Un friccico de luna tutto pe’ noi. Poesie e dichiarazioni d'amore a Roma
I versi di Catullo, innamorato di Lesbia: «Tu dammi mille baci, e quindi cento, poi dammene altri mille, e quindi cento». E l’Ars Amatoria di Ovidio, che stabilisce regole e “trucchi” del corteggiamento: «Nulla è più duro d’una rupe, nulla è più molle dell’onda; e tuttavia morbida l’onda scava anche la rupe». Le rime di Giuseppe Gioachino Belli: «Lascio a te l’occhi miei, ch’erano belli, e ‘r core, che pe’ te s’è fatto vecchio». E le parole di Cesare Pascarella. Poesie, aforismi, testi teatrali, anche canzoni: l’amore a Roma ha un suo “linguaggio”, tutto da studiare, perfetto anche come base da cui prendere spunto per dichiararsi, che sia in un biglietto nascosto o in un canto a squarciagola. Anche le serenate, infatti, in città, hanno la loro romantica tradizione. Sono sentimentali sì, ma anche un poco pepate, per mantenere il carattere dell’Urbe, che della poesia conosce ogni sfumatura, anche il sollecito, il timore, la malinconia. Il segreto è in quel “friccico de luna”, chiesto da Rugantino, cantando Roma non fa’ la stupida stasera, che è immagine nota e cara a ogni amante capitolino.
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Anno edizione:2026
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