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Il colibrì
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Il colibrì - Sandro Veronesi - copertina
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Il colibrì Sandro Veronesi
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Descrizione

Libro vincitore del Premio Strega 2020

Un romanzo potentissimo che incanta e commuove sulla forza struggente della vita.

Miglior libro dell'anno 2019 per «La Lettura».

«Veronesi racconta con sapienza la crudeltà del vivere e, inevitabilmente, del morire soffrendo, ma lascia una porta aperta che riguarda chi verrà dopo a portare la pace e il benessere, un’età dell’oro, in un mondo finalmente ibrido e affratellato»Robinson

«Di questo libro si dirà che è un capolavoro»Marco Missiroli

«Il colibrì andrebbe lanciato nello spazio per far sapere agli extraterrestri come eravamo, come siamo stati, come avremmo voluto essere. Da questo romanzo, pieno di coincidenze e collisioni fatali e maligne, si esce imparando la lezione più difficile, quella di morire restando vivi» Antonio D’Orrico, Corriere della Sera

«Uno dei romanzi più belli degli ultimi dieci anni»Vincenzo Mollica

Il colibrì è tra gli uccelli più piccoli al mondo; ha la capacità di rimanere quasi immobile, a mezz'aria, grazie a un frenetico e rapidissimo battito alare (dai 12 agli 80 battiti al secondo). La sua apparente immobilità è frutto piuttosto di un lavoro vorticoso, che gli consente anche, oltre alla stasi assoluta, prodezze di volo inimmaginabili per altri uccelli come volare all'indietro... Marco Carrera, il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, è il colibrì. La sua è una vita di perdite e di dolore; il suo passato sembra trascinarlo sempre più a fondo come un mulinello d'acqua. Eppure Marco Carrera non precipita: il suo è un movimento frenetico per rimanere saldo, fermo e, anzi, risalire, capace di straordinarie acrobazie esistenziali. Il colibrì è un romanzo sul dolore e sulla forza struggente della vita, Marco Carrera è - come il Pietro Paladini di "Caos Calmo" - un personaggio talmente vivo e palpitante che è destinato a diventare compagno di viaggio nella vita del lettore. E, intorno a Marco Carrera, Veronesi costruisce un mondo intero, una galleria di personaggi indimenticabili, un'architettura romanzesca perfetta come i meccanismi di un orologio, che si muove tra i primi anni '70 e il nostro futuro prossimo - nel quale, proprio grazie allo sforzo del colibrì, splenderà l'Uomo Nuovo.

Proposto per il Premio Strega 2020 dall'Accademia degli Scrausi:
«IL romanzo che viene presentato
COmincia con un segno beckettiano
LIbrandosi da Roma (e poi lontano,
BRÌndando alla forza del passato:
Si alza in volo). Un Miraijin neonato
Arriva tra i righi (e si ritrae, piano:
Nasce al presente di un nuovo italiano;
Donna è il futuro qui prefigurato).
Racconti di luce e fili inventati;
O di voci: e distese di sabbia;
VErità atroci esibite e non viste.
ROcce di pagine e suicidi a strati
NEgli anni sospesi. E un'unica gabbia
SI sogna da sola un sorriso triste.
L'Accademia degli Scrausi presenta al Premio Strega 2020 Il Colibrì (La Nave di Teseo) di Sandro Veronesi. Anche solo per ricordare agli Amici della Domenica la forza commovente del suo protagonista Marco Carrera. Preghiamo per lui e per tutte le navi in mare.»

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Dettagli

2019
24 ottobre 2019
368 p., Brossura
9788834600474

Valutazioni e recensioni

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Simona
Recensioni: 2/5

Non mi è piaciuto, superata la metà del libro l'ho abbandonato.. Avevo probabilmente aspettative molto alte che non sono state soddisfatte. Non mi è piaciuta la prosa nè ho trovato accattivante la storia. Per me una vera delusione.

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Katia Decaro
Recensioni: 5/5

Mi è piaciuto molto questo libro, è stato il primo di Veronesi che ho letto e mi ha catturata da subito. Veronesi ha la capacità di incuriosire da subito il lettore con i dialoghi, le descrizioni, i suoi personaggi e gli intrecci, anche se questi ultimi possono sembrare un po' lenti.

