Un romanzo senza un'anima Ho trovato questo libro senza un'anima, senza una vera identità. Più che un romanzo, mi è sembrato la sceneggiatura di un'opera teatrale, nella quale il risultato finale dipenderebbe molto più dalla bravura degli attori che dalla storia stessa. Ecco cosa intendo per «senza anima»: mancano la recitazione, l'esposizione, il pathos che gli interpreti potrebbero trasmettere. Tolto tutto questo, resta un testo piuttosto piatto. Ho fatto fatica a inquadrare il romanzo, anche perché non ne conoscevo la trama. All'inizio ho pensato che si ispirasse alla letteratura anglosassone di fine Ottocento, richiamando lo stile di Jane Austen. Sono stato tentato di abbandonarlo. Poi ho immaginato di trovarmi davanti a un legal thriller, con una protagonista ingiustamente accusata. Poco dopo, la storia sembrava trasformarsi in un racconto di vendetta, con una donna intenzionata a regolare i conti per una violenza subita anni prima. Successivamente ho pensato persino a un romanzo erotico. Niente di tutto questo. Quando ormai avevo accantonato ogni ipotesi, arrivano le ultime pagine, che raccontano cosa è successo ai protagonisti quindici anni dopo. Sono rimasto piuttosto perplesso. Cosa voleva raccontare Peter Cameron? Una storia senza una vera direzione, senza una morale riconoscibile, nella quale gli eventi si susseguono e le vite dei personaggi si intrecciano. Ma che le vicende delle persone siano spesso interconnesse non è certo una grande rivelazione. Alla fine, mi è rimasta proprio l'impressione di aver letto la sceneggiatura di un film, o meglio, di un'opera teatrale. A suggerirmelo sono soprattutto i dialoghi, che occupano gran parte del libro e che rappresentano, paradossalmente, l'unico elemento che ho apprezzato davvero.
Coral Glynn
L'amore sconcerta. Ecco perché ha perfettamente senso
Ci sono libri - anche grandi libri - che si ricordano magari per la storia, o i personaggi, o le atmosfere. Poi ce ne sono altri, più rari e sfuggenti, che all'universo parallelo della letteratura arrivano in un modo diverso - curvando lo spaziotempo della narrazione per portarci in una scena che, al di fuori delle loro pagine, sembra non voler esistere. Ad esempio in una grande villa nella campagna inglese del 1950, dove Coral, che al mondo non ha più nulla e nessuno, arriva per assistere la padrona di casa, mentre il figlio di lei, il maggiore Clement Hart, cerca di guarire dalle ferite che gli ha lasciato la guerra. In quelle stanze buie, gelide e spettrali, Coral e Clement arrivano in brevi momenti, con le parole, quasi a toccarsi. Ma ogni volta, dalla caligine che si insinua ovunque, qualcosa - un anello rubato, un inquietante gioco infantile, un misterioso profumo di fiori - si materializza, costringendo il desiderio e il bisogno ad assumere una forma meno categorica dell'amore. È l'inizio di un viaggio lieve, doloroso e imprevedibile, difficile da raccontare e impossibile da dimenticare. Che Peter Cameron ci invita a intraprendere con una sola promessa, quella di guidarci, per minuscoli slittamenti delle emozioni, a un finale che non ci aspetteremmo - e di farci sentire improvvisamente molto vicini «al cuore dorato e incandescente dell'universo».-
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Edizione:2
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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JANKA 05 novembre 2026Più teatro che romanzo
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ANDRICCI 05 novembre 2026Una storia alla ricerca di un'identità
Un romanzo senza un'anima Ho trovato questo libro senza un'anima, senza una vera identità. Più che un romanzo, mi è sembrato la sceneggiatura di un'opera teatrale, nella quale il risultato finale dipenderebbe molto più dalla bravura degli attori che dalla storia stessa. Ecco cosa intendo per «senza anima»: mancano la recitazione, l'esposizione, il pathos che gli interpreti potrebbero trasmettere. Tolto tutto questo, resta un testo piuttosto piatto. Ho fatto fatica a inquadrare il romanzo, anche perché non ne conoscevo la trama. All'inizio ho pensato che si ispirasse alla letteratura anglosassone di fine Ottocento, richiamando lo stile di Jane Austen. Sono stato tentato di abbandonarlo. Poi ho immaginato di trovarmi davanti a un legal thriller, con una protagonista ingiustamente accusata. Poco dopo, la storia sembrava trasformarsi in un racconto di vendetta, con una donna intenzionata a regolare i conti per una violenza subita anni prima. Successivamente ho pensato persino a un romanzo erotico. Niente di tutto questo. Quando ormai avevo accantonato ogni ipotesi, arrivano le ultime pagine, che raccontano cosa è successo ai protagonisti quindici anni dopo. Sono rimasto piuttosto perplesso. Cosa voleva raccontare Peter Cameron? Una storia senza una vera direzione, senza una morale riconoscibile, nella quale gli eventi si susseguono e le vite dei personaggi si intrecciano. Ma che le vicende delle persone siano spesso interconnesse non è certo una grande rivelazione. Alla fine, mi è rimasta proprio l'impressione di aver letto la sceneggiatura di un film, o meglio, di un'opera teatrale. A suggerirmelo sono soprattutto i dialoghi, che occupano gran parte del libro e che rappresentano, paradossalmente, l'unico elemento che ho apprezzato davvero.
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Massimo 12 luglio 2026Coral Glynn
Scava in profondità la storia e le scelte di tutti i protagonisti con una delicatezza incredibile. L'imperfezione umana, fisica o sentimentale ci condiziona e ci limita. Finchè non troviamo una forma di ristoro. Molto bello.
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