Fessura
«Nascevano e nascono tuttora da questa sensibilità fra «naive» e surreale, ma anche metafisica in termini pittorici, certe sue figure di angeli, che non definirei proprio rilkiani, come qualche commentatore ha fatto. Essi non sono il frutto di una estenuata decantazione mistica ed estetica, ma la trasfigurazione delle maschere del teatro dell'infanzia: il culmine di un processo di liberazione da ogni paura, nel ritrovamento di sé e di una religiosità che coincide con l'invenzione del reale. Un risultato che fa pensare alla più arresa umanità del «clowns» di Fellini o dei racconti dell'assurdo familiare, così segretamente patetici sotto l'apparente allegria, della Ginzburg. Così in: «Un angelo» la fusione di sogno e ricordo, di invenzione e realtà, era riscattata da un'ombra di sorriso (l'alluce storto dell'angelo, la «treccina povera puntata in cima alla testa», le lentiggini ecc.), in una struttura complessa, a metà racconto e a metà lirica, con grande sapienza di passaggi semantici e di giunture, nella sincerità apparentemente disarmata dell'espressione. Il discorso vale anche per le liriche di Fessura, in parte nate contemporaneamente alle Storie di Ariano» (dalla prefazione di Pio Fontana)
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Anno edizione:2000
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