Stupisce che un libro di tale raffinata bellezza sia poco o per nulla conosciuto. L'autrice, che ha una formazione artistica, imprime alle sue dodici storie un carattere estetico oltre che narrativo. Innanzitutto partiamo dal tema: inventario di alcune cose perdute significa ripercorrere con la memoria, o affidandosi al racconto, i momenti in cui quelle "cose" hanno perso la loro consistenza terrena per diventare ricordo, fatto storico o leggenda. Ecco allora che, per un attimo, vediamo riaffiorare nell'oceano l'isola di Tuanaki, irrimediabilmente perduta perché sommersa dalle acque; oppure sentiamo ansimare con il suo fosco rantolo la tigre del Caspio, ormai estinta, costretta a combattere e rotolarsi nella polvere con un leone nell'arena; o ancora riviviamo l'ispirazione dei carmi d'amore di Saffo sull'isola di Lesbo. Dodici storie, dodici "cose" perdute, riunite in una Wunderkammer che sembra uscita dalla penna di Umberto Eco, un monito sulla fragilità dell'esistenza, che può sopravvivere solo quando rievocata, come appunto accade in questa lettura a metà tra favola e cronaca. Voto 4,5.
Inventario di alcune cose perdute
Vincitore del Premio Strega Europeo 2020
Una raccolta di dodici storie, ciascuna dedicata a una cosa che non c’è piú: narrazioni sospese in un delicato equilibrio tra presenza e assenza, fotografie ben a fuoco ma stampate con inchiostro scuro su carta scura, piccole realtà che solo l’immaginazione è in grado di riportare alla memoria.
«Il libro più stupefacente dell'anno: recuperando cose scomparse e trasformandole in grande letteratura, questa autrice ha compiuto una magia». - Die Zeit
«Judith Schalansky rende tutto nuovo e originale, cambiando il punto di vista». - la Repubblica
La Storia del mondo è piena di cose che sono andate perdute, smarrite nel corso del tempo o distrutte intenzionalmente, a volte semplicemente dimenticate – o magari, come si racconta nell’Orlando furioso, volate in un archivio sulla Luna. Inventario di alcune cose perdute è una raccolta di dodici storie, ciascuna dedicata a una cosa che non c’è piú: narrazioni sospese in un delicato equilibrio tra presenza e assenza, fotografie ben a fuoco ma stampate con inchiostro scuro su carta scura, piccole realtà che solo l’immaginazione è in grado di riportare alla memoria. Si va da Tuanaki, un’isoletta indicata su vecchie mappe che ormai giace sotto il livello del mare, alla tigre del Caspio, il cui ultimo esemplare impagliato andò distrutto in un incendio; dallo scheletro di un presunto unicorno, nascosto chissà dove, a Kinau, un selenografo tedesco dell’800 di cui pare nessuno sappia nulla, fino alle misteriose lacune dei carmi amorosi di Saffo, che custodiscono ipotesi e segreti. Come aveva già fatto nel suo Atlante delle isole remote, in questo libro Judith Schalansky gioca a ricreare mondi del passato a partire da pochi frammenti, si cala nei contesti, nei linguaggi, coglie di volta in volta gamme di colori e sensazioni, restituendo a ogni cosa anche il piú piccolo dettaglio, storico o visionario che sia.
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Collana:
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Anno edizione:2020
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ormos 18 novembre 2025
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