Malbianco - Mario Desiati - copertina
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Letteratura: Italia
Malbianco
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Descrizione

Dai boschi di Taranto al gelo dei campi di prigionia tedeschi, Mario Desiati ci consegna un grande romanzo che indaga il rapporto tra l'individuo e le sue radici, il trauma e la vergogna, interrogando con coraggio il rimosso collettivo del nostro Paese.


I segreti e i silenzi avvolgono i protagonisti di questa storia come il malbianco infesta il tronco degli alberi. Tra i Petrovici, infatti, ci sono da sempre piú fili nascosti che verità condivise. Ma le domande del figlio che si è smarrito, e per questo si volta a guardare le proprie orme, diradano via via le nebbie di una memoria famigliare lacunosa e riluttante. Chi sono davvero i Petrovici? Da dove arrivano? E cosa c'entra con loro un'antica ninna nanna yiddish che inconsapevolmente si tramandano da quasi cent'anni? Se «di certi fantasmi ci si libera soltanto raccontandoli», prima di tutto bisogna conoscere il passato da cui proveniamo.

Dettagli

2 giugno 2026
400 p., Brossura
9788806272029

Valutazioni e recensioni

  • SerenaFiorentino
    Il passato non è mai davvero alle nostre spalle

    Leggendo Malbianco ho avuto la sensazione che il passato non sia mai davvero alle nostre spalle. Quando non lo attraversiamo, quando scegliamo di rimuoverlo, non scompare: si deposita. Nei corpi, nelle relazioni, nei silenzi che ereditiamo senza saperlo. Lì nasce la malattia, non come colpa, ma come segnale. In un presente che scricchiola — fragile, smemorato, incapace di sostare nel dolore — questo meccanismo mi è parso ancora più evidente. Anche come società sembriamo vivere di rimozioni, come se bastasse non guardare per salvarsi. Ho riconosciuto quanto la memoria, anche quella dolorosa, sia l’unica possibilità di futuro. Senza elaborazione si vive a metà, per sottrazione, come se mancasse sempre qualcosa che non sappiamo nominare. Riappropriarsi del proprio nome — della propria storia — è allora un gesto necessario, non eroico, ma vitale: significa smettere di fuggire. Il pozzo, nel romanzo, mi è sembrato il luogo in cui vita e morte si tengono insieme, dove guardare in basso non è perdersi, ma finalmente vedere. E il bosco, contro ogni paura, non uccide: salva. Perché nasconde, protegge, perché concede tempo. Forse è questo che resta a me del libro: l’idea che solo affrontando ciò che è stato rimosso, individualmente e collettivamente, si possa smettere di ammalarsi e provare, con fatica, a stare nel mondo.

  • ANDRICCI
    Quando il passato diventa un parassita

    Malbianco di Mario Desiati è un gran bel libro, uno di quelli che non si limitano a raccontare una storia, ma cercano di dare un senso a ciò che si eredita senza saperlo. È un romanzo che, in un certo senso, si legge al contrario. Marco convive con un malessere che non sa spiegare. A guidarlo è il nome che porta, lo stesso di altri uomini della sua famiglia, come se fosse un’eredità più pesante del sangue. Da qui nasce una ricerca: ricostruire il passato familiare per trovare una forma di pace. Quella di Desiati è una storia che scava nelle radici. Il nome diventa quasi un’entità viva, una presenza che attraversa le generazioni. Viene naturale pensare al dybbuk della tradizione ebraica: un’anima irrisolta che si attacca a chi resta, un’eredità emotiva che non si riesce a scrollarsi di dosso. Ma il cuore del romanzo è un altro: il silenzio. Famiglie che non raccontano, padri che non spiegano, verità lasciate a metà. E da questi vuoti nascono fraintendimenti, fratture, identità spezzate. Il passato non elaborato diventa una condanna. È qui che il titolo trova il suo significato più potente. Il “malbianco” è un fungo che ricopre le piante e ne cancella i colori. Nel romanzo diventa la metafora perfetta: un parassita invisibile fatto di segreti e omissioni, che si trasmette da una generazione all’altra. Marco cerca di ricostruire ciò che non gli è stato detto, ma la verità completa gli sfugge. Eppure, in questo tentativo incompleto, arriva qualcosa di più importante: una forma di riconciliazione con se stesso. La seconda parte amplia lo sguardo e completa il quadro familiare, mostrando quanto il non detto possa deformare le relazioni e creare dolore. La morale è semplice e potente: il passato va compreso, non nascosto. Perché ciò che non viene raccontato non scompare. Si trasforma. Un romanzo profondo, senza retorica, che resta dentro. Da leggere.

  • PaolaS.
    Lettura faticosa ma importante

    Ho faticato parecchio a leggere questo libro, che ho trovato molto pesante e ripetitivo nelle prime due parti. Ho comunque deciso di proseguire nella lettura e, alla fine, ne sono rimasta soddisfatta; infatti, le ultime due parti, la terza in particolare, hanno ricompensato tutte le mie “fatiche”, coinvolgendomi appieno nella narrazione e nella ricostruzione storica delle vicende degli “internati militari italiani”. Ho apprezzato l’approfondita ricerca storica dell’autore su vicende ancora poco riconosciute e poco raccontate, il suo stile di scrittura, così ricco ed elegante e le bellissime descrizioni di Taranto (città stupenda), dei paesi vicini e del bosco dei Petrovici. Mi è piaciuto molto, anche, il rapporto fra Marco, il padre e la zia Ada. La mia valutazione è di 3,5 su 5.

Conosci l'autore

Foto di Mario Desiati

Mario Desiati

1977, Locorotondo

Mario Desiati è uno scrittore, poeta e giornalista italiano, vincitore del Premio Strega 2022.È cresciuto a Martina Franca occupandosi di cronaca politica e sportiva su giornali locali tra cui «Il Corriere della Valle d'Itria». In seguito alla laurea in Giurisprudenza conseguita a Bari nel 2000 ha lavorato in uno studio legale e pubblicato saggi sulla responsabilità civile. Nel 2003 si è trasferito a Roma, dove è stato caporedattore della rivista «Nuovi Argomenti» ed editor junior della Arnoldo Mondadori Editore. Dal 2008 a ottobre 2013 si è occupato della direzione editoriale di Fandango Libri confluita oggi nel gruppo indipendente Fandango editore. Ha scritto e pubblicato poesie, antologie, saggi e romanzi. Collabora con «La...

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