Se dovessi descrivere questa storia con una sola parola direi “rinascita”. Sì, perché Eileen, sin dall’inizio del racconto ci mostra se stessa come fosse una sorta di uccellino in gabbia, complice il contesto in cui è sempre vissuta: tutto così grigio, cupo, tanto da fossilizzarsi lei stessa in questo grigiore a cui però, si capisce, nel profondo non vorrebbe appartenere. Più volte la sua mente, seppur in maniera stramba, dice di voler fuggire in un modo o nell’altro ma in un qualche rimane anni ancorata lì dov’è sempre vissuta. L’arrivo di Rebecca, così colorata e particolare a confronto di tutto ciò che la circonda, è l’ultima scintilla che le serve per convincersi a fare finalmente quel passo, seppur in maniera del tutto inaspettata da come si era immaginata. Inizialmente il finale così veloce mi ha lasciata un po’ di stucco, ma riflettendoci credo sia un po’ una metafora per farci capire che Eileen aveva solo bisogno di una spinta per andarsene perché in fin dei conti in cuor suo aveva già tutto pianificato. Certo, mi sarebbe piaciuto leggere anche della sua vita dopo X-ville ma va bene così, va bene che tutto venga lasciato all’immaginazione del lettore e da qualche dettaglio lasciato qua e là durante il racconto.
Eileen
«Non ci sono premi per le brave bambine. Se volete qualcosa, conquistatevela.»
È il 1964. Le ragazze americane scoprono le minigonne, fumano per strada, conquistano nuove libertà. Ma Eileen Dunlop non è come le altre: non cerca di rendersi attraente, non ascolta i Beatles e non guarda Ed Sullivan in tv. Vive con il padre alcolizzato in una cittadina di periferia, in un quartiere tutto alberi e gente perbene – un posto meraviglioso, a passarci in macchina. Lavora in un riformatorio per adolescenti maschi, dove insegna le regole così come dettato dalla sua educazione cattolica. Timbra il cartellino in entrata e in uscita. La vita di Eileen potrebbe scorrere così per sempre, noiosa e spenta come le sue gonne di lana al ginocchio. Ma non accade. Perché Eileen in realtà è una furia, i pensieri un groviglio, la mente come quella di un assassino. È il 1964. La libertà è a un passo. E se la libertà avesse un nome ambiguo e seducente come Rebecca Saint John? L'impeccabile direttrice del carcere, dagli occhi di uno strano azzurro tropicale e i modi dei ricchi straordinariamente belli? Forse, senza Rebecca, Eileen avrebbe passato il tempo giurando a Dio che sarebbe cambiata: sarebbe diventata una vera signora, avrebbe tenuto un diario, sarebbe andata in chiesa, avrebbe pregato, scelto amiche carine, fatto coppia fissa con un bravo ragazzo. Forse, senza Rebecca, Eileen non si sarebbe trovata a farsi strada da sola, allontanandosi in macchina in una gelida mattina di Natale...
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Anno edizione:2026
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Cams 14 settembre 2026
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federica 07 agosto 2026
era da un po’ che rimandavo questo titolo e con il senno di poi credo non sarei stata in grado di capirlo fino in fondo in un periodo della mia vita diverso da quello attuale eileen è un’eterna incompresa, bisognosa di amore e attenzioni che la famiglia non ha saputo darle e insegnarle e ciò che si legge per la maggior parte del libro è quasi doloroso: chi di noi non si è mai sentito così solo e ha mai fantasticato come solo eileen potrebbe fare? per me non è stata una lettura facile, proprio perché per certi versi mi sono rivista in eileen e ho avuto modo di riflettere sulla ragazza che sono e che sono stata in passato - complice, come dicevo sopra, forse, la fase di vita un po’ destabilizzante in cui mi trovo ora (o forse è solo la fase luteale del mio ciclo??) in ogni caso ho apprezzato l’entrata in scena di rebecca, così come ho trovato ‘rinfrescante’ la svolta crime sul finale, punto dal quale - ne sono convinta - la storia sarebbe potuta decollare ulteriormente fino ad arrivate al presente in cui la narratrice, eileen stessa, sta vivendo
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