Questo breve racconto ci porta un Camilleri in grande spolvero: l'atmosfera del periodo fascista, che lui visse da ragazzo ma che deve essergli rimasta impressa nei sui aspetti farseschi, è godibilissima e richiama quella di un'altra sua opera, "Senza Titolo" in cui è rievocata l'intitolazione di una strada di Caltanissetta al martire fascista Gigino Gattuso che, si scoprì poi, tanto martire non era (però la via esiste ancora!). Qui si tratta dell'intitolazione della via dei Vespri Siciliani di Vigata al martire fascista Manueli Persico, morto di un colpo apoplettico ma dichiarato in un primo tempo dai concittadini "martire fascista". Apprezzabilissimo il siculo-italiano di Camilleri che, unito alla retorica del periodo, raggiunge vette di umorismo difficilmente eguagliabili. Leggo adesso, nelle recensioni inviate dai lettori, che il racconto era già stato pubblicato anni fa sul "Corriere della Sera": ciò non toglie nulla al suo essere godibile anche oggi.
La targa
Vigata, 1940. La sera dell'11 giugno, il giorno dopo l'entrata in guerra dell'Italia salutata dal paese intero come "la vincita di una quaterna al lotto", al circolo Fascio & Famiglia ricompare d'improvviso, dopo cinque anni di confino in quanto "diffamatore sistematico del glorioso regime fascista", Michele Ragusano. Nessuno, com'è inevitabile, lo saluta, ma gli animi in un attimo si riscaldano e volano male parole: fin quando a don Emanuele Persico, novantaseienne tutto pelle e ossa, squadrista della primissima ora, prende letteralmente un colpo. Tutto perché Ragusano gli ha chiesto con tono di sfida: "Il nomi di Antonio Cannizzaro vi dice nenti?". Qualcuno si inginocchia, avvicina l'orecchio al cuore del vecchio e sentenzia: "Morto è". Comincia così un esilarante circo di celebrazioni postume, di opportunismi e di verità sepolte, in cui ognuno eserciterà quell'arte sottile che è propria degli italiani d'ogni epoca: l'arte del revisionismo e del compromesso.
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Autore:
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Editore:
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Collana:
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Anno edizione:2018
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Formato:Tascabile
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Questo breve racconto ci porta un Camilleri in grande spolvero: l'atmosfera del periodo fascista, che lui visse da ragazzo ma che deve essergli rimasta impressa nei sui aspetti farseschi, è godibilissima e richiama quella di un'altra sua opera, "Senza Titolo" in cui è rievocata l'intitolazione di una strada di Caltanissetta al martire fascista Gigino Gattuso che, si scoprì poi, tanto martire non era (però la via esiste ancora!). Qui si tratta dell'intitolazione della via dei Vespri Siciliani di Vigata al martire fascista Manueli Persico, morto di un colpo apoplettico ma dichiarato in un primo tempo dai concittadini "martire fascista". Apprezzabilissimo il siculo-italiano di Camilleri che, unito alla retorica del periodo, raggiunge vette di umorismo difficilmente eguagliabili. Leggo adesso, nelle recensioni inviate dai lettori, che il racconto era già stato pubblicato anni fa sul "Corriere della Sera": ciò non toglie nulla al suo essere godibile anche oggi.
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Fabio Fonseca 12 maggio 2018
Di nuovo un impeccabile Camilleri ci regala, con questo piccolo romanzo, l'ennesima avventura Vigatese. Camilleri riesce, in questo libro, in maniera umoristica, a raccontare l'opportunismo tipico di noi tutti. Ovviamente, anche qui, Camilleri si diletta moltissimo nella scrittura in dialetto, scrittura comunque molto scorrevole. Inoltre abbastanza simpatico ed emozionante lo scritto finale di Giuseppina Torregrossa. Lo consiglio vivamente a chi, non avendo mai letto un libro di Camilleri e non conoscendone la sua scrittura, desidera avere un primo piccolo approccio.
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