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Francesca Maria Pagnozzi
Recensioni: 4/5

Marco Carrera, medico oculista, è “Il colibrì”protagonista dell’omonimo romanzo (La nave di Teseo, 2020), vincitore del Premio Strega dello scorso anno. Carrera, come descritto nel libro, deve questo soprannome a sua madre Letizia: «Il fatto è che Marco non era cresciuto regolarmente: fin dal primo anno d’età il suo sviluppo fisico era rimasto schiacciato sui centili più bassi, e dai tre anni in poi era proprio uscito dai diagrammi. Era tuttavia sempre stato molto bello e proporzionato, cosa che secondo Letizia segnalava un preciso intento della natura nei suoi confronti [...] Non appena questo deficit era apparso evidente, lei aveva coniato per il suo bambino il più rassicurante dei soprannomi, colibrì, per rimarcare che, insieme alla piccolezza, in comune con quell’uccellino Marco aveva anche la bellezza e la velocità». Nato nel ‘59, la sua età cambia a seconda del capitolo del romanzo che porta il suo soprannome; non resta mai ferma, come del resto Marco stesso. Anzi, più precisamente: Marco è un’entità esclusivamente dinamica, incapace di trovare una fissa dimora per il suo io, sempre in costante spostamento; ma è curioso constatare come, in realtà, tutto questo faticoso muoversi, adattarsi, sia atto esclusivamente a restare fermo, a trovare un equilibrio. Questo suo modo di vivere viene perfettamente inquadrato da Luisa, l’unica donna che lui abbia realmente amato -ma che, ahimè, viene travolta da quel caos che è la vita di Marco-, che gli scrive, in una delle sue tante lettere: «Tu sei un colibrì perché come il colibrì metti tutta la tua energia nel restare fermo. Settanta battiti d’ali al secondo per rimanere dove già sei». Il colibrì Marco, infatti, vorrebbe in realtà assestarsi, riuscire a non spostarsi più. Nella risposta alla suddetta lettera di Luisa, egli descrive la sua maggiore difficoltà esistenziale: «Il fatto è che dietro al movimento è facile capire che c’è un motivo, mentre è più difficile capire che ce n’è uno anche dietro l’immobilità [...] di cambiamenti ce ne sono stati anche nella mia vita, lo sai: spallate terribili che mi hanno spostato da dove intendevo rimanere, e che mi hanno lasciato con un filo di forza». La crescita, il suo amico Duccio -iettatore di fama e professione-, il gioco d’azzardo, il tennis, sua sorella suicida Irene, la moglie -poi ex- Marina, la figlia Adele, i genitori, Miraijin, il dottor Carradori: un intreccio di personaggi e situazione ultradinamiche, in mezzo a cui Marco fa tanta fatica a rimanere un punto fermo; il perché, sarebbe tutto da scoprire. Sembra che l’immobilità sia il desiderio più recondito di Carrera. Tuttavia, nonostante tutti gli sforzi, Marco non ottiene affatto la condizione di equilibrio tanto ambita: viene a trovarsi, più che altro, in bilico tra tutto ciò che vorrebbe e che avrebbe voluto fare, essere, pensare. Un romanzo il cui canovaccio è inizialmente intricato, e che dimostra sempre un’adeguatezza linguistica, poiché il registro è giustapposto ad ogni capitolo; l’emotività dei personaggi è rispettosamente riportata, il loro ruolo nelle vicende sempre chiarito. Che si legga d’un fiato, con ritmo sostenuto o molto lentamente, poco importa: arriva il momento in cui ci si immedesima in questa piccola odissea privata e, inconsciamente, si rende giustizia al protagonista, facendo proprio ciò che egli, per tutta una vita, ha tentato di attuare: fermarsi.

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Sandro Veronesi

1959, Firenze

Scrittore italiano, fratello del regista Giovanni Veronesi. Ha compiuto i suoi studi nel campo dell'architettura, optando definitivamente per la scrittura a 29 anni. Risale infatti al 1988 il suo primo libro Per dove parte questo treno allegro. Con Gli sfiorati Veronesi inizia a rivelarsi come uno scrittore fantasioso e raffinato. Nel 1992 esce Cronache italiane, raccolta di articoli apparsi per la maggior parte sul supplemento domenicale de il Manifesto negli anni tra il 1988 e il 1991.  Dopo lo studio sulla pena di morte nel mondo (Occhio per occhio), Veronesi scrive Venite, venite B 52 (vincitore del Premio Fiesole nel 1996), con cui si allontana fatalmente dalla narrativa della tradizione italiana, avvicinandosi a certi autori americani della cultura psichedelica, come Thomas...

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