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La casa del sonno
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La casa del sonno - Jonathan Coe - copertina
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La casa del sonno Jonathan Coe
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Descrizione

Cuore di questo romanzo è un edificio abbarbicato in cima a uno scoglio a picco sull'oceano: la "casa del sonno" del titolo. Nei primi anni Ottanta è un alloggio per studenti universitari. E' qui che si incontrano, si sfiorano o s'ignorano i destini dei personaggi.
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Dettagli

2013
Tascabile
24 gennaio 2013
Brossura
9788807881404
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Indice


Le prime frasi del romanzo:

VEGLIA
1.

Era l'ultima lite, almeno questo era chiaro. Ma benché l'avesse presentita da giorni e forse da settimane, nulla poteva placare l'ondata di rabbia e risentimento che gli stava montando dentro. Era lei dalla parte del torto, e s'era rifiutata di ammetterlo. Ogni argomento che lui aveva provato a opporre, ogni suo tentativo di mostrarsi conciliante e ragionevole gli era stato distorto, contorto e ribaltato contro. Come s'era permessa di tirare in ballo la serata - del tutto innocente - che lui aveva passato con Jennifer alla Mezzaluna? Come s'era permessa di definire "penoso" il suo regalo e di sostenere che aveva un'aria "sfuggente" quando glielo aveva dato? E come s'era permessa di tirare in ballo sua madre - sua madre, proprio così - accusandolo di andarla a trovare troppo spesso? E con l'aria poi di trarne conclusioni sulla sua maturità; peggio, sulla sua mascolinità...
Aveva lo sguardo fisso nel vuoto, ignaro dei passanti e di tutto quanto lo circondava.
"Troia, " pensò tra sé e sé quando le frasi di lei gli tornarono alla mente. Poi ad alta voce, fuori dai denti stretti, lo gridò: "TROIA!".
E si sentì un po' meglio.

*

Enorme, grigia e imponente, Ashdown sorgeva su un promontorio, a una ventina di metri dalla viva parete della scogliera, ed era lì da più di un secolo. Per tutto il giorno i gabbiani ruotavano intorno alle sue guglie e torricelle con strida rauche e luttuose. Per tutto il giorno e per tutta la notte le onde si scagliavano forsennate contro la barriera di roccia, diffondendo un ruggito senza fine, come di traffico intenso, per le camere glaciali e i corridoi intricati ed echeggianti della vecchia casa. Anche le parti più vuote di Ashdown (e attualmente era vuota in gran parte) non erano mai silenziose. Le camere più abitabili erano assiepate tra il primo e il secondo piano, a picco sul mare, inondate durante il giorno da una gelida luce solare. Al pianterreno la cucina dal soffitto basso, lunga e a forma di L, aveva soltanto tre piccole finestre ed era avvolta in un'ombra perenne. La spoglia bellezza di Ashdown sfidava gli elementi e mascherava il suo essere sostanzialmente inadatta all'insediamento umano. I più vecchi e i più prossimi tra i vicini ricordavano ancora, quasi con incredulità, che un tempo era stata una residenza privata, la dimora di una famiglia di otto o nove membri appena. Ma vent'anni prima l'aveva acquistata la nuova università, e ora ospitava un paio di dozzine di studenti: una popolazione mobile e cangiante come l'oceano disteso ai suoi piedi e proteso nell'orizzonte, di un verde malsano e agitato da pena infinita.

*

Forse i quattro sconosciuti al suo tavolo le avevano chiesto il permesso di sedersi accanto a lei, o forse no. Sarah non ricordava. Le pareva che ora stesse nascendo una discussione, ma non sentiva cosa dicevano, anche se percepiva l'alzarsi e l'abbassarsi delle voci in un risentito contrappunto. Ciò che ascoltava e vedeva all'interno della sua testa era ben più reale, al momento. Un'unica parola velenosa. Occhi lampeggianti d'odio indefinito. La sensazione che non le avesse parlato ma sputato addosso. Un incontro durato quanto? due secondi? meno? ma che da più di mezz'ora, involontariamente, la sua memoria continuava a rivivere. Quegli occhi. Quella parola. Non c'era modo di sbarazzarsene, almeno per un po'. Anche ora, mentre il tono delle voci intorno saliva e diventava sempre più animato, una nuova ondata di panico si gonfiava in lei. Colta improvvisamente dalla nausea, chiuse gli occhi.
L'avrebbe assalita, si chiese, se High Street non fosse stata così affollata? L'avrebbe tirata in un portone, stracciando i vestiti?
Sollevò la tazza del caffè, la tenne un po' discosta dalle labbra e ci guardò dentro. Guardò fissa la superficie oleosa percorsa da un vibratile luccicore. Strinse più saldamente la tazza. Il liquido tornò calmo. Le mani non tremavano più. Era passata.

