Gigi è un ragazzino pieno di vita che racconta il trascorre delle sue giornate con vivacità;. Tutto ci ricorda noi da piccoli che ancora giocavamo con bastoni, sassi e biciclette. La natura era il nostro parco giochi e per Gigi il divertimento di un'età senza problemi. Una famiglia ordinaria che vive le difficoltà di un lavoro con cui non si campa molto. Fratelli che bisticciano di continuo. Una mamma assente ma che tiene in piedi la famiglia con i suoi silenzi. Un padre che fa i conti con la povertà cercando di mantenere con un minimo di dignità la sua famiglia. Un nonno sgangherato che si rivelerà saggio nel momento del bisogno. Il passaggio all'età adulta arriva netto come una sciabola e Gigi cresce in un batter d'occhio, più che altro ne è costretto. Una scrittura abile che ti accompagna parola per parola al finale; una scrittura chiara e concisa, divertente come solo un bambino saprebbe raccontare. Un finale che è veramente finale e non ci abbandona senza farci sapere che fine hanno fatto tutti. Un libro che non dimenticherò
Il fratellino furbo riesce sempre a fargli fare brutta figura. Il papà vende bestiame e sogna Marilyn, ma affari non ne fa. Il nonno, reduce di guerra, ha sempre il fucile in mano. La mamma sforna crostate buonissime e riesce a far vivere con dignità la famiglia sempre più povera. Lui vive in un mare di storie e inventa mille lavori per comprarsi un giorno l'oggetto dei suoi sogni. Poi arriva Allegra, bella e diversa, e Gigi sente finalmente che anche lui può conquistare la Luna... La bellezza e l'amore, il male e il dolore irrompono insieme nella sua vita. E quel meraviglioso 1963 diventa l'anno in cui tutto cambia. Per sempre. Un romanzo che svela il passaggio misterioso e crudele dalla luce dorata dell'infanzia, come una porta che si chiude. E insieme ne mantiene lo splendore.
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Anno edizione:2011
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Sabrina Ferrari 08 giugno 2018
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Bellissimo romanzo nel quale Baldini riesce ad avvicinare l’innocenza dell’infanzia al male assoluto. L’uomo nero che compare nel titolo ancora prima della bicicletta tanto desiderata, non è altro che il Male sempre presente, magari ben nascosto, ma sicuramente in agguato. L’Uomo Nero è un signor nessuno che vive in mezzo alle pieghe della vita di tutti noi, un lupo dietro i cespugli di cui ci si ricorda soltanto dopo aver perduto un’altra pecora, quella che per lui è soltanto l’ultima preda. Noir amarissimo e struggente, che fa divertire con situazioni esilaranti, ma anche commuovere e far riflettere. Stupendo.
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Un testo davvero gradevole, semplice e scorrevole, sulla falsariga di altri libri che raccontano il mondo visto con gli occhi e il linguaggio di un bambino. Un poco un “io speriamo che me la cavo”, quasi un diario dell’infanzia che scorre, un piccolo “Cuore” all’emiliana e acqua di rose. Certo, il tema di fondo è grave e drammatico, e ne sappiamo qualcosa noi di Brembate Sopra che l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Ti aspetteresti però un racconto dai toni cupi e tristi. Ma l’approccio è estremamente graduale e solo nel “concitato” finale assume gli oscuri connotati della violenza sul minore. I sogni, rappresentati dalla tanto agognata bicicletta blu, naufragano nell’ombra dell’uomo nero che esce dal mondo dei racconti e dalle leggende degli anziani e si materializza segnando per sempre il destino di due minori: la morte fisica di Allegra, la morte nell’anima di Gigi. Azzeccata la scelta di chiamare la bambina con il nome di Allegra, Il termine più genuino per definire l’infanzia e il suo semplice e vero fascino. Che poi sbiadisce nel divenire dell’età adulta. Volendo spararla proprio grossa i due protagonisti e le loro giovine età sono un poco come l’Adamo ed Eva del testo biblico e il paradiso terreste. Prima che la serpe dell’uomo nero sopraggiunga con la prematura e repentina conoscenza del bene e del male, infrangendo il sogno. Altra cosa “Quando ci batteva forte il cuore”, che non ha un approccio soft ma piuttosto devasta l’infanzia del bambino quasi dalla prima fino all’ultima riga. Sono bastati pochi giorni per consumare le quasi trecento pagine del racconto. Accompagnati dell’attesa dell’evento fatale non facilmente prefigurabile dal testo. Provate a leggerlo senza conoscere il titolo, con quell’uomo nero che è un inequivocabile presagio del male e senza i cenni al triste epilogo fatti dall’autore nel corso del testo. E’ quasi un amarcord tra riquadri più o meno nitidi pervasi da una “delicata” nostalgia. Perché la mia generazione e quella di tanti di noi è abbastanza prossima a quella di Gigi, a quella dall’autore. Quei paesi di campagna, i giochi nei prati e nei campi. Le cose semplici, il pallone e il sogno della bicicletta, la scuola e compagni, i nostri “personaggi” (l’Oliviero, il Sever) piuttosto che i compagni meno “fortunati” ai quali il destino ha riservato senza loro colpa fin dall’inizio qualche offesa (il Cristian….) o i nonni e i loro raconti di guerra (io ci sono venuto grande insieme al Piave, a Caporetto, al Pasubio o a Vittorio Veneto….). Faccio questi nomi per voi anonimi, forse insignificanti, non per identificarli con i personaggi del libro, ma per leggere nella mia memoria la stessa atmosfera che si respira tra i fogli. Anche noi con le nostre paure, del lupo, dell’uomo nero…. Un racconto che, senza “spettacolarismi” da Quarto grado o Chi l’ha visto… e affini, introduce al tema della violenza sui minori, lungo un tracciato che risveglia anche una sopita nostalgia del nostro passato, della nostra infanzia.
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