La lettura del volume consente di riflettere sulle radici psicologiche delle patologie civili grazie ad una prospettiva che non si limita ad indagare la dimensione individuale, in quanto mira ad inserirla in un contesto più ampio; ed è proprio su questo contesto che bisogna lavorare con la speranza di un cambiamento globale della Polis. Fiducia, cooperazione e reciprocità sono al centro del discorso che pone l’ascolto dell’Altro come cura: in tal senso l’Altro non è più visto come mero nemico, ma come fonte di crescita ed evoluzione. L’Autore fa riferimento alla metodologia della complessità per spiegare quanto la vita nella Polis sia un intreccio di fatti psichici sotto il dominio di affetti primitivi che limiterebbero la visione dell’Altro all’interno dello schema “amico-nemico”. La paura del confronto che potrebbe sfociare nella reale paura del contatto con gli altri, che all’estremo porterebbe ad isolamento o autoisolamento, è ampiamente esplorata grazie al concetto di democrazia immunitaria: il cittadino si appella all’immunizzazione richiedendo protezione piuttosto che partecipazione. Dunque, spesso la disperata ricerca di un significato stabile porta alla cristallizzazione delle nostre categorie mentali dietro cui tendiamo a nasconderci perché ci sentiamo più al sicuro, più “immuni”. I temi affrontati dall’Autore, invece, aiutano il lettore a ragionare su altri possibili significati e significanti dei fenomeni sociali che investono e coinvolgono inevitabilmente e quotidianamente ognuno di noi.
PolisAnalisi. Per una clinica del sociale
La vita della polis è un insieme di fatti psichici, oggi sotto il dominio degli affetti, che costringono l'individuo nello schema "amico-nemico", nella disperata ricerca di un significato stabile. Come cura il testo propone delle metodologie per ampliare le visioni e rieducarci ai limiti, così da ridurre la quota d'inquietudine nell'incontro con l'Altro, che deve essere invece vissuto come arricchimento e non come ostacolo. Un modo per mirare ad una cittadinanza vissuta in fiducia, reciprocità e cooperazione. Chi è il mio nemico? Conflitti nei luoghi di lavoro e familiari, crisi climatica ed economica, xenofobie, estremismi, terrorismo e svalutazione delle istituzioni hanno concause psicologiche comuni. Viviamo in un corpo sociale affetto da depressione mascherata da accelerazione. Impotenza, vergogna e angoscia sociale generano rancore e paranoia: per semplificare i conflitti li proiettiamo in avversari lontani, nemicalizzando l'altro perché solo così alcuni possono gestire la paura. Una paura che, nei libri di storia, è chiamata "potere", vero contrario dell'amore. Analizziamo le radici psicologiche delle "patologie civili". Da un lato, ogni situazione politica è espressione di un vissuto psichico parallelo presente in milioni d'individui; dall'altro, ogni personalità è frutto del portato della storia e della configurazione sociale. La vita della polis (la città) è un insieme di fatti psichici, oggi sotto il dominio di affetti primitivi, che conducono a visioni del mondo ristrette nello schema "amico-nemico", per la disperata ricerca di un significato stabile. L'uccisione dello straniero (dentro e quindi fuori di noi) è la psicopatologia; la cura è l'ascolto dei racconti dello straniero, per incontrare la nostra "Ombra" e scoprire che "l'Io è l'Altro". Perciò, iniziamo la lettura chiedendoci: che domanda poniamo all'Altro con la nostra storia e che domanda l'Altro ci pone con la sua?
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Anno edizione:2020
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In commercio dal:27 maggio 2020
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