Uzhur
Fasi di un viaggio al di là dei riferimenti spazio-temporali, le sei tracce del primo album omonimo degli UZHUR evocano tante visioni post-apocalittiche quanti sono i cervelli per immaginarle - un buco nero in cui Emptyset, Godflesh, Ben Frost, Khanate e Whitehouse si mescolano con una grazia tutta particolare, una poesia che si prende il tempo di navigare nell'estremo ed evocare a sua volta momenti di cinema. In un flusso di totale improvvisazione, tutto ciò che emana dalle sessioni registrate da questo misterioso duo di ingegneri del suono e musicisti (che ha recentemente prodotto l'ultimo opus degli Oiseaux-Tempête) alimenta una materia eminentemente organica, che mentre dà voce alle macchine, tocca un po' più da vicino ciò che ci rende umani. Poi, tra gli strani mantra del vocoder, i sibili e le interferenze, attraverso il filo di ambientazioni e texture che si incastrano e spaventano, ci si lascia completamente immergere nel loro film, e in una certa idea di catastrofe che estende la sua onda d'urto negli interstizi degli spazi che abitiamo. Con Mondkopf e Arnaud Rhuth.
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