Dei miei problemi con i nomi nordici, ho già parlato. Poi, non so, si ha l’impressione che i nordici siano così pochi che si siano, in passato, sposati tutti tra loro, perciò, oltre all’estraneità dei suoni, c’è anche il fatto che i cognomi sono simili, o uguali (Gudeson, Gudbrand, Brandaugh, argh) . Però questo di Nesbø è un giallo che mi sono goduta nonostante queste e altre difficoltà. Prima fra tutte, il montaggio che l’autore fa tra la storia presente (1999-2000) e la Storia passata (1942-1945). Una storia nella Storia che non conoscevo granché, perché chi mai si occupa specificamente della Norvegia nella seconda guerra mondiale? Chi mai sa distinguere tra i collaborazionisti, i patrioti, i resistenti, i filonazisti, e quelli che, disinvoltamente o meno, passano da un a parte all’altra della barricata ideale? In ogni modo, la storia di guerra si segue con interesse, perché racconta del fronte, del modo in cui i soldati semplici affrontano e superano (o meno) ciò che accade, si parlano, si uccidono, complottano, sono feriti, fuggono, tornano, si innamorano e così via. Si perde il filo, però, quando qualcuno muore, qualcuno è ferito, qualcuno guarisce, qualcuno no, e tutti questi “qualcuno” si chiamano (esempio) Daniel Gudeson oppure Gudbrand (che viene citato circa duecento volte soltanto per cognome, e il cui cognome -se capovolto- assomiglia pericolosamente a Brandaugh, che però è un personaggio della storia più recente). Insomma, bisogna cercare di procedere ugualmente, anche perché, nonostante quello che ho appena detto, il racconto scorre e si può seguire. In parallelo, la storia presente, la politica, il timore di attentati, le indagini del ‘solito’ commissario Hole (nome chiaro, non si confonde, è ben individuabile, meno male) e della sua collega Ellen, la vita privata del commissario, gli spostamenti tra un piano e l’altro (che significano spostamento di carriera, di ufficio, di incarico, qui tutto già più nebuloso, ma vabbè), l’incontro-scontro con il Brandaugh di cui sopra (che, a questo, Strauss-Khan gli fa un baffo), la morte violenta di qualcuno vicino al commissario, e via e via. E proprio il commissario è in fondo il personaggio che ti tiene lì, a vedere come va a finire. Perché è un tipo solitario, un (ex?)alcolista, che sembra stanco della vita e procede dritto come un fuso, magari per sbattere contro l’ennesimo muro, se questo gli sembra giusto e onesto. Uno che mente, anche, ma non sulle cose importanti, e che prosegue cocciutamente alla ricerca della verità, anche quando sarebbe più semplice stendere un velo (diplomaticamente opaco) e tornarsene a casa.
Harry Hole non è esattamente un impiegato statale modello. Come membro della polizia di Oslo, uno che è allergico a qualunque tipo di autorità, che tende periodicamente alla depressione e, soprattutto, non disdegna di presentarsi al lavoro ubriaco un po'di scetticismo - a voler essere generosi - è normale che lo susciti. Ma nonostante i suoi modi ruvidi e scostanti non gli guadagnino la simpatia dei colleghi, il suo intuito e il suo spiccato senso della giustizia ne fanno il migliore sulla piazza. Ed è la sua capacità di vedere più in là degli altri a suggerirgli che, dietro un traffico d'armi che coinvolge un gruppo di neonazisti, si nasconda qualcosa di più grosso. I bossoli ritrovati sui monti intorno a Oslo appartengono infatti a un Märklin, un fucile tedesco di cui sono stati costruiti solo trecento esemplari, e che, grazie alla sua straordinaria precisione, è lo strumento ideale per un killer professionista. E mentre alcuni veterani dell'esercito norvegese iniziano a morire in circostanze sospette, sulle tracce di quell'insolita arma, Hole si addentra in una palude di tradimenti e vendette che si annida nel passato e da cui sarà difficile riemergere.
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Editore: Piemme Anno: 2009 Copertina e misure: brossura, 12x17 cm ca. 491pp. Condizioni: molto buono Non esitate a contattarci per ulteriori informazioni, foto o problemi. Posizione : 13E-112 . 491. . Molto buono (Very Good). . . .
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Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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ANNALISA FERRARI 03 gennaio 2012
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MASSIMILIANO BOSCHINI 16 novembre 2009
Jo Nesbo è uno dei miei giallisti preferiti, e confesso di aver letto "Il pettirosso" in un week-end. Ottima trama, un po' di sesso, non manca nulla...
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Rosaria Laurino 01 giugno 2009
Libro thriller-storico-romantico gradevole ma caratterizzato(specie l'inizio)da continue spezzettature che invece di incalzare rendono la storia un pò noiosa..bella la descrizione,i pensieri dei soldati norvegesi(e non i classici soldati che non hanno mai appoggiato hitler oppure i classici soldati tutto fare)..il mio voto è 3 STELLE..perkè si può leggere ma non mi ha coinvolto dall'inizio alla fine. GRANDIOSO..(e sottolineo l'aggettivo)il commissiario Hole,è una figura che piace per il suo aspetto reale(ironico,scherzoso,stupido,ansioso,attento,impacciato)e che si lascia coinvolgere dalle proprie passione,sia esse cattive(alcol)positive(amore).Bellissima la parte centrale del romanzo quando chiama ripetutamente al telefono lì si vede l'essenza di Hole...non il classico agente freddo e che ha tutto sotto controllo. Per chi si vuole distaccare un pò dal classico genere serial killer-agente e contorni tristi e grigi,questo potrebbe fare al suco caso..scusate per la lunga recensione;D
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