Marcinelle, 1956. Quando la vita valeva meno del carbone

Marcinelle, 1956. Quando la vita valeva meno del carbone

di Toni Ricciardi

 
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Descrizione

Marcinelle è comunemente riconosciuta come la catastrofe per antonomasia degli italiani all’estero. Rileggendo la tragedia belga, dove morirono 262 lavoratori di 12 nazionalità, tra cui 136 italiani, che lasciarono 417 orfani, si riscoprono momenti e contesti che per molti aspetti assomigliano alle tristi pagine attuali di cronaca delle migrazioni. A partire dal 1946 – alla faticosa ricerca di un nuovo assetto istituzionale e in una condizione di incertezza totale sul proprio futuro – aveva gettato le basi organizzative di uno dei sistemi di esportazione di manodopera tra i più imponenti che la recente storia occidentale ricordi. Le piazze e i bar dei paesini, da Nord a Sud, erano stati letteralmente tappezzati di manifesti di colore rosa che incitavano e invogliavano a partire per le miniere del Belgio. Parallelamente ai centri di emigrazione, come da tradizione, si sviluppò anche la rete dei trafficanti di migranti che illegalmente reclutavano nelle campagne e nelle periferie delle città le braccia di intere famiglie da destinare al fruttuoso business della migrazione. Regolari o irregolari che fossero, l’importante era che il loro numero fosse il più alto possibile, per andare a scavare nelle viscere della terra quella “battaglia del carbone” che avrebbe dovuto caratterizzare il rilancio economico dell’intera Europa. Molti, dopo i primi mesi, rimpatriarono o furono arrestati per il rifiuto di sottostare alle condizioni disumane per le quali Bruxelles e Roma si erano accordate: la garanzia di un flusso di almeno 2000 minatori a settimana, in cambio di una fornitura garantita di carbone, che però non arrivò mai. Pur di farli continuare a partire, si evitò che i nuovi venissero a contatto con i vecchi. L’incendio della miniera di Marcinelle, avvenuto l’8 agosto 1956 quasi mille metri sotto terra, non rappresentò solo l’ennesimo tributo di migranti allo sviluppo economico europeo, ma anche il momento più drammatico di tutta un’epopea migratoria.

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