Sepúlveda costruisce una storia che, pur avendo il ritmo del noir e dell’inseguimento, mantiene una malinconia di fondo che è la sua firma più riconoscibile. Un romanzo che si muove tra avventura, memoria e disillusione politica, con quella malinconia luminosa che è la cifra di Sepúlveda. La storia si apre durante la Seconda guerra mondiale: due guardie carcerarie tedesche, Franz e Ulrich, sognano di fuggire dall’orrore e ricominciare nella Terra del Fuoco, “l’ultimo angolo promettente del pianeta”. Per pagarsi il viaggio rubano un tesoro nazista, la “Collezione della Mezzaluna Errante”, cento monete d’oro. Solo uno dei due raggiungerà la meta, e passerà la vita ad attendere l’amico senza mai toccare l’oro. Cinquanta anni dopo, la caccia riprende attraverso Frank Galinsky, ex militare della Germania Est, e Juan Belmonte, ex guerrigliero cileno esiliato in Europa. Per Galinsky è un tentativo disperato di dimostrare di non essere un relitto della storia; per Belmonte, l’uomo che porta il nome del torero amato da Hemingway, è l’occasione di tornare in patria e affrontare ciò che ha lasciato: Veronica, la sua compagna. Ed è qui che il romanzo si fa più profondo. Veronica è il simbolo di migliaia di vite spezzate dalle dittature sudamericane. Una donna riapparsa come un guscio vuoto, isolata in un mondo di silenzio, svuotata della propria anima. Sepúlveda non descrive la violenza: la lascia parlare attraverso le sue conseguenze. Il Cile che Belmonte ritrova è un paese che proclama di essere felice e democratico, ma che ha costruito quella felicità rimuovendo i desaparecidos, cancellando la memoria di chi è sparito “da un giorno all’altro per non riapparire mai più”. Belmonte si definisce “un uomo che sa perdere”, ma non è un vinto: continua a camminare. Un libro che unisce avventura e coscienza politica senza perdere la misura umana, che chiede al lettore di ricordare, di interrogarsi e, soprattutto, di non distogliere lo sguardo.
Un nome da torero
Nel pieno della Seconda guerra mondiale, una collezione di antiche monete d'oro sottratta dalla Gestapo al suo legittimo proprietario, scompare. A rubarla sono stati due soldati tedeschi, che sognavano la libertà lontano dal loro paese.
Cinquant'anni dopo, in una Berlino ormai liberata dal Muro, un ex guerrigliero cileno riceve da una compagnia di assicurazioni l’incarico di ritrovare il tesoro là dove uno dei due complici lo ha sepolto: nella Terra del Fuoco. Belmonte, il cui nome ricorda quello di un famoso torero, accetta la proposta, soprattutto per amore di una donna lasciata in Cile: ma la sua missione si trasforma ben presto in una gara micidiale. In quella stessa Berlino, infatti, un ufficiale dei servizi segreti della Germania Est, ormai disoccupato, viene a sua volta ingaggiato per recuperare il tesoro. Chi arriverà per primo alla Collezione della Mezzaluna Errante?
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Edizione:3
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Anno edizione:2017
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Ely 09 aprile 2026Gli effetti della storia
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Marco Spinello 20 novembre 2017
In questo libro, Sepulveda, ci porta a fare un fantastico viaggio tra due mondi, due personaggi, due storie diverse ma unite da un unico fine quello di ritrovare delle monete d'oro. Una storia avvincente, che riesce a lasciare senza fiato tipico di Sepulveda.
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Vincenzo Santaniello 19 marzo 2015
Meraviglioso libro, che potrebbe anche essere un film, d'avventura, suspence, e che tratta di temi sociali. Luis Sepulveda, noto scrittore cileno, con questo suo "nome da torero" ci porta dalla Berlino agli albori del post-comunismo degli anni 80-90, al lontano e quanto mai meraviglioso Sud america, Argentina, Cile...in una caccia al tesoro, storico, insaguinato e bramato da forze potenti del mondo. Avvincente!
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