Ho finito Tornare al Cairo troppo tardi, a notte fonda, come accade con i libri che non vogliono lasciarti andare. Non è solo una lettura: è un attraversamento. La storia egiziana, la rivoluzione, l’ascesa controversa di Nasser emergono non come capitoli ordinati, ma come vita vissuta, contraddetta, amata e perduta. Quello che colpisce è lo sguardo: non quello dei manuali, ma di chi c’era. Di chi ha abitato un Cairo plurale, mescolato, fragile, un melting pot mediorientale che tentava di resistere alla semplificazione feroce del nazionalismo. E che proprio per questo è stato travolto. Nulla viene assolto, nulla condannato in modo netto. La storia non è mai pulita. È sporca di persone. Questo libro spiazza perché rifiuta le scorciatoie. Ti costringe a fare i conti con l’idea che i processi storici non siano riducibili a slogan, che la verità non stia tutta da una parte sola, che ciò che appare — una rivoluzione, un leader, una promessa di riscatto — spesso sia molto diverso da ciò che è stato per chi ne ha pagato il prezzo. Chiudo il libro con una sensazione scomoda ma necessaria: capire significa accettare la complessità, e accettare la complessità significa rinunciare alle certezze facili. Forse è anche per questo che oggi, in un presente che scricchiola, questa storia parla così forte: ci ricorda che semplificare è una forma di violenza, e che la memoria, quando è onesta, non consola. Ma tiene svegli.
Tornare al Cairo
Tornare al Cairo è un romanzo che dice della nostalgia per il dialogo fra civiltà, per il luogo e il tempo in cui la magica alchimia è stata possibile.
«Denise Pardo fa rivivere le bellissime storie di un tempo perduto all'ombra delle piramidi.» - Aldo Cazzullo
«Denise Pardo immagina un intreccio d'amore negli anni Cinquanta, sul crinale tra due stagioni.» - Patrizia Violi, La Lettura
Millenovecentoquaranta. A Kate Lambert bastano pochi giorni al Cairo per innamorarsene perdutamente. Si è lasciata alle spalle una Londra plumbea su cui già soffiano i venti della nuova guerra. La capitale egiziana è luminosa, rifulge perfino di notte del chiarore del deserto, una babele di odori, cibi, lingue, religioni che non conosce barriere né diffidenza, solo accoglienza e curiosità. A un primo sguardo, Kate è come molte donne inglesi, gli occhi azzurri, i capelli dorati, i lineamenti fini. La sua fame di vita però la rende diversa. I luoghi prediletti dalla comunità cosmopolita, come il Shepheard’s Hotel e la Pasticceria Groppi, sono magnifici, ma lei preferisce perdersi nei vicoli polverosi, respirare il profumo di gelsomino e di legno di Agar, camminare lungo la Corniche del Nilo. Crede nella libertà dei suoi vent’anni che si spalancano davanti a lei come una promessa. Fino all’incontro con Hafez. Di lui non sa nulla se non ciò che vede, gli abiti occidentali, l’accento di Oxford, anche se percepisce qualcosa di sfuggente e misterioso. Non sa ancora che Hafez ha un profondo legame con Gamal Abd el-Nasser, quel Nasser che trama insieme a un gruppo di ufficiali per rovesciare re Farouk e restituire l’Egitto agli egiziani. Che fomenta il sentimento antibriannico e l’antisemitismo dilaganti per sancire la fine del colonialismo e il nuovo corso del Levante. L’amore tra Kate e Hafez è un terremoto che li trova impreparati e li distoglie dal loro destino. Da Londra al Cairo, da Alessandria a Beirut, arriverà il tempo della scelta fra la loro unione o l’Idea più grande che potrebbe distruggerla.
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Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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SerenaFiorentino 28 luglio 2026Con lo sguardo di chi c'era
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ChiaraB 22 giugno 2026Merita tanto
E' una storia bella in cui l'amore dà forza per vincere anche sulle vicende di una politica e di un momento storico che non ha fatto sconti a nessuno. Ho letteralmente divorato il libro che, ahimè, non avrei mail letto se non mi fosse stato consigliato in un gruppo di lettura. Credo sia un libro che merita maggiore pubblicità.
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