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Valentina
Recensioni: 5/5
Sospesi in un tempo confuso

La casa del sonno è un romanzo ambientato nella cittadina inglese di Ashdown e, temporalmente, si alterna continuamente tra i primi anni ottanta e la fine degli anni novanta, traghettando ogni volta i protagonisti della storia da un periodo storico all’altro. Tralasciando la trama per non spoilerare nulla, già la struttura del libro è singolare. Infatti il susseguirsi del tempo e in esso le vite dei personaggi viene letteralmente scandito dai capitoli: quelli dispari afferiscono al primo periodo (primi anni 80) mentre, quelli pari, sono ambientati nel periodo più recente (fine anni 90). Questa netta divisione, se in un primo momento appare macchinosa e di difficile comprensione, ben presto risulta la vera chiave di lettura dell’intero romanzo, in cui il tempo resta in qualche modo sospeso nell’animo umano, dove i personaggi si muovono in balia delle loro stesse pulsioni “Il tempo mi confonde completamente”, “quando uno perde il baricentro emotivo”. “Ecco cosa gli succede. I miliardi di anni - le frazioni di secondo - si scambiano di posto. Si esce dal modo normale di contare.” E proprio questa struttura, una volta capita, riesce a far presa sul lettore, suscitandone la curiosità fino all’ultima riga. Una lettura ricchissima di argomenti, di stati emotivi e passionali, di risvolti psicologici, di rapporti e stranezze umane e soprattutto di colpi di scena. Quello che a mio parere lo rende straordinario, non è tanto la storia in sé, ma come essa sia stata costruita: una sorta di gioco labirintico nel quale ogni tassello si incastra perfettamente man mano che si procede nella lettura, “fase dopo fase“. Un libro da gustare poco a poco, perdendosi nelle sue dinamiche, in bilico tra follia e realtà dei protagonisti. Un libro che difficilmente si dimentica. Consigliatissimo.

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Michele Bertolini
Recensioni: 5/5

Zitto tutti, non esiste libro più bello.

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ENRICO MELODIA
Recensioni: 5/5

Un libro ricchissimo, di quelli da leggere assolutamente. Ottima trama, complessa e mai banale, spalmata in un arco temporale ampio 12 anni; ben dettagliate e delineate le personalità dei personaggi che la compongono. Tantissimi i temi trattati come i disturbi del sonno che fanno da sfondo a tutta l'opera, ma anche altre tematiche come la definizione dell'identità e dell'orientamento sessuale e altro. Infine, ho trovato utili le appendici alla fine del testo.

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Jonathan Coe

1961, Birmingham

Scrittore inglese. Ha svolto molte attività: insegnante di poesia inglese all'università di Warwick, musicista semiprofessionista, correttore di bozze, giornalista e scrittore freelance. E' considerato uno dei più promettenti talenti narrativi inglesi e si distingue per l'originalità dei suoi racconti e l'acuto spirito contro le contraddizioni della società inglese. È stato autore di biografie: di Humphrey Bogart e di James Stewart (pubblicate in Italia da Gremese editore). Ha scritto i romanzi: La famiglia Winshaw (1995), Questa notte mi ha aperto gli occhi (1996), La casa del sonno (1998), L'amore non guasta (2000), La banda dei brocchi (2002), Donna per caso (1985-2003), Caro Bogart (2009), I terribili segreti di Maxwell Sim (Feltrinelli, 2010),...

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