Labatut usa nuovamente la forma del saggio narrativo per indagare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, in una prospettiva legata alla filosofia della scienza e scevra di troppi tecnicismi. Al centro c’è la figura di Neumann, genio partito dalla matematica e dalla logica, dall’ambizione (sulla scia di Hillbert) di trovare assiomi formali universali, frustrata però dalla formulazione dei teoremi di incompletezza di Godel. L’esule ungherese (fuggito dal nazismo in ascesa) si unì allora al progetto Manhattan, contribuendo alla realizzazione delle prime bombe atomiche. Lavorò anche alla teoria dei giochi, declinata nella Mutual Assured Destruction che tracciò la via della guerra fredda. Non rinunciò però alla logica formale, allestendo il prototipo di un nuovo calcolatore (il Maniac), utile per i calcoli della bomba H, ma anche per lo studio e la replicazione degli automi digitali. Neumann può essere considerato a buon diritto il padre dell’intelligenza artificiale, assimilata a una sorta di divinità (nume tutelare del prossimo step evolutivo dell’umanità) nella fase ‘mistica’ che accompagnò la scoperta della malattia destinata a consumarlo. Come molti geni, fu una persona con cui non era facile relazionarsi, soprattutto nelle questioni familiari e sentimentali. Gli si rimproverò l’assenza di etica, l’applicazione di una logica razionale e fredda a tecnologie potenzialmente devastanti, una ricerca fine a stessa, una volontà di potenza insensibile alle ricadute sull’umano. Esattamente lo scenario temuto da Ehrenfest, protagonista del prologo (‘La scoperta dell’irrazionale’). L’ultima sezione è dedicata a una manifestazione eclatante dell’eredità di Neumann, la sfida tra neo-divino artificiale e uomo sulla tavola del Go.
Maniac
Libro finalista del Premio Lattes Grinzane 2024Libro finalista del Premio Terzani 2024L’odissea nera di John von Neumann, l’uomo che disegnò la mappa infernale del mondo che oggi abitiamo, nel nuovo straordinario libro di Benjamín Labatut.
«È quasi irresistibile la tentazione, leggendo Maniac, di consultare la rete ogni due paragrafi per controllare la corrispondenza storica di ciò che Benjamín Labatut sta raccontando». - Paolo Giordano, Corriere della Sera
«Labatut fa un'azione narrativa ammirevole. Si immerge nelle vite di tre grandi scienziati, Ehrenfest, von Neumann e Hassabis, partendo da una base di finzione che trova sempre corrispondenza nella realtà e, dopo poche pagine – se sei un lettore scettico – smetti di farti domande e ti affidi completamente a questa esperienza immersiva.» - Sara Annicchiarico
Quando alla fine della seconda guerra mondiale John von Neumann concepisce il maniac – un calcolatore universale che doveva, nelle intenzioni del suo creatore, «afferrare la scienza alla gola scatenando un potere di calcolo illimitato» –, sono in pochi a rendersi conto che il mondo sta per cambiare per sempre. Perché quel congegno rivoluzionario – parto di una mente ordinatrice a un tempo cinica e visionaria, infantile e «inesorabilmente logica» – non solo schiude dinanzi al genere umano le sterminate praterie dell’informatica e dell’intelligenza artificiale, ma lo conduce sull’orlo dell’estinzione, liberando i fantasmi della guerra termonucleare. Che «nell’anima della fisica» si fosse annidato un demone lo aveva del resto già intuito Paul Ehrenfest, sin dalla scoperta della realtà quantistica e delle nuove leggi che governavano l’atomo, prima di darsi tragicamente la morte. Sono sogni grandiosi e insieme incubi tremendi, quelli scaturiti dal genio di von Neumann, dentro i quali Labatut ci sprofonda, lasciando la parola a un coro di voci: delle grandi menti matematiche del tempo, ma anche di familiari e amici che furono testimoni della sua inarrestabile ascesa. Ci ritroveremo a Los Alamos, nel quartier generale di Oppenheimer, fra i «marziani ungheresi» che costruirono la prima bomba atomica; e ancora a Princeton, nelle stanze dove vennero gettate le basi delle tecnologie digitali che oggi plasmano la nostra vita. Infine, assisteremo ipnotizzati alla sconfitta del campione mondiale di go, Lee Sedol, che soc-combe di fronte allo strapotere della nuova divinità di Google, AlphaGo. Una divinità ancora ibrida e capricciosa, che sbaglia, delira, agisce per pura ispirazione – a cui altre seguiranno, sempre più potenti, sempre più terrificanti. Con questo nuovo libro, che prosegue idealmente Quando abbiamo smesso di capire il mondo, Labatut si conferma uno straordinario tessitore di storie, capace di trascinare il lettore nei labirinti della scienza moderna, lasciandogli intravedere l’oscurità che la nutre.
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Anno edizione:2023
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Loris 31 marzo 2026
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dolores mambelli 21 novembre 2025Le origini di quello che ora viviamo
A ben vedere quello che viviamo oggi è stato pensato , sognato , immaginato da persone che partirono da tutt'altro e , in certi casi , anche del tutto inconsciamente .
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Gaia 09 ottobre 2025Dalla bomba atomica all'intelligenza artificiale
Libro stimolante e di facile comprensione anche per chi, come me, non ha mai studiato fisica. Entrare nella mente e nella vita dei fisici, in particolare di John Von Neumann, che hanno fatto scoperte fondamentali tra cui l’invenzione della bomba atomica è stato interessante ed inquietante al tempo stesso, perché capisci che ad un certo punto la fisica e il progresso scientifico avevano preso il sopravvento sull’etica e sul valore delle vite umane. Curioso anche come, man mano che la loro genialità e fama cresceva, a contrario la loro vita sociale e la loro esistenza si deterioravano. Intrigante e interessante anche l’ultimo capitolo sul gioco del Go e sull’intelligenza artificiale.
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