Il libro di Gianrico Carofiglio si conferma, anche in questa nuova edizione, un testo scorrevole, costruito con quella chiarezza espositiva e quella capacità divulgativa che da anni caratterizzano l’autore. La prosa è efficace, pensata per accompagnare il lettore senza mai risultare ostica. Proprio per questo, però, il limite del libro risulta ancora più evidente. Carofiglio insiste a lungo, forse troppo, sulle brutture del linguaggio giudiziario: le formule opache, l’abuso di tecnicismi, la distanza che quel linguaggio crea rispetto ai cittadini. Si tratta di osservazioni in larga parte condivisibili, ma reiterate con tale insistenza da finire per occupare uno spazio sproporzionato rispetto al resto del discorso. È evidente che questa attenzione derivi dalla sua esperienza di ex magistrato; tuttavia, ciò che poteva essere uno dei piani dell’analisi finisce per diventare il fulcro quasi esclusivo del libro, a scapito di una riflessione più ampia e articolata sul testo e sulle sue implicazioni. La nuova edizione, soprattutto nella parte iniziale, introduce un aggiornamento significativo sull’evoluzione del linguaggio negli ultimi anni, ed era proprio qui che si apriva l’occasione per riequilibrare l’impianto complessivo del volume. Un’occasione, però, solo parzialmente colta. Il risultato è un testo che resta interessante e leggibile, ma che non riesce a compiere quel salto ulteriore che lo avrebbe potuto rendere davvero irrinunciabile. A questo si aggiunge una criticità non secondaria: la scarsa precisione nelle citazioni di autori come Albert Camus e Philip K. Dick. Nel libro vengono riportate frasi attribuite loro che, in realtà, non risultano mai essere state scritte né pronunciate dagli autori citati. Un dettaglio? Non del tutto. In un testo che fa del rigore linguistico e della responsabilità delle parole il proprio asse portante, l’uso di citazioni apocrife indebolisce la credibilità dell’argomentazione. L’impressione è che tali riferimenti siano stati inseriti (forse dallo staff editoriale) senza una verifica puntuale, e che l’autore non abbia ritenuto necessario controllarne l’autenticità. Il bilancio finale è quindi quello di un libro valido, ben costruito, ma sbilanciato: interessante più per ciò che promette che per ciò che effettivamente realizza. Un testo che avrebbe potuto essere fondamentale, e che invece resta incompiuto nella sua ambizione.
Con parole precise. Manuale di autodifesa civile
Le parole non sono mai neutre. Saper distinguere quelle che mistificano da quelle che illuminano significa difendere lo spazio comune della verità e della democrazia.
«Dare il nome giusto alle cose può essere un gesto rivoluzionario.»
«Questo libro è una specie di medicina dello spirito.» - Corrado Augias
Le parole possono chiarire o confondere, costruire realtà condivise o generare illusioni tossiche. Occuparsi del linguaggio e della sua qualità non è dunque un lusso da intellettuali o una questione da accademici. È un dovere cruciale dell’etica pubblica. In questo libro Gianrico Carofiglio ci guida dentro l’officina della comunicazione politica e civile, mostrando come slogan, metafore e cornici linguistiche possano diventare strumenti di manipolazione o, al contrario, di liberazione. Partendo da esempi concreti – dai comizi di Trump alle retoriche dell’odio, dalle tecniche della propaganda alle parole oscure del diritto – Carofiglio insegna a riconoscere le trappole del linguaggio e a disinnescarle con chiarezza, rigore e immaginazione. Questa nuova edizione, aggiornata e ampliata, si presenta come un vero e proprio manuale di autodifesa civile: un invito a esercitare il pensiero critico, a scegliere le parole giuste, a non cadere nell’ipnosi della lingua manipolata. Perché la qualità del discorso pubblico è la qualità della nostra democrazia.
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Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Francesco 07 febbraio 2026Precisione invocata, precisione mancata
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terso 30 gennaio 2026
Un po' troppo preciso e dettagliato sul significato delle parole e con tante citazioni; ma davvero interessante. Lo consiglio.
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Danilo 09 gennaio 2026Con parole precise
ho appena terminato di leggere il saggio di Carofiglio ed è veramente fondamentale per cercare di scrivere e parlare in modo corretto. La parte che descrive ciò che viene detto e scritto nei tribunali è tutta vera come ha scritto "l'esperto" autore. Nella mia vita professionale ho svolto la mansione di ispettore di vigilanza dell'INPS dagli anni sessanta del '900 finoi a quasi il 2000 ed i miei accertamenti verbalizzati a seguito dichiarazioni di lavoratori interpellati non con la formula ADR (a domanda risponde) ma con domande mirate e scritte. I nostri verbali venivano spesso contestati dalle aziende tramite avvocati che durante la causa, contestavano non solo l'oggetto del contendere, ma denigravano soprattutto gli ispettori infamandoli con parole offensive come persone prive di ogni capacità professionale ed etica morale Un avvocato al quale chiesi spiegazioni di tale comportamento, rispose che i verbali degli ispettori erano delle schioppettate e loro si dovevano difendere con ogni mezzo anche con insulti. Ma gli ispettoori facevano "solo" il loro dovere applicando le leggi a tutela dei lavoratori. Grazie dott. Gianrico Carofiglio per aprirci gli occhi.
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