Inizio la lettura del libro con grande emozione, e subito mi ritrovo in un giallo vero e proprio. Omicidi, vecchie ferite che si riaprono, letteralmente, un intreccio di vite e di storie inverosimile. Ecco, appunto, inverosimile è la parola adatta. Continuando la lettura i dubbi non si sciolgono, un senso non lo si trova: tutto rimane offuscato da un alone di mistero che nessuno scioglierà mai. Tutto resta sospeso in un attimo, immobile, immutato e immutabile. E il lettore inevitabilmente si chiederà: ma cosa è successo? Io a questa domanda una risposta ancora non l'ho data: ma forse era proprio l'intento dello scrittore?
L'ho detto ai carabinieri, l'ho detto al Procuratore, l'ho detto a tutti quelli che mi hanno chiesto "cosa avete visto?": l'albero, abbiamo visto, l'albero ghiacciato. È stata la prima cosa che abbiamo visto, appena arrivati al bosco - e anche dopo, quando abbiamo visto il resto, è rimasto l'unica cosa intera che abbiamo visto. L'albero. Era lì, al suo posto, all'imboccatura del bosco, cristallizzato come sempre nel suo cappotto di ghiaccio, la cui trasparenza era offuscata dalla neve fresca - ma era rosso. Era rosso, sì, come se Beppe Formento, nell'atto di ghiacciarlo, avesse messo dello sciroppo di amarena nel cannone. In quel bianco fatale era l'unica cosa che mantenesse una forma, e sembrava - non esagero - acceso, pulsante di quell'intima luce aurorale che ancora oggi mi ritrovo a sognare. Sogno quella trasparenza rossa, sì, ancora oggi, e la sogno senza più l'albero, ormai, senza nemmeno più la forma dell'albero: sogno quel colore e nient'altro. Un tramonto imprigionato in un cielo di gelatina, un sipario di quarzo rosso che cala sul mio sonno, un'immensa caramella Charms che si mangia il mondo, ho continuato a sognare quella trasparenza rossa e continuo a farlo, perché è ciò che abbiamo visto, quando siamo arrivati al bosco. Cosa avete visto? Abbiamo visto l'albero ghiacciato intriso di sangue.
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Anno edizione:2011
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Federica Brunelli 06 marzo 2017
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Gianni Rosa 04 gennaio 2012
Il libro mette in luce la differente visione da parte di prospettive opposte rispetto ad una stessa situazione, che è un pretesto per parlare del Male-Bene, Vita-Morte, Felicità-Tristezza dell'uomo in generale. Lo stile è funzionale alla caratterizzazione delle diverse situazioni e dei diversi personaggi ( il prete e la dottoressa ). Grave errore da parte del lettore sarebbe di considerarlo come un giallo o un thriller, se no se ne rimarrebbe altamente delusi ( probabilmente il marketing dietro questo libro ha ecceduto nella parte di "mistero" e di "delitto" fuorviando le aspettative ) in quanto la parte poliziesca non è trattata volutamente in modo adeguato.
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FLAVIO PACCHIAROTTI 05 dicembre 2011
Parte come un thriller, inizi a fare ragionamenti su come possa essere accaduto tutto quello che viene raccontato e poi... Avrebbe tutte le carte per sembrare una delusione e invece non riesci a scordarlo, ti lascia una piacevole e strana sensazione addosso. Veronesi sempre con uno stile di scrittura straordinario.
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