Come e da dove ebbero origine le diverse popolazioni umane? Quali percorsi seguirono via via che si distribuivano nei vari continenti, si differenziavano tra loro e si moltiplicavano? Che ruolo ha avuto l’evoluzione culturale e tecnologica? A queste domande, affascinanti e grandiose, offre risposta un’opera che fin dalla sua comparsa è stata definita un caposaldo della ricerca. Decenni di studi, spedizioni in ogni parte del mondo per osservare le tribù più primitive e isolate, indagini di biologia molecolare in laboratorio, impiego di procedimenti quantitativi matematici e statistici: una ricchezza straordinaria di contributi ha permesso di delineare un atlante genetico dell’umanità che è, insieme, la più completa e aggiornata ricostruzione della nostra storia evolutiva. Dopo aver rilevato dalla letteratura scientifica esistente decine di migliaia di frequenze geniche su diverse migliaia di campioni di popolazioni, gli autori hanno applicato a tali dati – opportunamente elaborati – metodi di analisi innovativi che permettono di sintetizzare in immagini a colori la multidimensionalità storica e geografica della diversità genetica. Questo approccio è integrato da uno spettro di modelli filogenetici grazie ai quali è possibile ricostruire il percorso storico della variabilità genetica fra i gruppi umani – in base al principio che la misura della diversità genetica fra gruppi umani è proporzionale al tempo trascorso dal momento in cui essi si separarono. Questo semplice presupposto, unito alle datazioni fornite dalla paleoantropologia, consente di seguire migrazioni e colonizzazioni, e dunque di scandire i tempi della storia evolutiva degli ultimi centomila anni. I dati genetici, messi poi a confronto con le testimonianze dell’archeologia e con le più moderne acquisizioni della linguistica, concorrono così a delineare una prospettiva unitaria – perché unica è l’origine (africana) dell’«uomo anatomicamente moderno», e perché la storia genetica e culturale della nostra specie si compongono nello stesso quadro evolutivo.
Dall’elaborazione di tutti questi dati multidisciplinari apparirà infine con precisione e univocità che cosa si cela dietro i nebulosi discorsi sulle razze umane, e non potrà che scaturire una implicita confutazione scientifica di ogni razzismo.
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<p>pp. XXII-791 con 229 figure e 71 tabelle, 40 tavv. a colori&nbsp;<br />in brossura editoriale&nbsp;</p> <p>Collana Biblioteca Scientifica 25&nbsp;</p> <p>Come e da dove ebbero origine le diverse popolazioni umane? Quali percorsi seguirono via via che si distribuivano nei vari continenti, si differenziavano tra loro e si moltiplicavano? Che ruolo ha avuto l'evoluzione culturale e tecnologica? A queste domande, affascinanti e grandiose, offre risposta un'opera che fin dalla sua comparsa &egrave; stata definita un caposaldo della ricerca. Decenni di studi, spedizioni in ogni parte del mondo per osservare le trib&ugrave; pi&ugrave; primitive e isolate, indagini di biologia molecolare in laboratorio, impiego di procedimenti quantitativi matematici e statistici: una ricchezza straordinaria di contributi ha permesso di delineare un atlante genetico dell'umanit&agrave; che &egrave;, insieme, la pi&ugrave; completa e aggiornata ricostruzione della nostra storia evolutiva. Dopo aver rilevato dalla letteratura scientifica esistente decine di migliaia di frequenze geniche su diverse migliaia di campioni di popolazioni, gli autori hanno applicato a tali dati &ndash; opportunamente elaborati &ndash; metodi di analisi innovativi che permettono di sintetizzare in immagini a colori la multidimensionalit&agrave; storica e geografica della diversit&agrave; genetica. Questo approccio &egrave; integrato da uno spettro di modelli filogenetici grazie ai quali &egrave; possibile ricostruire il percorso storico della variabilit&agrave; genetica fra i gruppi umani &ndash; in base al principio che la misura della diversit&agrave; genetica fra gruppi umani &egrave; proporzionale al tempo trascorso dal momento in cui essi si separarono. Questo semplice presupposto, unito alle datazioni fornite dalla paleoantropologia, consente di seguire migrazioni e colonizzazioni, e dunque di sca
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Anno edizione:1997
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