Nonostante abbia trovato questo racconto piuttosto prevedibile e carico di cliché, devo dire che alla fine mi ha toccato ed emozionato, soprattutto nelle ultime commoventi pagine. C'è sicuramente tanto amore per le persone care, per la natura e per la montagna, l'importanza della memoria, diverse riflessioni profonde, ma ho trovato lo stile di scrittura un po' troppo piatto e alcune vicende buttate lì, a riempire il racconto e poco altro (penso, ad esempio, al rapimento e al lavoro della mamma dei gemelli). Non ho poi capito cosa c'entri nella dinamica della narrazione il riferimento a Massimiliano Ossini, che mi è parso proprio fuori luogo. Tutte queste valutazioni (e i numerosi refusi incontrati nel testo) mi portano a esprimere una valutazione complessiva che, seppur positiva, poteva essere sicuramente migliore, visti i temi trattati e le aspettative iniziali.
Onesto
Con la storia di Onesto, Santo e Celeste ci emoziona, ci commuove, ci accompagna in alto, dove l'aria è sottile e ci si sentiamo intimamente rinnovati, capaci di guardare la vita con occhi nuovi.
«Credo di aver capito l'amore cos'è. È qualcosa che, se lo metti accanto al cielo, non sfigura.»
Guido Contin detto Cognac abita in un casello dismesso della vecchia ferrovia adagiata tra i boschi del Cadore insieme a Moglie, la sua gatta. È anziano e non possiede più nulla se non una cartelletta piena di lettere indirizzate alle cime delle montagne e respinte al mittente. Sono pagine scritte a mano da un uomo che si firma con il nome di Onesto e racconta la sua vita con il fratello gemello Santo, l'incontro con Celeste, la guerra, la morte e l'amore. Sembrano storie semplici, di persone che accettano il destino senza porsi domande, aggrappate alla vita come i larici ai pendii più scoscesi. E invece rivelano vicende straordinarie: un rapimento, un figlio ritrovato, una terribile violenza, una bomba che cade nella notte, una fotografia nascosta tra le rocce, un segreto pieno di vergogna e, soprattutto, un amore inconfessabile che scorre attraverso la vita come un torrente impetuoso. Nella sua semplicità, Onesto ci rivela qualcosa di universale: “in molti credono che per scalare ci voglia forza, invece è proprio il contrario. Scalare, come vivere, non è questione di tenere, è questione di lasciar andare. Ogni cosa. La paura, l'incertezza, i problemi, le soluzioni, il passato, il futuro, le prese, gli appigli. Tutto quanto. Lasciare andare in un movimento continuo che avvicina al cielo”. Francesco Vidotto è un narratore capace di andare dritto al cuore delle cose.
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Anno edizione:2025
A un passo dal cielo
Lettere inviate alle vette delle montagne che raccontano la vita di Onesto ( il mittente) che si intreccia a quella del fratello Santo. Ricordi di un tempo passato malinconico e importante che Onesto tratteggia delicamente in quelle lettere custodite con amore da Guido. Meraviglioso e intenso come le montagne a cui si rivolge Onesto, questo libro è una scoperta pagina dopo pagina.
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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PaolaS. 06 settembre 2026Emozionante, ma non basta
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Debora 17 giugno 2026
Una sola parola: intenso!
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Lysa 10 aprile 2026Tutto d’un fiato
Non ci sono parole per descrivere ciò che ho letto. Scorrevole e mi è piaciuta tantissimo anche la scrittura. Penso che leggerò anche gli altri libri di Francesco Vidotto!
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