Affascinanti, uniche, necessarie se si vuole approfondire la conoscenza dell’essenza di questa magnifica poetessa. Le “lettere” di Emily Dickinson sono il suo biglietto da visita, il mezzo per ricostruire il mosaico della sua esistenza fuori dal comune. Ogni lettera è unica e particolare. Da ogni scritto traspare la profondità e la fragilità di questa donna che decise dì trascorrere la sua vita da autoreclusa, prigioniera dei suoi sogni e dei suoi desideri. Mi chiedo come abbia fatto a rinunciare a passeggiare nei boschi che tanto amava, a smettere di curare l’amato giardino spesso protagonista assoluto dei suoi scritti. Di certo se fosse vissuta all’epoca della caccia alle streghe, sarebbe stata impiccata o bruciata. Solitaria, asociale, anticonformista, appassionata di libri che divorava nella sua camera che diventerà il suo mondo, lontano dalla folla e dalla vita “comune”. Tanti i destinatari, tra cui anche tanti amori, forse platonici o forse no, chi può davvero dirlo. La sua esistenza “di porcellana” è difficile da comprendere e interpretare anche da queste lettere. Consiglio la lettura a chi desidera conoscere più a fondo questa straordinaria poetessa.
Lettere 1845-1886
"Terse, introspettive, fitte – almeno agli inizi –, le lettere testimoniano di questo rapporto totale, esclusivo, sostitutivo che la poetessa ebbe con la lettura. E con le lettere che le furono inviate cui puntualmente rispose. Costituiscono interessanti raddoppiamenti simbolici sia delle rettangolari «cornici» – la finestra e la porta, ora socchiusa ora accostata – entro cui Emily Dickinson aveva scelto di «conchiudere» il mondo esterno, sia della sua solitaria esistenza di cui sottolineano il progressivo, centripeto movimento e la propensione a raccogliersi intorno a uno spazio sempre più circoscritto: il luogo e il tempo della scrittura, là dove gli squarci verso l’esterno e verso l’altro che la lettera «apre» «dilatano» la giornata di chi scrive e spalancano fantastiche voragini oltre la superficie limitata, nell’angolo della stanza, del tavolino a cui Emily Dickinson siede. Le lettere dicono delle letture di Emily Dickinson, letteralmente ne parlano e spesso le lasciano intravedere, al di là del tessuto stesso della lettera, al di là del suo dispiegarsi con toni familiari, amichevoli. Intermittente ipotesto, rievocano – con le missive che le giungono dall’esterno – il passato prossimo e lontano della vita di Emily Dickinson. Se la lettera è il filtro – positivo o negativo – che Emily Dickinson frappone tra sé e il mondo, le lettere che scrive testimoniano anche dell’impossibilità, del senso di impotenza e della sensuale attrazione che dovette provare nei confronti delle letture da cui la sua vita era stata segnata: «Se leggo un libro e mi sento gelare tutto il corpo, tanto che neppure il fuoco può scaldarmi, allora so che quella è poesia. Se provo la sensazione fisica che mi si stia spaccando il cervello, allora so che quella è poesia. Sono questi gli unici due modi in cui la riconosco, nessun altro». È dunque nella «lettura» che scorre la vita e affinché vita «sia» e continui ad essere, Emily Dickinson scrive. Per nessun’altra ragione." (Dall’introduzione di Barbara Lanati). Con uno scritto di Valeria Gennero.
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Anno edizione:2024
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Luana82 04 dicembre 2024Magnifica poetessa
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