Come tutti i libri di Harari contiene riflessioni molto lucide e un punto di vista che aiuta a leggere la realtà di oggi alla luce dell'evoluzione lungo tutta la storia dell'umanità. In questo caso il filo conduttore è l'informazione e come abbia plasmato la storia dell'umanità.
Nexus. Breve storia delle reti di informazione dall'età della pietra all'IA
L'informazione non è la materia prima della verità, ma non è nemmeno una semplice arma. Nexus esplora la speranzosa via di mezzo tra questi estremi e la riscoperta della nostra comune umanità.
Negli ultimi 100 mila anni l’umanità ha accumulato un enorme potere. Eppure nonostante le scoperte, le invenzioni e le conquiste ci troviamo oggi in crisi. Il mondo è sull'orlo del collasso ecologico, la disinformazione domina il panorama attuale. E ci stiamo buttando a capofitto nell'era dell'intelligenza artificiale, una nuova rete di informazioni che minaccia di annientarci. Se siamo così Sapiens perché siamo così autodistruttivi? Nexus analizza come il flusso di informazioni abbia plasmato noi e il nostro mondo. Partendo dall'età della pietra, passando per la Bibbia, la caccia alle streghe, lo stalinismo, il nazismo e la rinascita del populismo di oggi, Yuval Noah Harari ci chiede di considerare il complesso rapporto tra informazione e verità, burocrazia e mitologia, saggezza e potere. Esplora il modo in cui diverse società e sistemi politici hanno utilizzato le informazioni per raggiungere i loro obiettivi, nel bene e nel male. E affronta le scelte urgenti che dobbiamo affrontare quando l'intelligenza non umana minaccia la nostra stessa esistenza.
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Anno edizione:2024
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Roberta 03 giugno 2026interessanti riflessioni su come l'informazione abbia plasmato la storia dell'umanità
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ALESSANDRA_TS_76 14 aprile 2026Speranza o timore?
È davvero difficile descrivere le sensazioni che lascia questo libro. Da un lato, l’escursus sulla rilevanza della informazione sulla storia dell’umanità è stato davvero interessante: dalle prime forme di scrittura, alla stampa e alla comunicazione via radio, sono state un susseguirsi di nozioni rilevanti e anche inaspettate. Dall’altro, la commistione con gli eventi storici derivanti dalle scelte su come utilizzare e diffondere le informazioni: la verità assoluta che non giova al potere, la falsità o la reinterpretazione dei fatti che serve a mantenere l’ordine dei popoli e assicurare tempi di pace e unione, fino alla degenerazione della mala interpretazione del potere derivante da un certo utilizzo della informazione. Mi ha colpito molto anche l’insistere sulla importanza della autocorrezione, del saper capire ed elaborare ciò che accade nel tempo per migliorare l’oggi e il futuro dell’umanità. Fino ad approdare alla nascita e all’utilizzo della IA, con relative ipotesi e speculazioni di cosà accadrà in futuro. Trovo che lo sguardo degli storici e degli studiosi sia estremamente prezioso e da non sottovalutare ad ogni passaggio storico mondiale, il punto è che mi chiedo quanto effettivamente sia un punto di vista che interessa ascoltare e coltivare, quanti faranno tesoro dei loro timori e degli insegnamenti della storia. Rimango molto pessimista in merito al futuro che ci aspetta, a livello di politica globale, di certo la situazione attuale non conforta l’animo e se è vero che la speranza è l’ultima a morire, la storia ci mostra anche quanto stupido possa essere l’uomo, quanto autodistruttivo e cieco possa diventare per la fame di potere ed egemonia. E in tutto questo, il delegare a una intelligenza aliena autogenerativa, scelte e compiti sempre più rilevanti, mi fa quasi rimpiangere la stupidità umana.
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Merso 03 marzo 2026Il potere delle reti informative nell’era dell’intelligenza artificiale
Un’altra opera degna di nota di Harari, in cui l’autore non si limita a parlare di intelligenza artificiale, ma sviluppa una riflessione più ampia sul ruolo delle reti informative nella storia dell’umanità e sul loro impatto nel mondo contemporaneo. Il concetto centrale che emerge è chiaro: chi controlla le reti di informazione controlla la realtà collettiva. Harari mette in discussione l’idea che una maggiore quantità di informazione corrisponda automaticamente a una maggiore verità e mostra come le istituzioni siano, in fondo, sistemi che organizzano e regolano flussi informativi. La parte più potente e interessante del libro, a mio avviso, riguarda l’AI come agente autonomo: la prima tecnologia nella storia capace di generare contenuti, prendere decisioni e influenzare sistemi su larga scala. Particolarmente significativa è la riflessione sul rischio sistemico: se un algoritmo sbaglia, può farlo su scala globale, in millisecondi e senza una responsabilità umana diretta immediatamente individuabile. Harari invita il lettore a interrogarsi su responsabilità, governance e consapevolezza collettiva, senza offrire soluzioni semplicistiche. Il tono del libro è riflessivo e a tratti inquietante, ma mai sensazionalistico. Se devo muovere una critica, in alcuni passaggi il libro appare più speculativo che analitico e non entra nel dettaglio tecnico. Tuttavia, l’opera ha un’impostazione volutamente filosofica più che tecnica. Un saggio che stimola il pensiero critico e amplia la prospettiva sul rapporto tra tecnologia, potere e società.
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