L’ho letto perché a un certo punto mi è capitato a tiro, primo libro per me di quest’autore e ne sono rimasta stupita per la ricchezza del vocabolario e la bella sonorità della prosa. La storia si basa sulla sua personale vita che convive da sempre con malesseri psicologici più o meno gravi quanto più o meno riconosciuti; nel racconto del disagio tanti passaggi anche molto ironici.
Lo sbilico
Libro finalista del Premio Wondy per la letteratura resiliente 2026
Lo sbilico dà voce a un bisogno collettivo fortissimo: quello di nominare con precisione il malessere psicologico, l'alienazione, la medicalizzazione e la solitudine. Un'impresa che può fare soltanto la grande letteratura.
«Noi matti non abbiamo solo il diritto di essere soccorsi dai sani, ma anche il dovere di inceppare ogni giorno il mondo per metterlo in discussione ai loro occhi».
«Tra ondate di dolore e picchi di consapevolezza, con una scrittura magnifica, Pierantozzi consegna un romanzo purissimo che non è solo storia personale ma testimonianza di presente.» - Teresa Ciabatti, La Lettura
«Il problema era che io aspettavo i corvi, e invece arrivavano i pensieri». Cosa accade quando la realtà si smaglia, e lascia entrare l'allucinazione? Quando la paura ti avvinghia e si accorcia il respiro? Quando l'unico modo che hai per stare al mondo è vivere su un precipizio, nello «sbilico» delle cose? Alcide Pierantozzi si è immerso in quel precipizio, e ne è uscito stringendo tra le mani un libro unico, letterario e ossessivo, capace di raccontarci per la prima volta in modo crudo e vero, “da dentro”, un male che è di molti. Una storia di una potenza disarmante, che urtica e lenisce insieme, e che una volta iniziata pretende di essere letta fino all'ultima parola. O bevuta fino all'ultima goccia, come una medicina. Alcide ha quarant'anni, a volte dorme ancora con sua madre, prende sette pasticche al giorno (cinque la mattina e due dopo cena), ed è considerato «un paziente lucido, vigile, collaborativo, dall'eloquio fluido». È un essere umano «difettoso» tra i tanti, ma i suoi difetti stanno tutti dentro quattro pagine di diagnosi controfirmate da uno dei più famosi psichiatri italiani: «disturbo bipolare», «spettro dell'autismo», «dissociazione dell'io», «antipsicotici», «pensieri di mancata autoconservazione»... Dal suo esilio in una cittadina dell'Abruzzo, dove ogni cosa sembra da sempre uguale a sé stessa, Alcide ci racconta il tempo melmoso delle sue giornate. Le ore in spiaggia, o a sfinirsi in palestra, dove va per riguadagnare in muscoli quello che ha perso in lucidità mentale. Soprattutto ci racconta – con tutta la chimica che ha in testa – cosa accade quando l'equilibrio psichico s'incrina: l'innesco della paranoia, la percezione che si sdoppia, il modo in cui il tempo fermo di un'attesa non è mai davvero fermo, perché è lì che arrivano i pensieri. Nel suo resoconto si alternano momenti di un “prima” a Milano, la città che da sola sembrava poterlo tenere in vita, e di un “prima ancora”, un'infanzia in cui tutto faceva già troppo male ma a salvarlo c'erano la nonna, la bicicletta, tutto uno zoo di animaletti di campagna. Nel presente, invece, c'è la vita con sua madre, che è insieme origine, scandaglio e unico argine possibile delle sue psicosi. E poi c'è l'ossessione per le parole: la ricerca quotidiana in biblioteca, nei dizionari, nei libri, dei termini esatti, che sappiano ridurre l'irriducibile, nominare l'innominabile. Questa è la storia di uno sperdimento, una storia che possiede il dono e la condanna di saper parlare davvero a chiunque. A chiunque, almeno una volta, non si sia riconosciuto nel proprio riflesso allo specchio; a chiunque abbia sentito la realtà passargli accanto come un vento laterale; a chiunque abbia messo in dubbio la fondatezza dei propri pensieri e dei propri desideri. Sono pagine brucianti, che Alcide Pierantozzi ha scritto come se il suo corpo fosse un sismografo, registrando il disagio psichico nella sua forma più pura, descrivendo la violenza – poetica e brutale – di una mente smarrita che cerca di trovare una stabilità impossibile, ma che sempre, sempre, prova a salvarsi.
-
Autore:
-
Editore:
-
Collana:
-
Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
-
orabarbara 27 gennaio 2026Che bello
-
tmassimiliano 21 gennaio 2026“Lo sbilico” non è un romanzo, è un corpo che parla.
Una sorta di flash autobiografico scritto in “presa diretta”. Il libro si presenta come un diario di bordo clinico ed emotivo, dove la letteratura rinuncia alla sua funzione di intrattenimento per farsi registrazione del sintomo. Alcide Pierantozzi ci consegna il resoconto senza sconti di una convivenza con la sua malattia e con gli effetti, talvolta deformanti, della cura. Una storia reale fotografata con coraggio, mantenendo nel testo le “opinioni drastiche” e i giudizi feroci prodotti durante i momenti critici. Un uomo di 40 anni che non può avere una vita normale: malato di mente e omosessuale. Un uomo che deve fare i conti con il ritorno infantile del dormire con la madre e con la paura viscerale di perdere la propria virilità a causa dei farmaci. Leggendo queste pagine mi sono trovato immerso come spettatore in questa cruda realtà. La malattia è riassunta nello stesso titolo: lo “sbilico” — lo sbalzo d’umore estremo — che riscrive la realtà in tempo reale. Oltre l’autofiction. Pierantozzi rivendica una verità testimoniale. Non c’è compiacimento, ma l’urgenza di far capire cosa accada “dentro” quando i sensi e le emozioni smettono di rispondere alle leggi comuni. L’autore mette a nudo il meccanismo della sua mente in crisi, offrendo un riflesso tormentato di un conflitto interiore tra la chimica dei farmaci e il bisogno di restare umani.
-
Manuel 16 gennaio 2026
Nessuno riuscirebbe a descrivere meglio il concetto della “melma dei giorni”. Un viaggio nel non-sano che mette in discussione la “normalità” dei sani.
Le schede prodotto sono aggiornate in conformità al Regolamento UE 988/2023. Laddove ci fossero taluni dati non disponibili per ragioni indipendenti da Feltrinelli, vi informiamo che stiamo compiendo ogni ragionevole sforzo per inserirli. Vi invitiamo a controllare periodicamente il sito www.lafeltrinelli.it per eventuali novità e aggiornamenti.
Per le vendite di prodotti da terze parti, ciascun venditore si assume la piena e diretta responsabilità per la commercializzazione del prodotto e per la sua conformità al Regolamento UE 988/2023, nonché alle normative nazionali ed europee vigenti.
Per informazioni sulla sicurezza dei prodotti, contattare productsafety@feltrinelli.it