Quarantaquattro racconti, divisi in quattro capitoli, costituiscono questo libro, che di fatto è una vera e propria autobiografia. Del resto in tutte le sue opere c’è la presenza attiva dell’io che non è solo narrante, ma che ripercorre le tappe del suo passato a beneficio del lettore. Sono esperienze maturate o fatti dei quali, se pur non presente, ha avuto dettagliata notizia, insomma sono il ricordo di Mario Rigoni Stern. Spesso si tratta di racconti brevi, quasi di piccole annotazioni, ma che hanno il pregio di aprire uno squarcio su un mondo che ormai non c’è più; in tutti è sempre presente una grande pacatezza, una capacità di comunicare dolcemente, tanto che si ha l’impressione di avere l’autore dinanzi a noi, seduto comodamente e intento a raccontarci. Troviamo così il breve periodo di vita militare prima dello scoppio della seconda guerra mondiale (semplicemente stupendo In una valle felice), i duri mesi della prigionia nei lager tedeschi, il dopoguerra con l’impiego al catasto e infine il progressivo avvicinamento all’epoca attuale, forse il più interessante, anche per gli aspetti etnologici. Infatti qui rivivono le tradizioni del popolo cimbro dell’altopiano, con feste, processioni, ed è sempre presente l’avvicendarsi delle stagioni, con quel periodo ricorrente del disgelo che dà chiaramente l’idea del rinnovarsi della vita. In quest’ultimo quarto capitolo forse ci sono i racconti migliori, come Marte, cane libero dai segreti amori, quasi una metafora dello spirito di libertà dell’autore, oppure le vicende commoventi del Capriolo alla guerra e degli Amici, le fughe dell’asina Giorgia. Si comprende benissimo quanto Rigoni Stern abbia amato il suo paese e la sua gente, quanto radicato sia stato in lui il concetto di patria rappresentato da quell’altopiano a cui i suoi avi sono giunti molti secoli fa. Fra i boschi innevati che gocciolano al primo tepore della primavera e i voli degli uccelli che festeggiano l’avvento della bella stagione l’autore ritrova tutto il significato della vita, in una perfetta armonia con la natura che gli infonde una sensazione di serenità talmente profonda da riuscire a trasmetterla al lettore. In Rigoni Stern è sempre presente il piacere di vivere, quel desiderio di percorrere la strada della propria esistenza senza spintonare, ma sapendo cogliere a ogni passo quanto di buono ci viene offerto. L’ultimo racconto, L’aratro dell’Angelo, è un commosso ricordo di quattro amici che sono scomparsi, che sono arrivati alla fine di quell’ultima stagione calpestando gli ultimi metri del percorso che ci accomuna e che lui, il nostro Mario, ha concluso nel giugno del corrente anno. Amore di confine è un libro bellissimo.
Amore di confine
Storie di guerra e pace, di uomini e animali, di boschi e piante. La voce di Mario Rigoni Stern è di quelle che non ci si stanca mai di ascoltare. Il lettore di queste pagine avrà l’impressione di ritrovarsi con lui, di sentirgli raccontare le sue storie. I capitoli in cui è diviso il libro sembrano scandire i momenti di un’autobiografia: la prigionia in Germania, il ritorno a casa, la vita quotidiana al paese con i suoi indimenticabili personaggi, don Titta, Bepi dei Püne, Toni Zurlo, la bambina che era amica di Ezra Pound... Il libro è animato anche da storie memorabili di animali: il bastardello che vive libero e felice nel paese; il capriolo rimasto ferito in un rastrellamento che diventa una vedetta partigiana; l’asina Giorgia; le cince domestiche. Passato e presente dialogano in una compresenza che avvicina le avventure, le fatiche e la saggezza di uomini, animali, piante, nel trapasso struggente di età e stagioni. Cronologia della vita e delle opere a cura di Giuseppe Mendicino.
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Autore:
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Collana:
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Anno edizione:2023
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Formato:Tascabile
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Renzo Montagnoli 12 novembre 2010
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