La piccola raccolta di poesie offre testi preziosi, talvolta intrecciati con la lingua sarda, spesso cesellati per la scelta scrupolosa delle parole e per la costruzione di ritmi che accompagnano il lettore nel guardare oltre il visibile, tra sogno e indeterminatezza, testi che osano vagare nel tempo e nello spazio geografico, ma anche tra stelle e pianeti, mostrando uno sguardo acuto, capace di trovare un raggio di sole anche tra la pioggia e la neve. Le stagioni, le fasi della giornata, le azioni quotidiane nella cucina, nella casa, sono occasioni per evocare ricordi personali, anche dolorosi ed esprimere riflessioni sul nostro presente. La lettura, talvolta amara, ha saputo anche restituire una sorta di consolazione perché “ anche vivendo… restiamo in carica per poco” e, allora, di fronte al nostro appartenere all’universo, perdono di senso tanti, inutili, affanni quotidiani.
Historiae
Eppure non ha senso
rimpiangere il passato,
provare nostalgia per quello che
crediamo di essere stati.
Ogni sette anni si rinnovano le cellule:
adesso siamo chi non eravamo.
Anche vivendo – lo dimentichiamo –
restiamo in carica per poco.
La poesia di Antonella Anedda è caratterizzata da sempre da una specie di sguardo a raggi infrarossi, da una capacità percettiva in grado di illuminare figure dell'invisibile, di evocare assenze e mancanze. E anche in questo libro, raccontando le tragedie dei migranti affogati nei nostri mari o la vita di chi va a cercare qualche avanzo nei cassonetti dei rifiuti, sono soprattutto le immagini a far procedere le «historiae». Immagini che riportano alla luce ciò che non si vuole vedere. Il rimosso storico è dunque al centro del libro, ma intrecciato con incursioni nella lingua sarda ed elaborazioni di lutti personali. Come se non ci fosse differenza tra pubblico e privato e l'angoscia fosse tutt'una. Ma oltre alla storia, piú della storia, ci sono la geografia e la geologia. La prima e l'ultima sezione, che incorniciano il nucleo piú politico del libro, sono dedicate a paesaggi allo stesso tempo concreti e metafisici, e alle ossa dei morti che ci ricordano l'appartenenza alla natura pietrosa dell'universo.
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Anno edizione:2018
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Palomar1960 21 gennaio 2026“Senza pensare al tempo, anzi pensandoci”
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Michela G. 30 aprile 2025Historiae
Testo poetico che consiglio vivamente. Ogni lettera e parola hanno una eco precisa. Anedda viaggia da sempre in coordinate limpide e ricche di materialità. L’ascolto della sua voce ci permette di sostare in solitudine e assenza, condizione dell’umano molto spesso mascherata o negata o rifuggita.
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