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Recensioni Sei come sei

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    11/03/2017 17:09:58

    Il romanzo, com'è noto, svela l'ipocrisia di cui erano permeati i rapporti sociali nell'alta borghesia newyorchese nella seconda metà dell'Ottocento. Personalmente non riesco ad individuarne una critica feroce, urlata, piuttosto una fedele cronaca di come i fatti si svolgevano. A tratti, sembra persino che la società bigotta e ipocrita dell'epoca escogiti soluzioni soddisfacenti per quanto dolorose, mentre il giudizio negativo della scrittrice è sottilmente svelato al lettore con grande finezza. Il linguaggio è straordinario, alcune frasi sembrano persino cesellate sulla trama di una scrittura sempre di grande efficacia. È uno di quei romanzi che ti fa rimpiangere di non essere in grado di leggerlo in lingua originale. Bellissimo, tra i primi tre o quattro romanzi più belli che abbia mai letto in quasi trent'anni di lettura.

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    01/03/2017 15:21:53

    Un libro che merita una doverosa attenzione e una attenta riflessione riguardo al suo contenuto. Un buon racconto sviluppato con una scrittura semplice e comprensibile, senza virtuosismi letterari. Cattura l’attenzione del lettore che percorre le iniziali vicende della protagonista non immaginando del tutto il corso che la trama prenderà prima della fine. Non possiamo classificarlo come il classico romanzo, se intendiamo con tale termine un racconto che nella fluidità e dinamicità dello scritto porta ad un epilogo logico. Un qualcosa tutto sommato lineare. Per carità, non c’è nulla di strano in “Sei come sei”, non sconvolge canoni letterari. Semplicemente la scrittrice arriva al nocciolo della questione partendo da lontano, lasciando quasi pensare che l’argomento centrale possa essere altro. Possiamo dividere il libro in due parti, tra loro ben diverse, seppure sia presente un sottilissimo anello di congiunzione costituito da Eva. Eva è una ragazza come tante, con i sogni, le insicurezze, le contraddizioni di chi varca le soglie dell’adolescenza. Si muove nel mondo d’oggi e i coetanei che gli girano attorno, compagni di scuola, sono quelli che incrociamo per le strade tutti noi. La segue l’ombra della sua “famiglia anomala”, che sulle prime ci pare di percepire diversa da quella che poi il racconto presenterà. Non la famiglia classica, che ormai soffre la concorrenza di modelli diversi, conseguenti a separazioni dei genitori che si riflettono immancabilmente sui figli. Comunque non una novità. Si intravedono le caratteristiche delle nuove generazioni: il gruppo, linguaggio e comportamenti, prepotenze e bozze di primi bullismi, le difficoltà di chi è bersaglio di questa caccia al diverso. E lungo questo filo conduttore ci si immagina si srotoli il gomitolo della trama, dopo l’incidente in stazione e la fuga con il treno. Già durante il viaggio il prevedibile diventa però meno scontato. Eva corre a ricongiungersi a un pezzo di vita da cui è stata staccata, al suo eden primordiale. Ma qualcosa non quadra per il lettore. Non c’è una mamma. Neanche il dolore della sua prematura perdita. C’è un padre, c’è questo Giose il cui ruolo capisci che è stato fondamentale, ma che non riesci subito a inquadrare in un figura standard. L’incontro con Giose e il paio di giornate passate insieme, a causa della tormenta di neve, è il passaggio chiave per accedere alla seconda parte del testo e all’argomento di fondo. Eva ritrova se stessa e anche il lettore riesce a finalmente a comprenderla le suo assieme, nella sua completezza. Ma proprio qui “svanisce”, fa un passo indietro, rientra dietro le quinte e lascia il secondo atto ad altri interpreti. Diventa la cruna che il suo oggi, il corrente, varcano incrociando il punto di genesi e per poi affondare nel passato remoto. La seconda parte del libro racconta le profonde vicissitudini vissute dai due padri di Eva e si cala pertanto in un tema di grandissima attualità: le coppie omosessuali, il loro riconoscimento, le fecondazione l’adozione di figli. Questi due uomini, così diversi tra loro, un rapporto che è la vera sintesi dell’attrazione dei contrari. Cultura, metodo, disciplina, sensibilità da un lato. Trasgressione, eccesso, quasi brutalità dall’altro. Il mondo classico e il mondo attuale, Ovidio, Dionisio e il rock. La fecondazione assistita, l’utero in affitto, le contraddizioni contemporanee tra l’occidente e i paesi sottosviluppati o ai margini del progresso. C’è di tutto, di più nella vicenda di questi due uomini, fino alla paternità. Ma quando, pur nei mille distinguo e con il marchio infame che gli resta appiccicato, il loro progetto di vita pare scorrere su sentieri più sicuri, arriva l’imponderabile. La morte. E con lei prepotente il tema del futuro di questa bimba, del suo essere concepita e vissuta un una realtà fuori dagli schemi. Il romanzo non ha un lieto fine. O meglio, per quanto riguarda l’iniziale incidente che ha scatenato la fuga di Eva tutto si risolve con un’armatura di gesso e qualche ossa rotte. Non c’è però un “…e vissero tutti felici e contenti.”. Tutto resta in divenire, ma si è risvegliata la speranza, la voglia di andare avanti e di combattere per la propria idea e esistenza. Tutto resta da scrivere. Come in realtà, nella quotidianità, il problema resta ancora in sospeso. L’autrice (e nel contesto di questa riflessione pure io), non declama una sua specifica posizione. Da donna di cultura e docente, che vive nella scuola e nei studenti tutte le contraddizioni della famiglia e delle relazioni sociali, analizza con intelligenza il problema. I drammi e i problemi del nostro tempo (vedasi ad esempio quello dei migranti) sono conseguenza di errori storici mai ammessi, di incapacità e assoluta cecità, di totale mancanza di lungimiranza. L’autrice presenta l’argomento nelle sue molte sfaccettature, non limitandosi a quelle di convenienza per uno scontro ideologico, politico, etico. Sollecita le nostre coscienze a uno sforzo che trovi risposte a queste richieste di un mondo che (in bene o in male) cambia più velocemente dei nostri rallentati ritmi, del nostro colpevole ritardo a leggere i segni del tempo negli eventi di ogni giorno. Perché comunque la si pensi, bisogna dare una risposta. Tergiversare non fa che peggiorare lo stato delle cose.

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    16/08/2014 11:58:45

    ho avuto modo di partecipare ad una conferenza della Mazzucco così mi sono incuriosita e ho letto questo libro. è molto bello sopratutto il modo con cui racconta la storia di Eva con richiami all'arte. ma mi ha fatto anche arrabbiare perché mostra l'Italia ancora regressa non ancora pronta per una coppia omosessuale.

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