La targa - Andrea Camilleri - copertina
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Letteratura: Italia
La targa
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Descrizione


Vigata, 1940. La sera dell'11 giugno, il giorno dopo l'entrata in guerra dell'Italia salutata dal paese intero come "la vincita di una quaterna al lotto", al circolo Fascio & Famiglia ricompare d'improvviso, dopo cinque anni di confino in quanto "diffamatore sistematico del glorioso regime fascista", Michele Ragusano. Nessuno, com'è inevitabile, lo saluta, ma gli animi in un attimo si riscaldano e volano male parole: fin quando a don Emanuele Persico, novantaseienne tutto pelle e ossa, squadrista della primissima ora, prende letteralmente un colpo. Tutto perché Ragusano gli ha chiesto con tono di sfida: "Il nomi di Antonio Cannizzaro vi dice nenti?". Qualcuno si inginocchia, avvicina l'orecchio al cuore del vecchio e sentenzia: "Morto è". Comincia così un esilarante circo di celebrazioni postume, di opportunismi e di verità sepolte, in cui ognuno eserciterà quell'arte sottile che è propria degli italiani d'ogni epoca: l'arte del revisionismo e del compromesso.

Dettagli

16 gennaio 2018
84 p., Brossura
9788817098502

Valutazioni e recensioni

  • Questo breve racconto ci porta un Camilleri in grande spolvero: l'atmosfera del periodo fascista, che lui visse da ragazzo ma che deve essergli rimasta impressa nei sui aspetti farseschi, è godibilissima e richiama quella di un'altra sua opera, "Senza Titolo" in cui è rievocata l'intitolazione di una strada di Caltanissetta al martire fascista Gigino Gattuso che, si scoprì poi, tanto martire non era (però la via esiste ancora!). Qui si tratta dell'intitolazione della via dei Vespri Siciliani di Vigata al martire fascista Manueli Persico, morto di un colpo apoplettico ma dichiarato in un primo tempo dai concittadini "martire fascista". Apprezzabilissimo il siculo-italiano di Camilleri che, unito alla retorica del periodo, raggiunge vette di umorismo difficilmente eguagliabili. Leggo adesso, nelle recensioni inviate dai lettori, che il racconto era già stato pubblicato anni fa sul "Corriere della Sera": ciò non toglie nulla al suo essere godibile anche oggi.

  • Questo breve racconto ci porta un Camilleri in grande spolvero: l'atmosfera del periodo fascista, che lui visse da ragazzo ma che deve essergli rimasta impressa nei sui aspetti farseschi, è godibilissima e richiama quella di un'altra sua opera, "Senza Titolo" in cui è rievocata l'intitolazione di una strada di Caltanissetta al martire fascista Gigino Gattuso che, si scoprì poi, tanto martire non era (però la via esiste ancora!). Qui si tratta dell'intitolazione della via dei Vespri Siciliani di Vigata al martire fascista Manueli Persico, morto di un colpo apoplettico ma dichiarato in un primo tempo dai concittadini "martire fascista". Apprezzabilissimo il siculo-italiano di Camilleri che, unito alla retorica del periodo, raggiunge vette di umorismo difficilmente eguagliabili. Leggo adesso, nelle recensioni inviate dai lettori, che il racconto era già stato pubblicato anni fa sul "Corriere della Sera": ciò non toglie nulla al suo essere godibile anche oggi.

  • Fabio Fonseca

    Di nuovo un impeccabile Camilleri ci regala, con questo piccolo romanzo, l'ennesima avventura Vigatese. Camilleri riesce, in questo libro, in maniera umoristica, a raccontare l'opportunismo tipico di noi tutti. Ovviamente, anche qui, Camilleri si diletta moltissimo nella scrittura in dialetto, scrittura comunque molto scorrevole. Inoltre abbastanza simpatico ed emozionante lo scritto finale di Giuseppina Torregrossa. Lo consiglio vivamente a chi, non avendo mai letto un libro di Camilleri e non conoscendone la sua scrittura, desidera avere un primo piccolo approccio.

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Foto di Andrea Camilleri

Andrea Camilleri

1925, Porto Empedocle (Agrigento)

Nato a Porto Empedocle (Agrigento), Andrea Camilleri ha vissuto per anni a Roma.  Dal 1939 al 1943, dopo un periodo in un collegio da cui viene espulso, studia ad Agrigento al Liceo Classico Empedocle dove ottiene la maturità classica senza dover sostenere l’esame a causa dell’imminente sbarco degli alleati in Sicilia. A giugno inizia, come ricorda lo scrittore, "una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere di sangue, di paura".  S’iscrive all’Università (Facoltà di lettere) ma non si laureerà mai. Si iscrive anche al Partito Comunista.Inizia a pubblicare racconti e poesie e vince il Premio...

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