“Oggi assistiamo al paradosso di una letteratura che si moltiplica e contemporaneamente arretra, assediata dall’impero dei media, dalla vacuità della comunicazione, dalla degradazione del linguaggio e della vita civile.” Ferroni attacca la produzione letteraria italiana, rea di non essere in grado di esprimere un messaggio profondo e di non essere più capace di trasmettere quelli che sono i veri valori. “L’italiano qualunque” è felice di leggere il romanzo scritto dal vincitore del ‘Grande Fratello’ o da quello del programma televisivo ‘Amici’! “L’italiano qualunque” non è capace di accorgersi quanto spazio viene sottratto ad una “letteratura possibile” qualitativamente superiore, non è più capace di discriminare preso com’è dal “perpetuo zapping” nel quale ogni dato appare, scompare, si manifesta e si cancella! Ferroni condanna l’Italia, afflitta da una “inflazione della cultura” e ormai diventata un “paese senza”: un paese senza più una letteratura degna del proprio nome, senza un pubblico letterario capace di capire quale sia un buon libro e quale un libro spazzatura, senza una capacità di distinguere un libro della De Filippi ed uno di Vassalli. Tutti questi romanzi oggi permettono solo “di accumulare materiali di scarto” e di far “evaporare ogni dato stilistico”. Persino la critica non è più valida, schiava del ‘mecenate’ per il quale lavora e costretta ad accontentarlo in ogni caso. Ferroni però individua nella “forma ‘breve’ del racconto […] la più adatta a toccare la frammentarietà e la pluralità dell’esperienza” e a “scavarne il senso”. Cita a supporto della sua tesi diversi autori contemporanei, che scrivono per una “letteratura della responsabilità” e che si pongono come obiettivo “la sopravvivenza del mondo e del futuro, per il destino del pianeta e della vita di coloro che verranno”, fornendo loro una cultura “che dia un senso alle loro vite”.
Sottrarre anziché accumulare, ritrovare la passione e la bellezza dell'essenziale. Scrivere di meno, scrivere meglio. "Insieme ad una radicale ecologia dell'ambiente fisico abbiamo sempre più bisogno di un'ecologia della comunicazione, che agisca come ecologia della mente, che liberi le nostre menti dagli scarti infiniti che le tengono in ogni momento sotto assedio, con una variegata catena di manipolazioni a cui ben pochi arrivano a resistere. Ed è sempre più necessaria un'ecologia del libro e della letteratura, capace di operare distinzioni nell'immenso accumulo del materiale librario prodotto".
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Anno edizione:2010
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MATTEO VALENCIC 19 dicembre 2010
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