Recensioni Il sostituto
Stephen C. McQueen è un attore di talento. O almeno, lo sarebbe, se qualcuno sapesse della sua esistenza. La C., per inciso, è stata aggiunta su insistenza del suo agente, per evitare imbarazzanti confusioni con la star internazionale. Che non si sono per altro mai verificate. Se serve qualcuno capace di giacere afflosciato sul cofano di un'auto senza lamentarsi, o di accasciarsi con grande convinzione sul fondo di una fangosa trincea, Stephen è l'uomo giusto. Nessuno interpreta il ruolo del cadavere con tanta dedizione. Eppure, sotto quell'apparenza quasi incorporea, coltiva un sogno decisamente più ambizioso: essere visto, riconosciuto. Magari, un giorno, perfino applaudito. Il problema è che Stephen conosce a memoria tutte le battute del protagonista... senza mai avere il diritto di dirle. Perché lui è il sostituto. E fare da sostituto a uno come Josh Harper - il più popolare attore britannico, nonché l'uomo più sexy del mondo secondo le lettrici di un noto periodico femminile - è un po' come essere un giubbotto salvagente a bordo di un jumbo: tutti sono felici che tu ci sia, ma Dio non voglia che qualcuno debba davvero usarti. Così, mentre si destreggia tra ruoli invisibili - dal braccio che penzola fuori da un sacco dei rifiuti al cameriere che appare solo per pochi istanti - Stephen resta in attesa dietro le quinte. Nel frattempo, come se non bastasse, si innamora senza speranza di Nora, la moglie di Josh. A quel punto, più che un attore, Stephen sembra destinato al ruolo ingrato di spettatore della propria vita: sempre presente, mai protagonista. Ma si sa, nel teatro come nella vita, basta un imprevisto o una catastrofe provvidenziale, perché il sostituto entri finalmente in scena.)
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