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Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?
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Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? - Jonathan Safran Foer - copertina
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Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? Jonathan Safran Foer
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Descrizione


Jonathan Safran Foer, da piccolo, trascorreva il sabato e la domenica con sua nonna. Quando arrivava, lei lo sollevava per aria stringendolo in un forte abbraccio, e lo stesso faceva quando andava via. Ma non era solo affetto, il suo: dietro c'era la preoccupazione costante di sapere che il nipote avesse mangiato a sufficienza. La preoccupazione di chi è quasi morto di fame durante la guerra, ma è stato capace di rifiutare della carne di maiale che l'avrebbe tenuto in vita, perché non era cibo kosher, perché "se niente importa, non c'è niente da salvare". Il cibo per lei non è solo cibo, è "terrore, dignità, gratitudine, vendetta, gioia, umiliazione, religione, storia e, ovviamente, amore". Una volta diventato padre, Foer ripensa a questo insegnamento e inizia a interrogarsi su cosa sia la carne, perché nutrire suo figlio non è come nutrire se stesso, è più importante. Questo libro è il frutto di un'indagine durata quasi tre anni che l'ha portato negli allevamenti intensivi, visitati anche nel cuore della notte, che l'ha spinto a raccontare le violenze sugli animali e i venefici trattamenti a base di farmaci che devono subire, a descrivere come vengono uccisi per diventare il nostro cibo quotidiano.
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Dettagli

2010
25 febbraio 2010
363 p., Brossura
9788860881137

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luca improta
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Dopo aver letto "Tritacarne" ho sentito il bisogno di conoscere l'opera che in qualche modo ha ispirato quello e altri libri sull'argomento. "se niente importa" è un libro che ti consente di prendere coscienza di tutti quei motivi per cui "importa" correggere il modo in cui la carne arriva dall'allevamento al piatto, primo tra tutti la sofferenza e la crudeltà inflitta agli animali destinati al macello. Difficile rimanere indifferenti, io ho molto ridotto il consumo di carni.

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Recensioni: 5/5

Un lungo saggio,a metà tra il reportage e la riflessione,sulla violenza che viene perpetrata ogni giorno nei confronti di mucche,polli,maiali e pesci,e sull'ignoranza e l'indifferenza che circondano l'argomento.Lo scrittore americano racconta le motivazioni della propria scelta vegetariana.Il suo rapporto con il cibo come elemento culturale,come abitudine e come fondamento della nostra stessa identità.«E'vero che la carne è buona,a mangiarla è soddisfacente,ma la mia domanda è:possiamo continuare a mangiarla senza interrogarci e preoccuparci?».Il libro è il tentativo di trovare risposte a questa domanda,e in effetti di motivi di preocupazione,oggi più che mai,ne troviamo parecchi,a partire dalla inaudita crudeltà degli allevamenti intensivi e dei macelli,all'impatto degli allevamenti sul riscaldamento globale,alla possibile contaminazione delle carni da parte di agenti patogeni dovuti all'uso indiscriminato di antibiotici sugli animali,il legame tra il rispetto degli animali e la lotta alla fame nel mondo.In Amazzonia l'88% del territorio disboscato è adibito a pascolo per gli animali che verranno esportati e finiranno sulle nostre tavole.Il libro si occupa degli allevamenti intensivi su prospettive diverse:il benessere degli animali,i cambiamenti climatici, i costi economici e sociali elevati dell'alimentazione carnea.« La mia non è una difesa dell'essere vegetariani, ma un invito ad essere informati ed assumersi responsabilità.La mia domanda è: ti interessa o no sapere cosa significa mangiare gli animali? C'è un'enorme ipocrisia e ignoranza a riguardo.Preferiamo non pensare».E infatti il macello degli animali va di pari passo con la loro spersonalizzazione,si massacra un'intera massa di animali senza considerarli individualmente.«Nell'arco della propria vita gli americani mangiano in media l equivalente di 21000,leggi ventunmila,animali».Forse l'aspetto piu inquietante del libro è la constatazione che l'impatto degli allevamenti sul cambiamento del clima è potente

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Silvio Brancaleon
Recensioni: 4/5

Il "difetto" di "Se niente importa" sta nel fatto di essere scritto da Jonathan Safran Foer. Jonathan Safran Foer oltre ad essere uno dei giovani narratori più affermati e giustamente apprezzati al mondo è americano ed è ebreo. Jonathan Safran Foer scrive un libro che prima di essere un libro sulle ragioni che dovrebbero indurci a diventare vegetariani e sui motivi che dovrebbe portarci ad aborrire (anzi, odiare) tutto ciò che rappresenta l'allevamento intensivo, è un libro sul cibo. Jonathan Safran Foer, dicevo, è americano ed ebreo. Gli americani sono il popolo al mondo che ha più disponibilità di cibo e che mangia peggio in assoluto (venerano Ronald McDonald). Gli ebrei hanno il concetto di "kosher" che si traduce in parte come "rispetto per le bestie che ci mettiamo nel piatto" (rispetto a livello di allevamento e macellazione, per quanto possibile). Jonathan Safran Foer è persona di cultura (nonostante sia americano...) e visto il proprio retaggio religioso-culturale si rende conto in primis di quanto faccia schifo in generale la dieta made in USA ed in secondo luogo di quanto sia sbagliato mangiare gli animali (soprattutto quelli di derivazione industriale, che in America sono quasi tutti). Tutto sommato facile per lui! Jonathan Safran Foer mi trova d'accordo sulla quasi totalità delle sue conclusioni (certe descrizioni qui contenute lo rendono più simile ad un horror che ad un libro-inchiesta), ma ho l'impressione che il messaggio sarebbe stato più forte alle nostre orecchie se pronunciato da un italiano e, toh, cattolico. Perchè l'italiano al contrario dell'americano mangia meglio e più sano. E il cattolico (alla faccia di "NON UCCIDERE") al contrario dell'ebreo (dell'islamico e dell'induista e del buddista...) se ne fotte bellamente degli animali non da compagnia, nonostante siano creature di Dio al nostro pari. L'italiano legge un libro sul "non mangiare animali" solo se salta fuori che mangiare meno carne riduce il rischio di cancro (vedi Veronesi) o se si tratta di un libro di ricettine trendy. L'Italia è il paese del Prosciutto di Parma, della fiorentina e del pesce azzurro, l'Italia è fondamentalmente un paese anti-vegetariano (basta andare in Svizzera per trovare il veggie-burger al Burger King, cosa impensabile qui da noi): anche gli animali "da cortile" meritano rispetto e gli Stati Uniti hanno trovato il portavoce di tali diritti in Jonathan Safran Foer... sorgerà un profeta anche in Italia?

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Jonathan Safran Foer

1977, Washington

Jonathan Safran Foer (Washington 1977) è narratore statunitense. Nel 1999 si è recato in Ucraina per condurre ricerche sulla vita del nonno ebreo. Da quel viaggio è nato Ogni cosa è illuminata (2002), romanzo vincitore del National Jewish Book Award e del Guardian First Book Award. Un altro dramma sommesso della memoria è Molto forte, incredibilmente vicino (2005), divagazione di un ragazzo alle prese, tra foto di famiglia e altre reliquie, col ricordo del padre, vittima dell’attacco alle Torri Gemelle. Nel saggio Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (Eating animals, 2009) ha raccontato le motivazioni della propria scelta vegetariana. Nel 2007 è stato incluso nel Granta's Best of Young American Novelists. Tra gli altri libri...

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