ma quando una violenza avviene in silenzio, dov’è che si mette la colpa? E soprattutto: di chi è davvero? Ludovica ci accompagna nel suo vacillare tra fragilità e forza, sicurezze che sfarfallano e scivolano nelle contraddizioni, ci mostra le sue crepe. Non è un percorso scontato, lei non è un simbolo, ma una persona. L’autrice, con una scrittura di movimento, la prende per mano e ci porta a braccetto dentro un’esistenza senza sconti, dove ogni passo scava e ogni dettaglio pesa.
Anello, bell'anello
La rivelazione di un segreto irrompe nella vita di Corrado, musicista e pubblicitario in crisi con il proprio lavoro, che deve fare i conti con una serie di verità inattese, una più sconvolgente dell’altra. Corrado ne è sia attratto che respinto: i frammenti di passato che vengono alla luce rappresentano per lui una promessa ma anche una minaccia. Ogni rivelazione lo conduce sulle tracce di un padre che non ha mai conosciuto, sopravvissuto ad Auschwitz: un uomo che ha scelto il silenzio, che non vuole raccontare, che non vuole riconciliarsi con la vita, con la storia, con il dolore. “Anello, bell’anello” intreccia mistero e memoria, sentimenti privati e vicende collettive, in un percorso di scoperte progressive e lancinanti. Una narrazione intensa che indaga la fragilità dei legami e la potenza dei segreti, restituendo al lettore il ritmo di un enigma che si svela pagina dopo pagina.