Credo che questa sia in assoluto la mia prima recensione ufficiale di un libro, quindi nn me ne vogliano gli addetti più specializzati nel settore se probabilmente ( anzi sicuramente ) la mia sarà una scarna e modesta critica; ciononostante di fronte a questo saggio sulla musica colta e modernità di Baricco non potevo certamente esimermi dal farla. Ho letto questo breve saggio di recente e suggerisco a tutti gli amanti della musica impegnata ( classica, jazz, blues etc. ) di leggerlo assolutamente perchè contiene alcune riflessioni interessanti e suggestive sull'origine della musica colta, sulle relative modalità di fruizione del pubblico, la sua interpretazione ed in modo particolare il rapporto che con il tempo si è instaurato tra la musica colta e la modernità. Le sequenze che mi sono interessate maggiormente sono le seguenti due: l'esperienza innovativa sperimentale e rivoluzionaria del teatro musicale pucciniano ( in particolare l'intuizione di Puccini di creare un connubio indissolubile tra arte figurativa teatrale e musica leggera ) ; il secondo capitolo sull'interpretazione e sulla figura fondamentale dell'interprete: difatti è proprio quest'ultimo che assume il compito di intermediario/messaggero tra l'opera originale e la contemporaneità - vale a dire la società in cui vive. Detto in poche e semplici parole, il musicista deve far sì che l'esecuzione del pezzo sia allo stesso tempo attinente all'originale e conforme ai gusti del pubblico. Logicamente Baricco fa un' importante osservazione che io condivido: non si può pretendere che un qualsiasi brano del repertorio classico di Chopin o Beethoven suonato oggi, sia tale e quale a come lo suonavano i due autori nella loro epoca. Anzi, ogni volta che lo si esegue e lo si ascolta, esso può assumere ulteriori significati a seconda delle percezioni e sensibilità dell'interprete. Perciò la morale della favola che ne consegue è la seguente: non arricciamo il naso ogni volta che ascoltiamo un pezzo che ci sembra lontano o non conforme all'originale - spesso nelle sale in cui si svolgono i concerti si sente spesso esclamare " Ma questo non è Chopin "- anzi apprezziamo il modo originale,innovativo e personale con il quale il pianista ha interpretato quel pezzo di Chopin che stiamo ascoltando. Cari amanti della Musica, vi esorto ad acquistare questo saggio perchè a mio modesto parere ne vale la pena e Baricco come critico musicista non mi è affatto dispiaciuto.
L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin. Una riflessione su musica colta e modernità
"A volte azzardare ipotesi è solo un modo di chiarirsi certe domande. È il caso, ad esempio, di questo libro. A leggerlo può sembrare soprattutto una collezione di certezze: ma scriverlo è stato soprattutto un modo di mettere a fuoco dei dubbi. Interrogativi che dovrebbero sorgere spontanei in chi frequenta per amore o per mestiere la musica colta: che senso ha ancor oggi parlare di un suo primato culturale e morale? Il modo in cui la si consuma replica anacronistici riti o ha qualcosa a che vedere con il nostro tempo? E la Nuova Musica - totem indiscusso e scomodo - è stata un'avventura intellettuale della modernità o solo una sofisticata truffa? E continuare a scrivere musica oggi, è una cosa che ha un senso o è un esercizio gratuito per pochi eletti stabilitisi fuori dal mondo?" (Dalla Nota introduttiva)
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Anno edizione:2009
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MATTEO CESCHINI 03 novembre 2010
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