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Il giro dell'oca - Erri De Luca - copertina
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Il giro dell'oca Erri De Luca
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Descrizione

Dialogando con il figlio mai avuto, un uomo ripercorre la sua vita. Ma se a quel padre e a quel figlio dà voce Erri De Luca, le parole nate dalla notte emanano luce.

"Le parole. figlio, non inventano la realtà, che esiste comunque. Danno alla realtà la lucidità improvvisa, che le toglie la sua naturale opacità e così la rivela"

In una sera senza corrente elettrica, mentre rilegge Pinocchio, un uomo sente la presenza del figlio che non ha avuto, il figlio che la madre - la donna con cui in gioventù lo concepì - decise di abortire. Alla fiamma del camino, il figlio gli appare già adulto, e quella presenza basta «qui e stasera» a fare la sua paternità. Per tutta la notte al figlio «estratto da una cena d'inverno» lui racconta «un poco di vita scivolata». E così ecco l'infanzia napoletana, la nostalgia della madre e del padre, il bisogno di andare via, di seguire la propria libertà - «la libertà che ho conosciuto è stata andare e stare dove non potevo fare a meno» -, le guerre trascorse ma anche i baci che ha dato... e, a poco a poco che racconta, immagina le reazioni di questo figlio adulto, ciò che potrebbe dire, fino a che il figlio, da muto che era, prende la parola e inizia a dare voce alla propria curiosità («a proposito di maschere, di che ti vestivi a Carnevale?»), punteggia il racconto del padre con domande e osservazioni, lo guida, aiuta a mettere i dettagli a fuoco, e si fa guidare. Il monologo iniziale diventa così un dialogo a due voci, che indaga su una vita, sugli affetti, sulle scelte fatte, sui libri letti e su quelli scritti, sull'importanza delle parole e delle storie. Un'indagine che, più che tracciare un bilancio, vuol essere scandaglio, ricerca intima - quasi una rivelazione -, che accoglie l'obiezione, è aperta all'errore, si china sull'inevitabilità di ciò che è stato e salva, tramanda le qualità emerse dai ricordi («questa potrebbe essere una dote per me: imparare da qualunque esempio»). Mentre fuori si alza il vento che viene da nord e lui sistema sulla brace una fetta di pane perché, con un poco d'olio, serva a farli stare insieme ancora un po', da «padre inesistente, padre di una sera», gli pare di sbiadire, mentre il figlio aumenta di precisione, proprio come i personaggi dei romanzi diventano più precisi e memorabili dei loro autori, proprio come Pinocchio, e non il falegname che l'ha creato, dà il nome al romanzo.
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2018
4 ottobre 2018
122 p., Brossura
9788807033216

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Leggo poco! Ho sempre letto poco! Qui però devo dire la Mia! Ho letto diverse recensioni, molte tiepide, alcune confuse e la maggior parte non vedevano L ora di essere aggressive nei confronti del contenuto del libro. Nessuno ha salito il gradino che spetta al lettore che deve esprimere “ il giudizio”. Sicuramente avete troppo poco tempo X approfondire il contenuto “stretto e scomodo” delle parole di Erri De Luca! Se volete affascinare lettori “ON TOP” consigliate questo libro. Levatevi dalla bocca questa “SPOCCHIA” che chiude questi sentimenti in un recinto. Esistono manager, funzionari, impiegati costretti a leggere 50 mail al giorno ed a rispondervi. Alla sera non leggono ...é vero ... IGNORANTI! Lasciate che leggano queste parole di De Luca oltre altri autori che avete messo in un angolo. Farete bene il vostro lavoro, regalando emozioni. Il risultato sarà vendere più libri ( ON TOP ) a persone che oggi non leggono. Ci vuole tempo per giudicare un libro, il giudicarlo bene potrebbe arrivare ad un anima che non ama la lettura. ERRI È ARRIVATO AL CENTRO DEL CUORE DI UNO CHE NON AMA LEGGERE.

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Recensioni: 5/5

Erri De Luca centellina i suoi libri, anno dopo anno. Sono spesso esili volumi, non per questo meno profondi. Storie di personaggi che hanno vissuto e che osservano il mondo un po’ discosti ma sempre con acutezza; sullo sfondo emergono scorci di un'esperienza autobiografica che si fa luce, discreta, tra le righe. Un tratto autobiografico rivendicato. Erri De Luca è uomo dalle molte vite. Nessuna però sembra aver mai rinnegato le precedenti. Militante politico, operaio, muratore, alpinista, umanitario nell’ex Jugoslavia, ognuna è legata alle altre, ne è la causa o la conseguenza. Ogni frase, ogni parola pesa, appare scritta nella pietra, scavata con forza e sottratta a tutto quello che è accessorio. A volte emerge come sentenza, aforisma che impregna lo spirito del lettore, più spesso l'espressione si fa poesia, che sembra secca nella scansione paratattica ma che ha la sua musicalità, quella di una prosodia che fluisce e scorre. Ne “Il giro dell’oca”, questa carica poetica è ben presente, inonda il racconto e lo impregna, aprendo al lettore larghi spazi di riflessione ben al di là dell’esplicito. La nota autobiografica si fa qui più precisa che in passato, “non un bilancio ma una ricerca interiore” ci segnala la nota dell’editore. Come un singolare Geppetto, il narratore intaglia un figlio, gli dà forma e poi, a poco a poco, la parola. Il monologo si trasforma in dialogo. Un tenue dialogo, di poche parole. È il momento per raccontare una vita scivolata, fare riaffiorare ricordi di infanzia, brandelli di esistenza che sono diventati momenti forti, che hanno, a poco a poco, riempito il quotidiano. E proprio la lingua infine, elemento centrale per Erri De Luca, che pensa, parla e scrive tra Napoli e L’Europa, a cui il suo figlio interlocutore immaginario rimprovera di passare dalla mistica del vocabolario a quella della geografia. Egli che ribadisce più volte il ruolo della lingua materna, il Napoletano, con coi spera di dire addio al mondo, risponde con una frase scovata tra Dante e Proust: se fossi costretto all’esilio – dice -, non sarei esule, perché porto con me la lingua italiana che mi fa abitare ovunque.

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Recensioni: 5/5

bello e scorrevole

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Erri De Luca

1950, Napoli

Diciottenne, vive in prima persona la stagione del '68 ed entra nel gruppo extraparlamentare Lotta Continua. Poi sceglie di esercitare diversi mestieri manuali in Africa, Francia, Italia: camionista, operaio, muratore. Studia da autodidatta l'ebraico e traduce alcuni libri della Bibbia. È opinionista de «il Manifesto».Ha pubblicato con Feltrinelli: Non ora, non qui (1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino, 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre (2006), Almeno 5 (con Gennaro...

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