Un Carrisi ben diverso dai suoi fortunati esordi; da qualche tempo lo scrittore tende più ad addentrarsi nei meccanismi psicologici del Male, in assoluto, che nelle considerazioni dell’agire criminale degli autori di certe devianze. All’inizio le sue storie contavano su un certo substrato di poliziesco e criminologia insieme; più di recente, punta su una affabulazione misteriosa, a tratti paranormale. Non scrive più thriller investigativi, ma storie in qualche modo “diverse”. Come farebbe un abile illusionista, il romanzo ti fa credere una cosa quanto in realtà le cose stanno in maniera ben diversa. Il lettore però si aspetta un delitto, una vittima, una indagine, ed un colpevole, ed una spiegazione finale che funge da lieto fine, come in tutti i noir che si rispettino. Stavolta invece gli appare una bugia, anzi una illusione, per quanto gradevole a vedersi quanto una orchidea. Tutto il racconto si presenta come un classico enigma della camera chiusa, una strage familiare in un ambiente ben delimitato, con un unico sopravvissuto. Tuttavia, appare chiarissimo che non ci si trova davanti ad un enigma poliziesco, in cui chi indaga deve trovare il modo con cui l’assassino ha potuto accedere alla realtà fisica per compiere la strage e allontanarsi impunito. Più facile e logico appuntare i sospetti sull’unico superstite dell’efferato delitto, ipotizzando che c’entri qualcosa. Niente di tutto questo, Carrisi sorprende e sconcerta ancora una volta chi segue la trama avvalendosi di riferimenti misteriosi, venati di soprannaturale, declina una storia che non è quella che racconta e però è la storia del suo romanzo, con tanto di certificazione editoriale. Donato Carrisi scrive, e bene, un noir psicologico più che investigativo, non un manuale di botanica.
La bugia dell'orchidea
Questo libro ha un segreto. Chi l'ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso.
«Un gioco metanarrativo che è un sortilegio d'identità, un dispositivo per moltiplicare i piani della realtà e sollevare, una dopo l'altra, le maschere della scrittura.» - Cristina Taglietti, Corriere della Sera
Immagina un'alba d'estate. Immagina l'aria immobile della campagna, l'odore dei campi, il frinire dei grilli. Immagina il buio che arretra all'invasione del giorno. Immagina ora un casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra un secchio. Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo. Un silenzio interrotto all'improvviso da un urlo disperato. C'era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli. C'era una volta la famiglia perfetta, e ora non c'è più. Cos'è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d'agosto? Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L'unico sopravvissuto. Immagina di avere la verità proprio davanti agli occhi. Ogni dettaglio combacia, ogni indizio è allineato e c'è una sola spiegazione. Non puoi sbagliare. Hai tutte le risposte. Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia. È l'inizio.
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Edizione:3
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Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Bruno Izzo 10 settembre 2026Mimetismo letterario
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Casper 09 settembre 2026
Questo romanzo di Carrisi non raggiunge i livelli dei suoi lavori migliori: il finale appare decisamente troppo aperto e privo di una vera risoluzione dell'enigma. In compenso, lo stile di scrittura si conferma estremamente scorrevole, capace di instillare una costante dose di ansia e angoscia che tiene letteralmente incollati alle pagine.
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Francesca 03 settembre 2026
Mi aspettavo di meglio, godibile ma non all'altezza del Carrisi passato.
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