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Descrizione


Romilda Gelardi viene alla luce in una notte di tormenta. Nel caldo della loro casa, Marica e Alfonso si illuminano davanti al miracolo di quella figlia femmina tanto desiderata, bella e polposa come una spiga di grano a giugno. Romilda si rivela subito una bambina speciale, capace di stabilire un dialogo istintivo con cose e persone. E suo padre Alfonso si rende conto che, di tutti i figli, forse solo Romilda ha le capacità per ereditare i segreti del suo mestiere. Sì, perché Alfonso è un mannaluoro: uno dei pochissimi depositari dell'arte di estrarre dai frassini la manna, sostanza dalle miracolose virtù nutritive e curative. Romilda cresce così tra gli insegnamenti della madre, e quelli del padre. Ma Romilda è destinata a incontrare presto la violenza del ferro e la prepotenza del fuoco: don Francesco, barone di Ventimiglia, la chiede in sposa ancora bambina. Seguire don Francesco significherà lasciare il bosco, conoscere le durezze di una vita più agiata ma profondamente inautentica - in cui anche l'esperienza della maternità può finire per espropriare una donna di se stessa. Giuseppina Torregrossa torna ai temi che le sono visceralmente cari: la sua terra e la femminilità. Una Sicilia nobile é feroce, terra di pazzi e sognatori, di aranceti e solfatare, è il palcoscenico sul quale si muovono personaggi memorabili, sul quale grandezza e miseria delle umane passioni prendono vita nel canto di una donna alla ricerca della propria libertà.
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Dettagli

2011
26 aprile 2011
382 p., Rilegato
9788804608660

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“…perché la Sicilia, allora come oggi, non è terra che permette di scegliere e nemmeno di fuggire, al massimo si può sperare.” La speranza porta in sé il patimento, chi spera comunque idealizza una realtà migliore, afferma dunque un tormento più o meno intenso, più o meno degno di considerazione. L’isola, che non permette di fuggire in quanto luogo staccato, è lo scenario ideale per la lotta intima che ciascuno di noi ha, prima o poi, con la solitudine, l’inadeguatezza, con la libertà. L’isola e i suoi confini come una prigione e le sue grate, un’immensità di purezza, dolcezza, forza e calore: Manna e Miele, Ferro e Fuoco. Quattro elementi con i quali si inizia un viaggio, a tratti un vicolo cieco poi orizzonte senza fine, in un’isola, l'animo umano, che ha fatto della debolezza la sua forza e viceversa, raggiungendo la pienezza del patire nel compatire, nella fusione necessaria, e nella comunione dei singoli elementi. L’unico modo per sopravvivere all’isola, convivere con i propri limiti, è viverla a dispetto di ciò che essa è, non isolati. Questa è la speranza, la sfida da scegliere, perché "sperare" sia prerogativa del presente e non un appuntamento futuro. Non si può fuggire da se stessi, ma ci si può staccare per cadere e, raccolti dalla vita, trasformati in dono, grazia: la nostra unicità è manna per l'umanità. "...come gocce di cristallo solleticate da un'onda elastica, le stalattiti si incrinarono, comparvero delle linee di frattura poi, o per un colpo di vento o per un incantesimo, simultaneamente i cannoli si staccarono dagli alberi e caddero..."

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Giuseppina Torregrossa

1966, Palermo

Madre di tre figli, vive tra la Sicilia e Roma, dove ha lavorato per più di vent'anni come ginecologa, occupandosi attivamente, tra le altre cose, della prevenzione e cura dei tumori al seno.Nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo, L'assaggiatrice e con il monologo teatrale Adele ha vinto nel 2008 il premio opera prima "Donne e teatro" di Roma. Tra gli altri suoi romanzi ricordiamo Il conto delle minne (Mondadori 2009), tradotto in dieci lingue, Manna e miele, Ferro e fuoco (Mondadori 2011), Panza e prisenza (Mondadori 2013), La miscela segreta di casa Olivares (Mondadori 2014), ll figlio maschio (Rizzoli 2015), Cortile nostalgia (Rizzoli 2017), Il basilico di Palazzo Galletti (Mondadori 2018), Il sanguinaccio dell'immacolata (Mondadori 2019), Al contrario...

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