L’Alta Fantasia di Pupi Avati è un romanzo che ho apprezzato soprattutto per la prosa e per la scelta di raccontare Dante attraverso gli occhi di Giovanni Boccaccio, poeta del Decameron, suo estimatore e uomo segnato dalla malattia, che si mette in viaggio portando con sé il ricordo del Sommo Poeta. Dante è il vero fil rouge della narrazione: è presente nella propria infanzia e giovinezza, nell’esilio e nella morte, ma soprattutto nella memoria di chi lo ha conosciuto e di chi continua ad ammirarlo. Anche quando non compare direttamente, la sua figura permea il racconto, attraverso la sua opera, le testimonianze e gli incontri che accompagnano Boccaccio nel suo percorso verso la figlia del poeta. Ho trovato affascinante proprio questa capacità di renderlo vivo anche attraverso la sua assenza: il ricordo diventa testimonianza di un’impronta che il tempo non è riuscito a cancellare. Avati riesce inoltre a restituire il contesto storico e politico delle diverse fasi della vita dantesca, dando spazio alle persone e alle vicende che hanno circondato il poeta. Ho apprezzato particolarmente la possibilità di incontrare un Dante uomo, non soltanto il monumento letterario che abbiamo imparato a studiare: un uomo con le proprie fragilità e contraddizioni, inserito in una realtà complessa che inevitabilmente ha contribuito a plasmarlo. Il limite che ho riscontrato riguarda invece il ritmo della narrazione. La prosa, pur piacevole, assume talvolta un andamento quasi cronachistico, che finisce per appiattire il racconto e rendere alcuni passaggi un po’ monotoni. La ricchezza degli eventi e delle informazioni non sempre si traduce in altrettanta vivacità narrativa. Resta comunque un’opera interessante, che dimostra quanto Dante continui a vivere ben oltre la propria esistenza terrena.
L'alta fantasia
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Libro candidato da Paolo Di Paolo al Premio Strega 2022
Un racconto di avventure, uno sguardo partecipe e nuovo su Dante, la ricostruzione di un Medioevo vero, sporco, luminoso e umano: una prova d'artista intessuta di passione e di poesia.
Ravenna, 1321: esiliato e misconosciuto, Dante Alighieri esala l'ultimo respiro. Nel convento delle clarisse di Santo Stefano degli Ulivi, l'albero di mele selvatiche che le suore chiamano «l'albero del Paradiso» smette misteriosamente di dare frutti. Trent'anni dopo Giovanni Boccaccio, studioso appassionato dell'opera dantesca, riceve un incarico singolare: andare in quel convento, dove risiede la figlia di Dante, divenuta monaca con il nome di suor Beatrice, e consegnarle un risarcimento in denaro per l'esilio ingiustamente subito da suo padre. Sarà un viaggio di riparazione e di scoperta, ma anche di fatica e pericoli, non ultima l'accoglienza non sempre entusiastica ricevuta dai conventi dove l'opera del Sommo è ancora vietata, in odore di eresia. E per Boccaccio sarà l'occasione di riandare ai momenti più importanti della vita dell'Alighieri, le sensibilità di bambino e l'incontro con Beatrice, la politica e i tradimenti, l'amarezza della cacciata da Firenze, il tormento e l'estasi della scrittura. Trovando conferma, lui, scrittore, di quanto il dolore promuova l'essere umano a una più alta conoscenza. Pupi Avati ci consegna con il suo nuovo romanzo l'opera di tre vite: l'incontro inaspettato attraverso i secoli tra un regista e scrittore e due maestri della cultura italiana. Un racconto di avventure, uno sguardo partecipe e nuovo su Dante, la ricostruzione di un Medioevo vero, sporco, luminoso e umano: una prova d'artista intessuta di passione e di poesia.
Proposto da Paolo Di Paolo al Premio Strega 2022 con la seguente motivazione:
«Non è un gesto semplice quello che consente a una realtà storica di riacquistare visibilità e tangibilità. Occorre fare in modo che l'immaginazione si incarni. Un lavoro per artisti – capaci, per esempio, di far tornare a vivere "una inclemente tempesta" che segna la fine dell'estate del 1321. Una pioggia "cattiva" che batte sulle strade di Ravenna, nel giorno in cui muore Dante Alighieri. Nessuno può riportarci lì, se non la macchina del tempo allestita da un narratore. La pioggia si ferma per un istante. Il racconto può cominciare: e Pupi Avati ne fa coincidere la traiettoria con quella percorsa da Giovanni Boccaccio. L'autore del Decameron è incaricato di raggiungere la figlia di Dante, fattasi monaca, per consegnarle un risarcimento, una somma di denaro con cui Firenze prova a farsi perdonare per l'esilio subito dal poeta. Avati ricostruisce il viaggio tappa per tappa, emozione per emozione, facendoci misurare la portata simbolica e il peso emotivo. Il viaggio di Boccaccio è un atto di restituzione non solo concreta, ma ideale: è il cammino di un uomo ammirato verso la radice di quella ammirazione, è il tentativo di cogliere, a posteriori, il segreto del genio altrui, di darsi risposte sul mistero della creatività. È, in fondo, il viaggio che, in settecento anni, abbiamo fatto anche noi – studenti, studiosi, lettori appassionati, esposti al bagliore di un talento senza misura. La colonna sonora, esplicitata dall'autore, del libro si muove tra Brahms e le grandi passioni jazzistiche di Avati, ed è il contrappunto speciale di un romanzo che sorprende per la grazia e la levità, per come torna su un tema radicale della filmografia del regista (penso, per esempio, a Ma quando arrivano le ragazze?) – il mistero della creatività, per l'appunto – da una via diversa e originale. Documentatissimo ma senza che mai si avverta il peso delle fonti, L'alta fantasia è un libro che accorcia una distanza di secoli, fino a farci accomodare nella stanza in cui Boccaccio fa a suor Beatrice, la figlia di Dante, la domanda che tutti abbiamo sulla punta della lingua. La risposta resta segreta, ma come l'autore del Decameron anche noi sentiamo di avere sfiorato, grazie alla potenza immaginativa di Avati, la carne della carne di Dante. Candido con emozione L'alta fantasia al Premio Strega 2022, grato a un maestro del cinema che qui rivela fino in fondo la sua commovente passione per la grande letteratura.»
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Collana:
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Anno edizione:2021
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Ely 10 ottobre 2026Dante attraverso chi lo conobbe
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Paulmusic 06 febbraio 2023Pupi Avati regista e scrittore d'eccezione!
Testo alla base dell'ultimo film di Avati. Grande sensibilità per la scelta di rendere al cinema alcuni degli aspetti del Sommo poeta in questo libro ben evidenziati.
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naoto 15 settembre 2022fantastico
Ho avuto il piacere di vedere Pupi Avati ad una presentazione dal vivo del libro, si vede benissimo quanta passione ha messo nello scriverlo e nel film, se si è amanti di Dante Alighieri o non merita di essere letto.
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