Scende la notte, Dio guarda - Jean-Jacques Langendorf - copertina
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Scende la notte, Dio guarda
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Descrizione

Basato su eventi reali, Scende la notte, Dio guarda è un'opera raffinata, un romanzo epico e maestoso che mescola avventure marittime, resoconti di combattimenti e di viaggio, riflessioni sulla storia e la natura dell'uomo, la suggestione dell'Oriente e la fine della Belle Époque, che sprofonda nella carneficina bellica.


Un incrociatore tedesco solca le acque dell'Oceano Indiano in cerca di navi nemiche da affondare. Siamo nell'estate del 1914, in Europa è appena scoppiata la guerra. A bordo dell'Emden c'è il barone Hohberg, profondo conoscitore del mondo arabo, a lungo agente di collegamento dal Medio Oriente per il governo di Vienna. Durante la navigazione e nel susseguirsi di abbordaggi, affondamenti, sbarchi, marce forzate via terra, Hohberg - sempre più stanco del conflitto e della politica - rievoca il proprio passato e la storia che ha visto scorrere davanti ai suoi occhi: l'infanzia al Cairo, che gli rimarrà sempre nel cuore; i vicoli di Aleppo e di Sana'a; il castello di famiglia nella Bassa Austria; le cavalcate in Moravia; gli amori... E poi i campi di battaglia boemi del 1866 e quelli della Prima guerra mondiale, le rivolte dei "giovani turchi" a Costantinopoli e quelle di Berlino nel 1919, i porti di Tsingtao, Penang, Madras, Trieste: tutto racconta l'agonia e la caduta dell'impero asburgico e di quello ottomano, e il tramonto di un'epoca.

Tropes e temi

Dettagli

31 marzo 2026
328 p., Brossura
9788804798910

Valutazioni e recensioni

  • Portnoy
    Romanzo sulla fine di un'era

    Il romanzo narra l'ìntrecciarsi di numerose storie che coprono geografie e tempi molto (forse troppo) dilatati avendo come punto focale e di cesura la Grande Guerra. In virtù di questa vastità e con la voglia di narrare un epoca sull'orlo del baratro il romanzo possiede svariate sequenze che affascinano per il loro esotismo (passiamo dal Cairo di fine '800 alla guerra austro-prussiana fino alle capanne di seducenti contadine morave). Sicuramente un libro scritto con una prosa piacevole, piana ma con qualche guizzo stilistico interessante, tuttavia, gestire un numero così elevato di personaggi, storie e luoghi non è compito facile e in questo Langendorf non riesce pienamente nell'obiettivo: i personaggi perdono di spessore psicologico e diventano quasi degli espedienti narrativi per inserire storie da raccontare; allo stesso modo gli episodi che si susseguono sono talmente tanti che la visione d'insieme tende a sgualcirsi. In più punti si avverte l'eco dei romanzi di Joseph Roth sulla "finis Austriae" che, nel raccontare lo sfacelo di un mondo (tanto esteriore quanto interiore), gioca su livelli letterari irraggiungibili da parte di Langendorf. Mi sento comunque di consigliare questo libro. Lo trovo indicato per tutti quei lettori alla ricerca di una lettura non impegnativa ma nemmeno banale sulla fine della belle epoque e i valori che avevano permeato l'occidente prima degli orrori del primo novecento. Per i lettori più navigati e che non l'hanno ancora affrontato, consiglio di passare direttamente a "La Marcia di Radetzky".

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