Ho acquistato questo libro ad occhi chiusi, letteralmente pescato a caso tra gli scaffali. Ne sono rimasta ovviamente entusiasta, una scrittura dolce e scorrevole. Un fiume in piena di parole, descrizioni e avvenimenti. Lo stile narrativo è nel modo più semplice coinvolgente, come se fossimo i compagni di viaggio del protagonista. Ci racconta la sua vita in tutte le sue stranezze e contraddizioni. Certamente una storia un po’ fuori dalle righe dove amore di madre, di nonna e di donna si mescolano...
Scorpion dance
La storia di Orion, un ragazzo che ha perso il padre durante la guerra dei Sei Giorni e che viene cresciuto da due donne nel quartiere di Old Katamon, è un viaggio di straordinaria intensità tra i suoni, i colori, i profumi e le ferite di Gerusalemme che dall'Olocausto giunge ai giorni nostri. Orion porta sulle spalle il peso di un padre che non ha mai conosciuto, il dolore per l'abbandono della madre che, rimasta vedova troppo giovane, vola in Australia per risposarsi, e soprattutto il ricordo di Johanna, la nonna tedesca che parla un pessimo ebraico e odia la Germania. Quando Orion incontrerà la sua Basherte, una cantante d'opera berlinese con cui vivrà un'appassionata storia d'amore, si troverà a fare i conti con la propria individualità, con il passato del popolo ebraico e con l'ultimo, essenziale, segreto di Johanna. E né Sarah, il pappagallo parlante dai sentimenti umani ereditato dalla nonna, né il glicine giapponese che avvolge con una forza soprannaturale la sua nuova casa, né Falada, il camioncino-biblioteca dotato di volontà propria e senso dell'umorismo, basteranno a salvarlo da un vortice di incertezza, sradicamento e lutto. Come nella danza dello scorpione, questo romanzo - complici un sottile realismo e un lirismo sofisticato - si riavvolge in continui movimenti tra passato e presente, e ci accompagna attraverso la lotta per la sopravvivenza dei tre protagonisti, sempre in bilico tra il desiderio di ricordare e la necessità di dimenticare.
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Autore:
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Traduttore:
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Editore:
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Collana:
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Anno edizione:2016
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Sabrina Ferrari 25 novembre 2016
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Emanuela Alterio 05 maggio 2016
In una Gerusalemme dei giorni nostri si distingue la voce di Orion, ormai un uomo, pronto a raccontarci la sua storia e quella delle due donne che ha amato: sua nonna Johanna e la sua Basherte, Christina-Anna, entrambe tedesche. Ridurre quest’opera a un semplice romanzo, però, potrebbe essere considerato un oltraggio all’autrice stessa. Perciò vi dico che sebbene l’amore giochi un ruolo fondamentale nelle vite dei nostri protagonisti questo non è un romanzo d’amore, ma mi sentirei di descriverlo come la storia di un lungo viaggio: quello di Orion attraverso i segreti del suo passato e delle sue origini e il nostro nella memoria, in ricordo alle atrocità della Germania nazista e un viaggio per Israele le cui sofferenze e battaglie riusciamo quasi a toccare con mano e che ci lasciano la pelle d’oca. Ciò riesce grazie allo stile sublime di Shifra Horn – autriche che, ahimè, non conoscevo, ma che ho intenzione di approfondire – che parla attraverso la voce del personaggio principale in prima persona. Presente e passato si mescolano mentre Orion ricorda la nonna Johanna che gli riservava un amore molto particolare e allo stesso tempo racconta altri passi della sua vita presente e passata alla sua Basherte. Passo dopo passo ogni tessera del puzzle trova il suo posto e le domande le loro risposte. E alla fine quando le due linee temporali si incontrano nel nuovo millennio sentiremo di aver imparato a conoscere un nuovo caro amico che ci ha voluto affidare una storia senza precedenti, la cui narrazione non stanca nemmeno un secondo, che vorremmo non finesse mai, con un ritmo così sensuale e allo stesso così incalzante.
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