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La mite - Fëdor Dostoevskij - copertina
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La mite - Fëdor Dostoevskij - copertina
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Descrizione


"Immaginate un uomo, accanto al quale sta stesa su un tavolo, la moglie suicida che qualche ora prima si è gettata dalla finestra. L'uomo è sgomento e ancora non gli è riuscito di raccogliere i propri pensieri... Ecco, parla da solo, si racconta la vicenda, la chiarisce da se stesso". Così Dostoevskij presenta al lettore il proprio racconto: 'fantastico' perché registra come sotto dettatura i pensieri che si svolgono nell'interiorità dell'uomo, ma anche estremamente 'reale' nella sua verità psicologica. Passando attraverso vari sentimenti spesso contraddittori, prima discolpandosi, quindi accusando, dandosi spiegazioni che si riveleranno fasulle, il protagonista giunge a poco a poco alla verità. Introduzione di Paolo Di Stefano.
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Dettagli

4
2013
Tascabile
5 giugno 2013
XXXI-72 p., Brossura
9788807900198

Valutazioni e recensioni

chiara
Recensioni: 4/5
"breve ma intenso"

la mia seconda lettura di Dostoevskij, una bellissima introspezione nell'anima di un uomo e di una donna. come se stesse parlando ora con sé ora con un interlocutore, il narratore ci guida tra tutti i suoi pensieri e ricordi spiegandoli o tentando di analizzarli. una bellissima lettura, semplice e scorrevole, ottima per conoscere meglio l'autore.

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Lebugiedellascienza
Recensioni: 4/5
Lettura piacevole

Mi è piaciuto meno de’ le notti bianche ‘ ma comunque ovviamente è scritto bene e scorre.

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Barbarachicca24
Recensioni: 5/5
l’incomunicabilità o la volontà di non comprendere

Dostoyevsky La mite • anno 1876 Cosa si cela dietro una volontà suicida non è dato sapere. Un momento di sconforto, una riflessione accorata sulla propria vita, un odio profondo verso chi dovremmo amare, una cocente delusione possono spingere ad un gesto estremo. Ma se quel gesto potesse essere impedito, verrebbe poi ripetuto successivamente? Nella maggior parte dei casi, assolutamente no. Il protagonista, l’io narrante, si colpevolizza per non essere riuscito ad evitare la tragedia rincasando cinque minuti prima. E il tormento e il dolore lo portano ad essere “poliedrico” nelle accuse, rivolte a tratti a se stesso, a tratti alla moglie, ed infine prendendosela con la vita tutta.

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Recensioni

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Recensioni: 4/5
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Fëdor Dostoevskij

1821, Mosca

Figlio di un medico, un aristocratico decaduto stravagante e dispotico, crebbe in un ambiente devoto e autoritario. Nel 1837 gli morì la madre, da tempo malata, e D. venne iscritto alla scuola del genio militare di Pietroburgo, istituto che frequentò controvoglia, essendo i suoi interessi già risolutamente indirizzati verso la letteratura (risalgono a quegli anni le sue prime letture importanti: Schiller, Balzac, Hugo, Hoffmann). Diplomatosi nel 1843, rinunciò alla carriera che il titolo gli apriva e, lottando con l’indigenza e con i disagi di una salute cagionevole, cominciò a scrivere: il suo primo libro, il romanzo Povera gente (1846), che ebbe gli elogi di critici come Belinskij e Nekrasov, rivela già l’attenzione pietosa di D. per...

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