Un libro bellissimo, commovente, che fa comprendere la folle inutilità dell'invasione Russa. Il ricordo costante ai luoghi natii, il voler trovare punti di riferimento che conducessero, con la mente e con il cuore, verso casa, la tristezza delle lunghe ed estenuanti marce in contrasto con la surreale e statica esperienza ai caposaldi, rendono esattamente quale fosse lo sconfortante e tragico clima di una guerra persa nel momento in cui si decise di combatterla. Un libro triste, struggente, profondo. Ricordiamo anche che le gesta disperate di questi soldati furono, secondo il mio modestissimo parere, anche infangate a causa del falso bollettino di guerra russo, il n. 630 dell`8 febbraio 1943, dove si affermava: "l`unico Corpo che può ritenersi imbattuto in terra di Russia è il Corpo d`Armata alpino italiano". Questo falso storico non fa che insultare chi in quella guerra c'era stato per davvero. Perché quegli uomini, quei soldati, NON avevano bisogno di un falso proclamo per avere i dovuti onori. Non ne avevano bisogno. Resta il fatto che l'ARMIR fu annientata in Russia e non certo per le gesta dei soldati, che furono sempre esemplari, ma per una totale gestione fallimentare della campagna stessa. I nostri soldati, seppur sconfitti, seppero affrontare la spedizione russa con immenso spirito di sacrificio. Dalle parole di Stern emerge tutta la forza d'animo e l'eroismo di questa gente. Un libro inizialmente che fa anche sorridere per alcune battute e descrizioni dell'autore, ma che lentamente, col passaggio dalla staticità della trincea alla marcia, scende sempre più verso una disperazione senza ritorno. Fino all'amara e commovente conclusione. Una lettura imprescindibile, una di quelle letture (insieme a libri come Takfir di Dominioni) che ti fa comprendere davvero l'amarezza di una guerra pur senza averla vissuta.
"Oggi, a quasi cinquant'anni dalla pubblicazione, questo celebre resoconto di un semplice sottoufficiale alpino che si trova a combattere nel settore centrale del fronte russo, proprio quando l'esercito dell'Unione Sovietica sferra il suo potente attacco demolitore, acquista rilievo speciale. Man mano che i fatti narrati si allontanano nel tempo, il diario del sergente diventa più intenso e assume i caratteri dell'esperienza perenne. La testimonianza scritta, rispetto agli eventi storico-geografici da cui è scaturita, intrattiene lo stesso rapporto che potremmo supporre fra la moneta e il suo conio." (Dalla postfazione di Eraldo Affinati).
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Anno edizione:2008
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Diego Luise 23 dicembre 2011
Un libro da leggere, appassionante, commovente, coinvolgente!
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CRISTIAN RIVA 08 novembre 2010
Ottimamente narrato dall'umile Mario Rigoni Stern, autore e principale protagonista, il Sergente nella Neve è un autentico capolavoro. Un documento storico nel quale traspare tutta l'amarezza di un'inutile guerra, quella del secondo conflitto mondiale dove, incoscentemente, fu mandati a morire migliaia di giovani italiani.
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