Anna Allovena è una donna libera. In tempi, il ventennio fascista nel sud Italia, dove la libertà è essa stessa reclusa a chiunque, figuriamoci per le donne. Qualsiasi libertà di professare le proprie idee nasce dall’indipendenza, quella economica prima tra tutte, per cui Anna partecipa con successo ad un pubblico concorso per il posto di portalettere locale, contro il parere dello stesso marito e con gran biasimare dell’intero contesto in cui vive. Un gesto rivoluzionario, il rivendicare per sé un ruolo per tradizione solo maschile. Anna considera la sua professione non solo come un lavoro, ma anche come un modo di utilità sociale, legge le lettere per coloro, e sono in tanti, che non sanno ancora leggere e scrivere. Il pregio del romanzo sta nell’essere una elegia delle antesignane dell’emancipazione femminile, e questo gli conferisce un inestimabile valore letterario, certi encomiabili cammini, certi sacrifici, vanno ribaditi. E gli uomini? Gli uomini non ci fanno una bella figura, ma non perché “La portalettere” sia una elegia del femminile, tutt’altro. Per esclusivo merito loro. Gli uomini non cambiano mai, non tutti, certo, ma quasi tutti. Semplicemente, ancora oggi molti uomini, lo si voglia o meno, sono rimasti ancorati al passato, sono restii al cambiamento, ieri come oggi si mostrano e si comportano come in effetti sono. Lo nascondono, più o meno bene, con la patina di una presunta modernità. Però troppo spesso sono i soliti pavidi, falsi e bugiardi, oppure, si mostrano aperti, moderni, di larghe vedute, poi la violenza con cui manifestano il loro disappunto se le cose non vanno come desiderano, rivela la bassezza dei loro animi. Schiaffi improvvisi, offese, violenza di genere, a loro dire per troppo amore, naturalmente. Insomma, ben vengano donne come “La portalettere” di Francesca Giannone, che perseverano nel recapitare messaggi di civiltà. Perché a tutt’oggi troppi uomini hanno tendenza a cestinarli, senza manco leggerli, nella cartella SPAM.
La portalettere
«Francesca Giannone ci porta dentro un grande romanzo storico e di formazione, intessuto con maturità e sapienza, che parla a ognuno di noi nel modo in cui un frammento di vita contiene e può restituire il cosmo intero.» - Io Donna
«Giannone raccoglie i cocci di una vita attraversando trent'anni di memoria personale e storica, con caparbietà e delicatezza.» - la Repubblica
«La portalettere nasconde un'anima forte, quella delle storie marginali e salvate.» - Nadia Terranova, Tuttolibri - La Stampa
Salento, giugno 1934. A Lizzanello, un paesino di poche migliaia di anime, una corriera si ferma nella piazza principale. Ne scende una coppia: lui, Carlo, è un figlio del Sud, ed è felice di essere tornato a casa; lei, Anna, sua moglie, è bella come una statua greca, ma triste e preoccupata: quale vita la attende in quella terra sconosciuta? Persino a trent'anni da quel giorno, Anna rimarrà per tutti «la forestiera», quella venuta dal Nord, quella diversa, che non va in chiesa, che dice sempre quello che pensa. E Anna, fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle leggi non scritte che imprigionano le donne del Sud. Ci riuscirà anche grazie all'amore che la lega al marito, un amore la cui forza sarà dolorosamente chiara al fratello maggiore di Carlo, Antonio, che si è innamorato di Anna nell'istante in cui l'ha vista. Poi, nel 1935, Anna fa qualcosa di davvero rivoluzionario: si presenta a un concorso delle Poste, lo vince e diventa la prima portalettere di Lizzanello. La notizia fa storcere il naso alle donne e suscita risatine di scherno negli uomini. «Non durerà», maligna qualcuno. E invece, per oltre vent'anni, Anna diventerà il filo invisibile che unisce gli abitanti del paese. Prima a piedi e poi in bicicletta, consegnerà le lettere dei ragazzi al fronte, le cartoline degli emigranti, le missive degli amanti segreti. Senza volerlo – ma soprattutto senza che il paese lo voglia – la portalettere cambierà molte cose, a Lizzanello. Quella di Anna è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello, dagli anni '30 fino agli anni '50, passando per una guerra mondiale e per le istanze femministe. Ed è la storia di due fratelli inseparabili, destinati ad amare la stessa donna.
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Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Bruno izzo 25 agosto 2026Messaggi
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Simone 21 agosto 2026successo editoriale ingiustificato
Classico esempio di prodotto editoriale confezionato ad hoc per raggiungere l’obiettivo di tanta narrativa commerciale odierna: realizzare una sceneggiatura per una serie tv o per un film a partire da questo libro. E tale scopo è evidente agli occhi di tutti perché lo stile di scrittura dell’autrice è esattamente quello di una sceneggiatura: rapidi scambi di battute, dialoghi poveri di contenuto, narrazione ridotta all’osso. Altra critica che voglio muovere al romanzo è che il periodo storico in cui è ambientato il romanzo viene solamente accennato in maniera molto vaga: i protagonisti vivono durante il fascismo e la Seconda guerra mondiale, eppure sembrano totalmente avulsi da quest’epoca così importante; addirittura, sembrano andare avanti dimenticando il periodo storico appena trascorso, come se non avesse lasciato alcun segno su di loro: in pratica, la stessa storia potrebbe essere ambientata in qualsiasi altro momento storico e non sarebbe cambiato alcunché. E a proposito di ciò, vorrei infine sottolineare l’anacronismo di alcuni discorsi della protagonista: alcune frasi e comportamenti risultano troppo moderne persino per una femminista progressista dei nostri giorni, figurarsi per una donna vissuta tra gli anni ’30 e ’40.
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Valeria 20 agosto 2026Si legge tutto d'un fiato
Un libro coinvolgente. Anna, la protagonista, colta, intelligente, diversa, resterà sempre una forestiera difficile da accettare. La storia di due fratelli e dell'amore per la stessa donna, manifesto e segreto. "Tacevano entrambi, ma proprio nel modo in tacevano, in cui sedevano vicini, si mostrava una fiduciosa complicità"
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