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La leggenda dei monti naviganti
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La leggenda dei monti naviganti - Paolo Rumiz - copertina
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La leggenda dei monti naviganti Paolo Rumiz
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Descrizione

Che cosa sono le montagne italiane? Quale identità portano con sé? Alpi e Appennini disegnano, insieme, una sorta di grande punto interrogativo. Che ha due risposte diverse. Un viaggio di ottomila chilometri che cavalca la lunga gobba montuosa della Balena-Italia lungo Alpi e Appennini, dal golfo del Quarnaro (Fiume) a Capo Sud (punto più meridionale della Penisola). Esso parte dal mare, arriva sul mare, naviga come un transatlantico con due murate affacciate sul mare, e lungo tutto il percorso evoca metafore marine, come di chi veleggiando forse vola - in un immenso arcipelago emerso. Trovi valli dove non esiste elettricità, grandi vecchi come Bonatti o Rigoni Stern, ferrovie abitate da mufloni, case cantoniere e paracarri da leggenda, bivacchi sotto la pioggia in fondo a caverne, santuari dove divinità pre-romane sbucano continuamente dietro ai santi del calendario. E poi parroci bracconieri, custodi di rifugi leggendari, musicanti in cerca di radici come Francesco Guccini o Vinicio Capossela. Un'Italia di quota, dove la tv sembra raccontare storie di un altro pianeta. Le due parti del racconto, Alpi e Appennini, hanno andatura e metrica diversa. Le Alpi sono pilastri visibili, famosi; sono fatte di monoliti bene illuminati e sono transitate da grandi strade. Gli Appennini no: sono arcani, spopolati, dimenticati, nonostante in essi si annidi l'identità profonda della Nazione. Storie che scivolano e volano insieme ai luoghi e parlano della parte più segreta del nostro paese.
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Dettagli

3
2013
Tascabile
1 luglio 2013
Brossura
9788807883064

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Un'Italia minore che va scoperta prima che scompaia del tutto. Non è forse il miglior libro di Rumiz, E' meno compatto di Come cavalli che dormono in piedi, ma ha alcuni capitoli straordinari per descrivere e far vivere i luoghi dell'Italia di montagna, sia delle Alpi che degli Appennini. Più "episodica" la parte che riguarda le alpi, più continua quella dedicata agli Appennini. Qualche volta affiora un ambientalismo al limite dell'ideologia, ma siccome l'autore è uomo di grande intelligenza e passione le sue prese di posizione fanno sempre riflettere. E il libro fa tanto più effetto perché racconta luoghi visitati solo qualche anno fa e già scomparsi: penso in primo luogo ad Amatrice, ma anche altri villaggi o borghi hanno cambiato aspetto nel frattempo. Un viaggio appassionato, che a volta fa commuovere e più spesso fa desiderare di essere lì.

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Un'Italia minore che va scoperta prima che scompaia del tutto. Non è forse il miglior libro di Rumiz, E' meno compatto di Come cavalli che dormono in piedi, ma ha alcuni capitoli straordinari per descrivere e far vivere i luoghi dell'Italia di montagna, sia delle Alpi che degli Appennini. Più "episodica" la parte che riguarda le alpi, più continua quella dedicata agli Appennini. Qualche volta affiora un ambientalismo al limite dell'ideologia, ma siccome l'autore è uomo di grande intelligenza e passione le sue prese di posizione fanno sempre riflettere. E il libro fa tanto più effetto perché racconta luoghi visitati solo qualche anno fa e già scomparsi: penso in primo luogo ad Amatrice, ma anche altri villaggi o borghi hanno cambiato aspetto nel frattempo. Un viaggio appassionato, che a volta fa commuovere e più spesso fa desiderare di essere lì.

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La mole del libro all'inizio mi spaventava, abituato ai reportage più brevi di Rumiz. In realtà, una volta entrati in questo viaggio, è impossibile uscirne. E' un libro che apre la mente e gli occhi alla lentezza e alla bellezza nascosta del territorio italiano, specialmente la parte dedicata agli Appennini. Davvero imperdibile!

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Paolo Rumiz

1947, Trieste

Paolo Rumiz è scrittore e giornalista triestino, inviato speciale del «Piccolo» di Trieste ed editorialista de «La Repubblica». Esperto del tema delle Heimat e delle identità in Italia e in Europa, dal 1986 segue gli eventi dell’area balcanico-danubiana. Nel 2001 invece segue, prima da Islamabad e poi da Kabul, l'attacco statunitense all'Afghanistan. Vince il premio Hemingway nel 1993 per i suoi servizi dalla Bosnia e il premio Max David nel 1994 come migliore inviato italiano dell’anno. Ha pubblicato, tra l’altro, Danubio. Storie di una nuova Europa (1990), Vento di terra (1994), Maschere per un massacro (1996), La linea dei mirtilli (1993), La secessione leggera (2001), È Oriente (2003), Gerusalemme perduta (2005), La leggenda...

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