Non esistono buoni inizi per chi ha scelto il male. Bambino di Marco Balzano si apre con un uomo al bancone di un bar a Trieste e una pistola puntata alla schiena: un finale che diventa principio. La storia non chiede assoluzioni ma comprensione, non perdono ma consapevolezza. Mattia Gregori, detto Bambino, è stato la camicia nera più spietata della città. «Ho ucciso e fatto uccidere», confessa. In questa ammissione brutale si concentra il romanzo: vigliaccheria morale, fame di appartenenza, incapacità di scegliere il bene quando costa fatica. Balzano torna al romanzo storico e civile scegliendo il personaggio più scomodo possibile. Bambino attraversa guerre, confini e tradimenti in un libro che non consola né pacifica, ma ferisce con precisione. Le 224 pagine offrono anche un ritratto netto di Trieste, laboratorio del “fascismo di confine”: dall’incendio del Narodni dom alle leggi razziali del 1938, la città emerge come spazio di violenza ideologica e paura dell’altro. Figlio di un orologiaio triestino e di una donna slava mai conosciuta, Mattia cresce dentro vuoti e abbandoni. Il padre, figura silenziosa ma incorruttibile, rappresenta l’unico argine etico. Accanto a lui, Ernesto, amico e specchio morale, rende visibile tutta la fragilità emotiva di Bambino. La lettera finale che Mattia gli scrive non redime, ma rivela. Bambino non è un mostro né una vittima: è il prodotto di una storia violenta e di una debolezza personale che ha scelto il più forte per abitudine. Non lo si può assolvere, ma nemmeno liquidare con l’odio. Con una scrittura lucida e intensa, Balzano tiene insieme la violenza della Storia e la fragilità dell’individuo. Bambino è un romanzo senza redenzione, ma con una lezione chiara: il male va capito nelle sue origini per non ripeterne le conseguenze. Un libro che non consola, ma interroga.
Bambino
Siamo a Trieste, la guerra è appena finita. Un uomo beve un caffè al bancone del bar. Qualcuno lo chiama, lui si gira ma sente già la canna di una pistola puntata contro la schiena. Tutti lo conoscono come «Bambino»: è stato la camicia nera piú spietata della città. «Ho ucciso e fatto uccidere. Ho sempre cercato di stare dalla parte del piú forte e mi sono sempre ritrovato dalla parte sbagliata». Una storia veloce quanto un proiettile che attraversa guerre, confini, tradimenti. Come in Resto qui, Marco Balzano torna al grande romanzo storico e civile. E lo fa con il suo personaggio piú duro, impossibile da dimenticare. Mattia nasce a Trieste nel 1900. La sua infanzia irrequieta, forse, è già un presagio: un fratello che parte per l'America, un amico che presto lo abbandona. Quando scopre che la donna che lo ha cresciuto non è la sua vera madre, dentro di lui qualcosa si spezza e nel petto divampa un fuoco freddo che non saprà mai domare. L'ingresso tra le file degli squadristi è una conseguenza quasi naturale. Nonostante il soprannome che gli hanno affibbiato per il suo viso da fanciullo, «Bambino», Mattia ostenta una ferocia da boia. Ma prima ancora dell'ideologia, prima della violenza e della brutalità antislava, il motivo per cui indossa la camicia nera e batte palmo a palmo le terre contese è la speranza di ritrovare quella madre senza nome né volto. La ricerca di una donna che non ha mai conosciuto diventa il senso di tutto. Suo padre, un vecchio orologiaio sicuro che le persone si possano riparare come gli ingranaggi, è l'unico a conoscere la verità ma la tiene sigillata in un silenzio blindato quanto una cassaforte. Nella frontiera d'Italia piú dilaniata, la vita di Bambino scivola su un piano inclinato: ogni giorno una nuova spedizione, un nuovo assalto, una nuova rapina. E poi, tutto d'un fiato, lo scoppio della guerra, i nazisti in città, l'occupazione jugoslava di Trieste, le foibe. Un'esistenza vissuta da cane sciolto, scandita da un implacabile conto alla rovescia. Un romanzo palpitante in cui il giudizio - anche di fronte alle azioni piú estreme - è sempre fuori scena. Con una scrittura trascinante e tagliente, Marco Balzano torna a indagare il rapporto tra individuo e collettività, tra le scelte personali e i grandi rivolgimenti della Storia. «La vita è aggredire o difendere, distruggere o prendersi cura».
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Lingua:Italiano
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Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Giovanni Salzano 05 gennaio 2026Capire il male per non ripeterlo
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Betty89 24 giugno 2025Superbo come sempre
Con Balzano non si sbaglia mai…ha una scrittura coinvolgente ed emozionante…é sempre un piacere leggere i suoi libri, si impara sempre qualcosa oltretutto
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zam678 30 marzo 2025
Balzano non delude mai, romanzo che racconta una parte della nostra storia recente di un Italia fascista e delle conseguenze della vittoria partigiana e la pagina crudele della cacciata degli italiani e le foibe
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