Avevo visto tempo fa il film tratto da questo romanzo e non mi aveva particolarmente convinto: bravi gli attori, ma l’avevo trovato troppo sbrigativo. Sono quindi contento di essere stato “costretto” a leggere il libro, perché altrimenti mi sarei perso una storia che ho trovato profonda, dolorosa e sorprendentemente coinvolgente. Marco Carrera, il protagonista, potrebbe essere facilmente scambiato per un uomo passivo, quasi patetico, incapace di prendere in mano la propria vita. La lettura del romanzo mi ha fatto invece vedere tutt’altro: è un uomo che, davanti alle continue difficoltà, rimane. Rimane accanto ai genitori, alla figlia e alla famiglia anche quando avrebbe avuto molte occasioni per scappare e rifarsi una vita altrove. Proprio come il colibrì, che resta immobile consumando enormi quantità di energia, Marco diventa il perno di una famiglia che lentamente si disgrega. Ho apprezzato moltissimo anche la struttura narrativa. Veronesi racconta la vita di Marco saltando continuamente avanti e indietro nel tempo, attraverso ricordi, lettere e avvenimenti che progressivamente si incastrano. Una struttura che inizialmente può disorientare, ma che finisce per risultare perfetta per raccontare una vita e, soprattutto, il funzionamento della memoria. È un romanzo pieno di dolore, lutti, incomprensioni e occasioni perdute, ma non è un libro disperato. Al contrario, trasmette un messaggio di speranza: anche dopo gli urti più devastanti, la vita continua. La lettura mi ha permesso inoltre di comprendere quanto il film avesse inevitabilmente sacrificato della complessità dei personaggi e delle loro relazioni. Ora capisco perché Il colibrì abbia vinto il Premio Strega. Un romanzo che non racconta soltanto una vita, ma racconta la difficoltà e, allo stesso tempo, la forza di rimanere quando sarebbe molto più facile scappare.
Il colibrì
Un romanzo che incanta e commuove, sulla forza struggente della vita.
Marco Carrera, il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, è il colibrì. La sua è una vita di continue sospensioni ma anche di coincidenze fatali, di perdite atroci e amori assoluti. Non precipita mai fino in fondo: il suo è un movimento incessante per rimanere fermo, saldo, e quando questo non è possibile, per trovare il punto d’arresto della caduta – perché sopravvivere non significhi vivere di meno. Intorno a lui, Veronesi costruisce altri personaggi indimenticabili, che abitano un’architettura romanzesca perfetta. Un mondo intero, in un tempo liquido che si estende dai primi anni settanta fino a un cupo futuro prossimo, quando all’improvviso splenderà il frutto della resilienza di Marco Carrera: è una bambina, si chiama Miraijin, e sarà l’uomo nuovo.
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Autore:
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Editore:
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Collana:
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Anno edizione:2024
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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andrea 24 agosto 2026Una vita intera per imparare a resistere
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JANKA 24 agosto 2026Il colibrì: la forza di rimanere
Avevo visto tempo fa il film tratto da questo romanzo e non mi aveva particolarmente convinto: bravi gli attori, ma l’avevo trovato troppo sbrigativo. Sono quindi contento di essere stato “costretto” a leggere il libro, perché altrimenti mi sarei perso una storia che ho trovato profonda, dolorosa e sorprendentemente coinvolgente. Marco Carrera, il protagonista, potrebbe essere facilmente scambiato per un uomo passivo, quasi patetico, incapace di prendere in mano la propria vita. La lettura del romanzo mi ha fatto invece vedere tutt’altro: è un uomo che, davanti alle continue difficoltà, rimane. Rimane accanto ai genitori, alla figlia e alla famiglia anche quando avrebbe avuto molte occasioni per scappare e rifarsi una vita altrove. Proprio come il colibrì, che resta immobile consumando enormi quantità di energia, Marco diventa il perno di una famiglia che lentamente si disgrega. Ho apprezzato moltissimo anche la struttura narrativa. Veronesi racconta la vita di Marco saltando continuamente avanti e indietro nel tempo, attraverso ricordi, lettere e avvenimenti che progressivamente si incastrano. Una struttura che inizialmente può disorientare, ma che finisce per risultare perfetta per raccontare una vita e, soprattutto, il funzionamento della memoria. È un romanzo pieno di dolore, lutti, incomprensioni e occasioni perdute, ma non è un libro disperato. Al contrario, trasmette un messaggio di speranza: anche dopo gli urti più devastanti, la vita continua. La lettura mi ha permesso inoltre di comprendere quanto il film avesse inevitabilmente sacrificato della complessità dei personaggi e delle loro relazioni. Ora capisco perché Il colibrì abbia vinto il Premio Strega. Un romanzo che non racconta soltanto una vita, ma racconta la difficoltà e, allo stesso tempo, la forza di rimanere quando sarebbe molto più facile scappare.
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Gabri 09 giugno 2026Drammatico
Veronesi non è una passeggiata...mi è stato consigliato ma non lo consiglio....intenso e triste per la tematica trattata....
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