Perché ero ragazzo - Alaa Faraj - copertina
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Letteratura: Libia
Perché ero ragazzo
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Descrizione

Libro vincitore del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani 2026

Le lettere dal carcere di un giovanissimo calciatore partito per l’Italia, pieno di speranze, progetti, una certa idea di Europa. Il romanzo di uno scandalo umano e giudiziario attraverso lo sguardo sbigottito di un ragazzo che non ha mai smesso di sognare.

«È un libro commovente e appassionante che fa disperare ma anche venire voglia di combattere per salvare il suo autore da un destino impossibile.» - Daria Bignardi

«Un ragazzo condannato come scafista e una professoressa. Dal loro incontro nasce un libro che riesce a smuovere le montagne.» - Stefania Parmeggiani, Il Venerdì di Repubblica


Nell'agosto del 2015 la Libia è un paese devastato dalla guerra civile, l'Italia dista 500 chilometri, circa un'ora di volo, Alaa ha appena 20 anni. È uno studente di ingegneria, una promessa del calcio libico, alle spalle una famiglia pronta a sostenerlo nel suo sogno: raggiungere l'Italia, un nuovo inizio, la speranza concreta di un futuro felice. Ottenere un visto, però, è impossibile, i canali umanitari non esistono, l'unica strada è salire a bordo di un barcone con due amici, anche loro calciatori. Durante quella maledetta traversata 49 persone muoiono soffocate dentro la stiva. I giornali parlano di «strage di ferragosto». Accusato di essere uno degli scafisti, Alaa afferma da anni la sua innocenza. Ha accettato il ruolo del detenuto, non accetterà mai quello del criminale. Ha scritto questo libro in prigione, in un italiano appreso dentro le celle, in una lingua naturalmente delicata, ironica, piena di stupore. Lo ha scritto lettera dopo lettera, inviandole ad Alessandra Sciurba, conosciuta in carcere durante un laboratorio, da anni la voce e il volto della battaglia di Alaa per la verità. "Perché ero ragazzo" è il racconto di un viaggio fatto di speranze e pericoli, l'indecenza delle morti per mare, l'arresto, la condanna, i primi 10 anni di carcere. Alaa Faraj ripercorre la sua storia con uno sguardo sbigottito e una paradossale fiducia nello Stato: le indagini forse frettolose, sulla base di poche testimonianze di persone sotto shock, la vita dietro le sbarre, la voglia di studiare, la felicità di certi incontri, la necessità di resistere, la paura e la frustrazione sempre in agguato. La sua battaglia per la libertà è diventata la battaglia di scrittori e artisti, attivisti come don Ciotti, giornalisti d'inchiesta, programmi Rai, Le Iene, quotidiani nazionali, un'attenzione che non accenna a scemare. Sono più di 3.000 le persone arrestate negli ultimi dieci anni in Italia come «scafisti» - nella sentenza dei giudici «l'ultima ruota di un mostruoso ingranaggio del traffico di vite umane» - ma è noto che i trafficanti, quelli veri, rimangono a casa senza rischiare, spesso agendo in continuità con le autorità del loro paese, e non solo.

Dettagli

16 settembre 2025
340 p., Brossura
9788838948954

Conosci l'autore

Foto di Alaa Faraj

Alaa Faraj

1995, Bengasi

Alaa Faraj è nato a Bengasi nel 1995. La giustizia italiana lo ha condannato, in tutto, a 30 anni di reclusione accusato in via definitiva di essere uno degli scafisti della traversata dell’agosto 2015 al largo della Sicilia, in cui persero la vita 49 persone. Reato che il trentenne libico dice di non aver mai commesso. Il presidente Sergio Mattarella gli ha concesso, lo scorso dicembre, la grazia parziale. In carcere a Palermo ha cominciato a raccontare la sua storia, scritta sotto forme di lettere inviate ad Alessandra Sciurba, docente di filosofia del diritto. Ne è nato il libro Perché ero ragazzo (Sellerio) vincitore del premio Terzani 2026.

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