Si. Sostenibile. Decisamente sostenibile. Leggere queste rime per chi, come me, ha avuto la fortuna di nascere e vivere in una Roma ancora innocente, a tratti ingenua e miracolosamente scevra dal nichilismo che la attanaglia oggi, significa tornare indietro di oltre cinquant'anni. La visione semi onirica che l'autore ci propone nella sua introduzione, funziona; funziona davvero. Ci chiede di immaginare il monte dei cocci a Testaccio, avvolto dalla nebbia del tempo e di vedersi avvicendare tutte le figure rappresentanti i duri e faticosi mestieri di una volta. Ognuno di loro, con la mestizia e la struggente nostalgia di un tempo che non c'è più, declama la propria fatica, il proprio sacrificio, le rare soddisfazioni e le proprie amarezze. Spaccarsi la schiena per guadagnare quanto basta per la sopravvivenza, per poi lasciare questa vita improvvisamente, senza avere il tempo di guardarsi indietro. In una sorta di rivincita morale, l'autore si schiera dalla parte degli umili e restituisce loro quella dignità che, in vita, raramente hanno visto riconoscersi. Una sana e bella operazione di salvaguardia della memoria che, a tratti, può far male. Può far male a me e a quelli come me, trasteverino doc, che ho vissuto gli anni innocenti della gioventù nei vicoli dove tanta vita è passata nella scostumata e chiassosa allegria della povera gente. E' come tornare a fare il bagno nella tinozza di nonna; ti spinge a guardarti intorno e a respirare gli odori di un mondo che, purtroppo, ora appartiene solo ai ricordi... Grazie Daniele; ora ho un motivo in più per apprezzare la tua arte!
La collina dei cocci... Una Spoon River romana
“Una fascinazione. Mi viene da pensare che l'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, si sia furtivamente introdotta nella mia anima, sedimentandosi giorno per giorno, fino a provocare un’impellenza narrativa, che ho cercato di soddisfare con la realizzazione di questa piccola opera. In realtà, tutto nasce dall'ascolto di un disco, o meglio di un concept album (come dicevano una volta quelli della mia età), realizzato dal più grande poeta-musicista italiano, Fabrizio de Andrè. Non al denaro, non all'amore, né al cielo e per me un disco di formazione negli anni giovanili (oltre che un assoluto capolavoro). Ma per molto tempo l'ho ascoltato solo in quanto prodotto musicale. Poi ho scoperto la suggestione e l'insopprimibile attrazione provocata dalla lettura dell'opera letteraria che lo aveva ispirato.”
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Anno edizione:2024
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RadioBlog 20 settembre 2024La (sostenibile) leggerezza della nostalgia!
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