Dedè, nomi dei personaggi in gran parte bisillabici, con l’innocenza dei bambini, come un canto, un gioco, un errore. Vecchi e nuovi traumi anche sociali come il ricordo degli orrori della guerra dei Balcani degli anni 90 negli occhi di alcuni protagonisti, una visione ultrapessimistica, vite distrutte, lavori incerti, mogli che li hanno abbandonati. Eppure tutti hanno un ultimo barlume di speranza, un loro vitalismo sfrenato alla Bukowski senza il suo cinismo, Celine senza l’abiezione, persone che cercano una qualche forma di solidarietà dei e fra gli ultimi, crudi, feriti, narrati con una scrittura, senza tanti fronzoli, intercalata da poesie, canzoni, struggimenti melodrammatici vari che alcune volte appaiono anche eccessivi. Ma la poesia di questo sole che cala su questi morenti eppur vivi affascina e commuove.
Il romanzo è la storia di un uomo sfortunato, un giovane sereno, innamorato della moglie, felice di avere un bambino, un lavoro, una casa. Poi la moglie lo lascia, lui perde il lavoro, la casa, finisce sulla strada, diventa quello che chiamiamo un barbone. Ma dietro continua a vivere un uomo. E questo uomo, questo barbone, prova, in un ultimo slancio vitale, a lasciare la Parigi del freddo, dei metrò, dell'alcolismo, della solitudine, per raggiungere Marsiglia, il sole, il mare, la città dove aveva scoperto l'amore. "Il sole dei morenti" è la storia di un viaggio e di una vita.
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Editore : e/o Rilegatura pagine : Brossura, 11x18 cm ca. 234 pp. Condizioni . Molto buono, leggeri segni del tempo. Lieve ingiallimento delle pagine dovuto al tipo di carta Per ogni problema, domanda, foto o necessità non esitate a contattarci per risolvere ogni vostra richiesta! Collocazione : 27E-68 PP . 234. . Buono (Good). . . .
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Anno edizione:2004
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Un bellissimo libro che parla dei clochard, della difficoltà di vivere, dell’amore che ti può devastare, del rimpianto e del rimorso, di solidarietà così come di cattiveria verso gli altri, dell’amicizia che può nascere tra le persone più improbabili …. E poi Marsiglia: la meta del personaggio principale del libro e che a sua volta diventa protagonista con la sua umanità, i suoi vicoli e il suo sole così come negli altri libri di Izzo. Un libro molto bello e intenso e scritto in modo coinvolgente con frasi brevi, a volte brevissime che danno ritmo al racconto.
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Straordinariamente nelle mie corde. Un romanzo bellissimo, struggente e malinconico, a tratti crudo e cinico, che porta in superficie un mondo sommerso, di cui, a volte, neanche percepiamo l'esistenza...intriso di troppa solitudine, di sentimenti che si sono cristallizzati al freddo delle notti sui cartoni, di una dignità che ha perso la sua battaglia con il dolore. Il mondo dei senzatetto, dei barboni, dei rifiuti della società...che misurano le giornate in litri di vino, perché 24 ore sono troppe per chi si ritrova a dover vivere da morto, mero involucro condannato a respirare...e allora quel vino funge da ponte effimero fra loro e il resto del mondo. Rico...e tutti i disperati che lui incontra sul suo cammino (Titì, Dedè, Felix, Mirjana...) sono uomini che "hanno l'inverno addosso", che sono passati dal castello alla fogna senza neanche rendersene conto e senza accorgersene hanno smesso di esistere, per la società prima, e per se stessi dopo...o forse no, forse loro sono morti il giorno stesso in cui l'amore ha voltato loro le spalle andandosene via, e portandosi dietro i sogni, le speranze, il rispetto di se stessi... Tante porte che si chiudono, una dopo l'altra, fino all'ultima. L'ultima prima dell'Inferno. Izzo riesce a trasformare la miseria in poesia, riesce a dare voce a chi, in fondo, ha smesso di parlare da tempo, riesce a farti provare, leggendo questo romanzo, un dolore così intenso e profondo...da risultare dolce. Rico sono io, sei tu, chiunque abbia messo la propria felicità nelle mani di un sogno...tradito, e non sia riuscito a rimanere a galla. Perché quando non riesci a vedere più nessuna luce, nessun barlume di affetto, di futuro, negli occhi di tuo figlio, allora forse il tempo di combattere è finito...e non ti rimane che cercare, dopo tanto freddo sopportato (fuori e dentro), un po' di sole, un po' di calore, per poter ridare vita ad un ricordo e poi...andare a morire. Ma non tutti gli emarginati sono "Rico", incapace di mendicare, di rubare, di fare del male (se non a se stesso), a volte, c'è chi è ancora più miserabile della miseria, chi è più marcio dei luridi rifiuti in cui fruga per mangiare. Perché la cattiveria non conosce ricchezza, né povertà... Un libro che mi ha smosso mille sentimenti, che ha completamente messo in discussione il mio punto di vista, che mi ha fatto sentire una privilegiata senza, però, darmi alcuna rassicurazione. Uno dei rarissimi casi in cui, chiuso il libro, ho avuto una fortissima voglia di ricominciarlo. Può sembrare strano, ma, per me, questo è un romanzo d'amore. Sì, proprio d'amore.
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