La meravigliosa e irriverente silloge "Peccati, Perversioni, Preghiere - Una teologia dell’Estasi", dell'autore Gabriele Micozzi, è una raccolta che invita a non essere ignavi, indifferenti e perbenisti e a vivere la vita pienamente, cercando di rendere il mondo un posto migliore. La raccolta è suddivisa in tre parti (Peccati, Perversioni e Preghiere) ed è scritta usando un linguaggio ricco di inglesismi e tecnicismi (soprattutto informatici), uniti a frasi latine, che danno un senso di solennità religiosa. L'autore utilizza il termine "KPI (Key Performance Indicator) dell'anima" per compiere una misurazione di tutti i momenti in cui ci si trova a dover scegliere se vivere in accordo col proprio essere, oppure esistere "a metà", costretti da autoimposizioni e moralismi, che impediscono di realizzarsi in maniera completa. Ciò che viene volutamente trascurato e oscurato finisce per diventare un peso, un autosabotaggio continuo che crea un agglomerato di mostri ingabbiati e soffocati che potrebbero uscire da un momento all'altro. Il poeta parla di una "salvezza" possibile solo attraverso il "peccato", quindi di una vita veramente vissuta solo attraverso l'azione e la partecipazione, soprattutto ai sentimenti e alle emozioni, molto spesso centellinati, cercando un controllo e una continenza che impediscono all'interiorità di realizzarsi e di trovare compimento o, semplicemente, un sano sfogo. Il poeta ha inventato la forma poetica del "FilmBook®" che prevede una vera e propria messinscena teatrale del testo, in un mescolarsi di prosa, poesia e recitazione che dà una forma concreta alla scrittura. Indicando musiche, pause, cori e voci, l'autore crea un vero e proprio scritto drammaturgico-poetico, con una regia integrata, che regala sensazioni visive, uditive e immersive profonde. "CORO (uomo + AI): Ma la rotta è persa. Ulisse non torna. Itaca è offline. E le sirene ora vendono sex toys in NFT mentre il pianeta brucia per alimentare le nostre lacrime artificiali." L'autore mostra una grande sensibilità per temi di stringente attualità quali l'ecologia e la salvaguardia del pianeta, ed esorta a un cambiamento radicale e vero, non a una serie di azioni virtuose, fatte per sentirsi a posto con la coscienza o per seguire una "moda ecogreen", rese poi inutili da altre molto più impattanti. "Hai detto: “Lasceremo un mondo migliore ai nostri figli.” Poi il SUV, il volo low-cost, la t-shirt a 2 euro. Hai separato la plastica per sentirti in pace mentre acquistavi 47 oggetti inutili in un clic. Hai postato tramonti su Instagram e asfaltato il giardino per il parcheggio. Hai proclamato: “Il clima è un problema serio” e messo l’aria condizionata a 16°." Micozzi non ha filtri, scrive in maniera diretta, graffiante, irriverente e raggiunge l'obiettivo di toccare direttamente i punti scoperti di una società perbenista che continua a fingere, trascorrendo un'esistenza colma di insoddisfazione. Usa parole forti e titoli incisivi come "Fallocrazia", "Vulvarchia", "Clitoride di Dio", riconosce il fallimento e la distruzione compiuta dalla società maschilista, che impone all'uomo di essere potente, dominante e prestante e di non mostrare alcuna emozione. "Ma oggi — oggi il mio fallo è stanco. Non vuole più comandare. Non vuole più fingere potenza. Vuole piangere, tremare, ascoltare, essere lingua, non spada." Auspica in un Dio di sesso femminile, che rappresenti la potenza creatrice e materna della Natura, che abbiamo bistrattato. "Dio se ci sei non puoi essere maschio— i maschi hanno violentato la Terra. Dio se esisti non puoi che essere femmina, Gaia che respira negli ultimi alberi. Dio divieni Madre Terra, raccogli le nostre spoglie tossiche. Riportaci nel tuo utero di humus. Abbi pietà di noi, scendi su di noi come pioggia acida e IMBUIA la nostra cecità ecocida." Nella prima parte del libro vengono analizzati i sette peccati capitali facendo un bilancio di ciò che realmente è stato vissuto e di cosa è stato evitato. L'autore parla di anime che per paura perpetrano un sistematico tradimento interiore soffocando istinti, amori e momenti per dire realmente ciò che pensano. La santità è di chi ha amato davvero, con tutto se stesso, mentre il mondo attorno rideva, di chi ha creduto alle passioni, a quel fuoco che dà senso all'esistere, a quegli errori che vanno assolutamente fatti. Chi crede, chi ha speranza e chi cerca di cambiare le cose, andando controcorrente viene visto dalla società come una sorta di eretico. "X. Aver creduto ancora, dopo tutto, nel fuoco della vita Hai scritto poesie tra i detriti. Hai acceso candele nel deserto. Hai sognato in una lingua che nessuno capiva. Hai amato, mentre il mondo rideva. E per questo, sei l’unico santo che non verrà mai canonizzato. — la perversione della speranza come eresia" L'autore parla di un amore che passa prima attraverso il corpo, che è concreto, pulsante e vero come lo sono la carne e il sangue, un amore che è anche dolore, ma, soprattutto, libertà. "Sia benedetto chi ama col corpo prima del cuore, perché il cuore mente, ma il corpo… il corpo urla verità. E sia benedetta ogni forma d’amore che non si chiede il permesso di esistere, che bestemmia i dogmi del perbenismo, che si proclama: Santa. Libera. Dannatamente umana." La raccolta termina con un poema visivo che rappresenta la via crucis dell'essere umano e che parla di tutte le persone non viste, quelle che stanno soffrendo a causa della violenza e dell'ingiustizia nel mondo e quelle che hanno dato tutto, senza ricevere nulla in cambio. "E il Paradiso – se esiste – ha una porta laterale per chi ha portato la croce senza rumore E allora ora che sei solo in cima a questo Golgota quotidiano sappi che non sei stato dimenticato. La croce che porti è diventata verso, carne, testamento. E il tuo cammino– anche se stanco – ha inciso la Storia. Quella vera. E tu che croci porti che nessuno vede?" Consiglio a tutti questa raccolta di poesie visionarie, sincere, sferzanti, che mettono di fronte alle fragilità, alle mancanze, alle ipocrisie dell'essere umano, invitando a una vita più aderente ai propri desideri e inclinazioni, improntata alla libertà e al rispetto dell'altro e della natura che ci ospita.
Peccati, perversioni, preghiere
L’inferno è quando perdiamo la speranza, la voglia di crescere, di esprimerci, di migliorarci. "Peccati, Perversioni, Preghiere" non è un’opera religiosa: è una discesa che risale, una liturgia carnale che scava nell’umano per riportarti in superficie più vivo. Un patto nuovo con te stesso. Perché ognuno di noi può arrivare alla propria estasi. Una raccolta poetica e performativa che cerca il divino nell’uomo – anche passando attraverso le ferite. Da recitare come mantra, da gridare come rivolta, da accarezzare come pelle che trema. Qui non troverai un Dio in cattedra: sentirai il frammento di divino che abita ogni essere. La salvezza non è senza peccato. È "attraverso".
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Anno edizione:2025
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Elisa 25 ottobre 2025Una silloge meravigliosa, irriverente e potente
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